I Classici

La realtà che mangia se stessa: 'Il serpente' di Luigi Malerba
Riflettendo sulla storia 'recente' bisogna dire che il nostro romanzo, nonostante una certa coerenza di fondo, ha sempre subìto scossoni di un certo rilievo: già a fine ottocento Vittorio Imbriani certificò , soprattutto con Dio ne scampi dagli Orsenigo, una certa insofferenza, attraverso la parodizzazione, per il melenso sentimentalismo di quei tempi. E che dire di Bontempelli, degli stessi futuristi e per altre 'sponde' la tentazione neorealista, che scardinava anche il dannunzianesimo, di Eurialo De Michelis?

L'onestà di un uomo 'nudo': 'Il segreto di Luca' di Ignazio Silone.
Il segreto di Luca è un romanzo di due uomini per bene, e sarebbe anche superfluo aggiungere che di questi tempi avrebbe meritoria influenza già di per sé. Però va detto, perché lo si qualifichi in modo inequivocabile; ma va anche sottolineato che rappresenta una sorta di diversità nell'opera letteraria dello scrittore abruzzese. Diversità dalla tematica politica e personale dell'uomo, prima ancora che intellettuale, perennemente 'preso' dalla necessità di far corrispondere il proprio senso della democrazia con quello, ugualmente pregnante, dell'arte.

Il piccolo mondo di Eurialo De Michelis: 'Bugie'.
Sconvolge l'assenza di un nome come Eurialo De Michelis in alcune 'storie' della letteratura italiana. Quella voluminosa di Walter Pedullà, per esempio, nemmeno lo menziona: ed è francamente uno scandalo. A questo punto ci si chiede cosa si possa insegnare agli altri, visti i presupposti, e se necessità debba insorgere in noi perché si cambi prospettiva in funzione di una nuova revisione culturale (che non vuol essere revisionismo).

Il romanzo e l'enigma. 'Soldati di Salamina' di Javier Cercas
Questo libro, che scruta nelle pieghe della guerra civile spagnola, è la storia di Rafael Sanchez Mazas, ideologo della falange e scrittore, e del come e del perché un repubblicano che poteva giustiziarlo, avesse deciso di non farlo. Questo libro è soprattutto storia della sua ricostruzione, di come il narratore, un giornalista e scrittore che porta lo stesso nome dell'autore empirico, attraverso molteplici testimonianze e piste vere e false cerchi di recuperare più al senso che alla mera memoria quell'episodio incredibile.

Un libro troppo presto dimenticato: 'Ore perse vivere a sedici anni' di Caterina Saviane.
Vivo con mia madre: mio padre è un prodotto della stampa. Che frase solenne.
Sì, il padre era quel Sergio Saviane, scrittore, giornalista, che per molti anni tenne un'irresistibile rubrica su L'espresso e fu anche co-fondatore de Il Male. Lei la giovanissima figlia, che a sedici anni esordisce nell'allora prestigiosa collana 'Franchi narratori' della Feltrinelli e piazza un piccolo libro che nel corso del tempo è divenuto un oggetto di culto, ma mai ristampato per i soliti motivi che si ignorano ma che sono davanti agli occhi di tutti.

Il mondo insostituibile delle relazioni: 'Nel paese delle ultime cose' di Paul Auster
Saranno le catastrofi ecologiche, sarà la catastrofica situazione della politica italiana, sta di fatto che il titolo di questo libro continuava a ronzarmi nella mente, e non ho potuto fare a meno di riprenderlo in mano. L'ho trovato attuale. Non solo perché l'ambientazione indefinita si adatta ad ogni contesto, passato presente e futuro, non solo perché per la stessa ragione si presta, volendo, ad ogni possibile metafora, ma anche e soprattutto per la libertà inventiva che mescola una meticolosa verosimiglianza dei dettagli a un assoluto disinteresse per ogni tipo di spiegazione logica e per la ricostruzione di eventuali antefatti.

La malattia mentale come centralità del mondo: 'Fratelli' di Carmelo Samonà.
Centralità del mondo: forse troppo. Ma indubbiamente la stranezza della mente e di conseguenza i suoi comportamenti straniano e affascinano Carmelo Samonà. Ispanista famoso, che dopo i cinquant'anni pubblica il suo primo romanzo, Fratelli appunto (il tema degli intellettuali che si confrontano col romanzo e col genere è argomento sfizioso e da approfondire).
Una storia che affascinò subito gli addetti (era il 1978): mi chiedo se per sfinimento perché il 'politico' sovrastava il 'privato',

Il melanconico miracolo economico di Paolo Volponi: 'La strada per Roma'
Paolo Volponi decise finalmente di pubblicare La strada per Roma nel tentativo di ridare speranza e fiducia alle capacità di intervento culturale e sociale, come disse lui nell'introduzione, dilaniate dalle convulsioni più irriflessivi e contrastanti.
Il libro ha una lunga genesi, anzi se vogliamo, la storia di Guido, il protagonista, è una sorta di ombra che accompagnerà Volponi per decenni e decenni, fino a trovar 'spazio' solo nel 1991 quando le condizioni sembravano migliori per riconsiderare le possibilità del nostro futuro alla luce

Maeve Brennan, una vera grande del Novecento: 'Il principio dell'amore'.
Personaggi non proprio sani, d'accordo, enigmatici e fragili, ambienti malagevoli, idiosincrasie dai tratti qua e là forse troppo irlandesi: quelle narrate dalla straordinaria Meave Brennan sono però affezioni che nella descrizione esatta dei dettagli, nel continuum di una prosa incessante che colloca lo sguardo dentro e fuori i personaggi alternandolo con mirabile maestria, risultano vivissime ahimé anche a latitudini inferiori, per esempio quella newyorkese in cui visse la scrittrice nativa di Dublino e quindi anche la nostra di italici lettori.

Quando il romanzo di formazione era ben altra cosa: 'Frecce avvelenate' di Renzo Paris.
In un intervista che Moravia fece, nel lontano 1981, a Paris si leggeva: 'Cani Sciolti' è un romanzo post-sessantottesco in tutti i sensi (...) volevo ritrovare a tutti i costi la capacità di ridire, per giunta in mezzo a gente che aveva tolto la parola agli scrittori, che li voleva militanti. Comunque, l'ho fatta sul serio la vita del cane sciolto. (...) I cani sciolti si proponevano, tra l'altro, di fare la rivoluzione. Non ci sono riusciti. Dunque, invece di essere dei rivoluzionari si sono dimostrati dei rivoltati" .
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