RECENSIONI
Dale Furutani
Agguato all'incrocio
Marcos y Marcos, Pag. 271 Euro 14,50
Una leonina professoressa di italiano all'Università la Sapienza di Roma, durante la presentazione di un noir presso un wine-book-bar con sushi all'occorrenza, sbranava gli astanti con mandibole chirurgiche perché si era avuto il coraggio di definire il novello writer astante come novello Chandler.
A ragione. Ma a ragionar spesso s'inciampa. Aggiungeva poi: come se , parlando di un giovane esordiente si citasse Bontempelli. Hai detto cazzi!
La realtà è un'altra e tentiamo di limarla: dove ci sono punti di riferimento, l'ostacolo è pressoché insuperabile e vi è inevitabile catena. Come diceva Penna (e mi perdoni dall'aldilà se uso versi suoi per sfregnacciare di noir): Non è la costruzione il lieto dono della natura. Un fiore chiama l'altro.
Chiaro no? E se non è chiaro aggiungo: ma se buca il mercato una giallista all'inglese, vuoi che la Agatha Christie non venga riesumata? E pur coll'odore o puzzo che porta seco?
A che pro tutto ciò? O che c'azzecca (direbbe l'Uomo dei valori)?
C'azzecca e vado a dire.
Agguato all'incrocio è un giallo ambientato in un Giappone ancora medievale (scordatevi manga, Yoshimoto e il ministro degli esteri che smarona su Hiroshima): che t'ha da dire allor il recensore per riagguantar la materia e creare nodi? Intanto un nome: Edogawa Ranpo. Poi pure il cinema.
Ma andiamo con ordine. Prima Edogawa Ranpo. Che già per assonanza, qualcosa suggerisce (Edgar Allan Poe, do you know?). Pseudonimo di Hirai Tari fu il fondatore della letteratura poliziesca nipponica e un grande autore di horror.
Ordunque, se non si vuole citare Chandler per il povero writer di noir che tra l'altro si sconsola, se non si vuole citare Bontempelli per il piskello addottorato ed esordiente, chi vuoi che si citi per un giallo giapponese con inserti horror? Beh si cita (Cita Hayworth come avrebbe detto Ugo Fantozzi) Edogawa Ranpo. E il servizio è fatto. Ma non è un salvagente. Perché da lì tutto parte,almeno in terra giapponese. Come spesso si parte dalla Christie.
Poi dicevo il cinema: eh sì, il protagonista di Agguato all'incrocio è il samurai Matsuyama Jiro che incappa nel cadavere di un forestiero trafitto alle spalle da una freccia di nobile fattura. Risolverà l'enigma tra sciabolate rapide e corpi trafitti di nemici imboscati.
E chi ti viene in aiuto? Ma Takeshi Kitano e il suo straordinario film Zatoichi, meraviglioso musical purtroppo non in odor di Oscar.
Facile, dirà qualcuno: come un gioco di prestigio, dove il mago sembra avere mille opzioni, ma per imbrogliare il pubblico non fa vedere solo quel che vuol nascondere.
Qui non si nasconde nulla, al più si porta alla luce quel po' che consola ed aiuta. Ma la cimice nell'orecchio la ficco: Che ha da spartir l'autore, Dale Furutani, attualmente direttore della divisione IT della Nissan Motors – Usa – con la tradizione secolare dei samurai? Sorta di ritorno a casa nonostante la globalizzazione imperante? Sfizio da mercato dell'esotismo e cartolina vincente per un turismo letterario affascinato dai rimasugli del tempo? Omaggio,nonostante tutto, ai classici e al fondatore dell'horror giapponese (aridanghete)?
Personalmente ho amato le prime storie di Ranpo pubblicate in Italia (rintracciate se potete Il mostro cieco, anch'esso, curioso no, edito da Marco y Marcos). Di più ho adorato Zaitochi di Kitano distrattamente ritenuto inferiore ad altre opere pregiatissime.
Agguato all'incrocio è un bignè: chi è di bocca buona l'apprezza. Chi ha fame ingurgita avidamente, ma vuoi mettere i sensi di colpa per il botto di calorie?
di Eleonora del Poggio
A ragione. Ma a ragionar spesso s'inciampa. Aggiungeva poi: come se , parlando di un giovane esordiente si citasse Bontempelli. Hai detto cazzi!
La realtà è un'altra e tentiamo di limarla: dove ci sono punti di riferimento, l'ostacolo è pressoché insuperabile e vi è inevitabile catena. Come diceva Penna (e mi perdoni dall'aldilà se uso versi suoi per sfregnacciare di noir): Non è la costruzione il lieto dono della natura. Un fiore chiama l'altro.
Chiaro no? E se non è chiaro aggiungo: ma se buca il mercato una giallista all'inglese, vuoi che la Agatha Christie non venga riesumata? E pur coll'odore o puzzo che porta seco?
A che pro tutto ciò? O che c'azzecca (direbbe l'Uomo dei valori)?
C'azzecca e vado a dire.
Agguato all'incrocio è un giallo ambientato in un Giappone ancora medievale (scordatevi manga, Yoshimoto e il ministro degli esteri che smarona su Hiroshima): che t'ha da dire allor il recensore per riagguantar la materia e creare nodi? Intanto un nome: Edogawa Ranpo. Poi pure il cinema.
Ma andiamo con ordine. Prima Edogawa Ranpo. Che già per assonanza, qualcosa suggerisce (Edgar Allan Poe, do you know?). Pseudonimo di Hirai Tari fu il fondatore della letteratura poliziesca nipponica e un grande autore di horror.
Ordunque, se non si vuole citare Chandler per il povero writer di noir che tra l'altro si sconsola, se non si vuole citare Bontempelli per il piskello addottorato ed esordiente, chi vuoi che si citi per un giallo giapponese con inserti horror? Beh si cita (Cita Hayworth come avrebbe detto Ugo Fantozzi) Edogawa Ranpo. E il servizio è fatto. Ma non è un salvagente. Perché da lì tutto parte,almeno in terra giapponese. Come spesso si parte dalla Christie.
Poi dicevo il cinema: eh sì, il protagonista di Agguato all'incrocio è il samurai Matsuyama Jiro che incappa nel cadavere di un forestiero trafitto alle spalle da una freccia di nobile fattura. Risolverà l'enigma tra sciabolate rapide e corpi trafitti di nemici imboscati.
E chi ti viene in aiuto? Ma Takeshi Kitano e il suo straordinario film Zatoichi, meraviglioso musical purtroppo non in odor di Oscar.
Facile, dirà qualcuno: come un gioco di prestigio, dove il mago sembra avere mille opzioni, ma per imbrogliare il pubblico non fa vedere solo quel che vuol nascondere.
Qui non si nasconde nulla, al più si porta alla luce quel po' che consola ed aiuta. Ma la cimice nell'orecchio la ficco: Che ha da spartir l'autore, Dale Furutani, attualmente direttore della divisione IT della Nissan Motors – Usa – con la tradizione secolare dei samurai? Sorta di ritorno a casa nonostante la globalizzazione imperante? Sfizio da mercato dell'esotismo e cartolina vincente per un turismo letterario affascinato dai rimasugli del tempo? Omaggio,nonostante tutto, ai classici e al fondatore dell'horror giapponese (aridanghete)?
Personalmente ho amato le prime storie di Ranpo pubblicate in Italia (rintracciate se potete Il mostro cieco, anch'esso, curioso no, edito da Marco y Marcos). Di più ho adorato Zaitochi di Kitano distrattamente ritenuto inferiore ad altre opere pregiatissime.
Agguato all'incrocio è un bignè: chi è di bocca buona l'apprezza. Chi ha fame ingurgita avidamente, ma vuoi mettere i sensi di colpa per il botto di calorie?
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