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Il Paradiso degli Orchi
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INTERVISTE

Cristiano Armati

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Allora, cominciamo dal riconoscere una cosa. Hai accettato una sfida molto difficile, quella di rilanciare una casa editrice come Castelvecchi, che ha fatto un po' la storia della piccola e media editoria dagli anni Novanta in Italia, non solo a Roma. Ci dici perché?



Direi che la risposta è già nella domanda... la Castelvecchi ha avuto un ruolo importante nell'editoria italiana, lo ha ancora e può continuare ad averlo. Anzi, da questo punto di vista può e deve crescere ancora. Personalmente, poi, non sono fatto per svegliarmi la mattina e andare a timbrare un cartellino. Sul lavoro, come nella vita, ho bisogno di stimoli, autonomia e libertà. Alla Castelvecchi, insieme a un marchio importante, avrei trovato tutte queste cose. Ed è per questo che sono venuto.



Mi sembra che la scelta che stai facendo è di ridare, finalmente, spazio alla narrativa italiana tanto vituperata e tanto temuta dal mercato. Vituperata lo potrei capire perché, ma che il mercato privilegi una narrativa straniera a volte fotocopia mi lascia sempre più perplesso. Sei coraggioso o c'è una strategia dietro?



Esiste una letteratura-fotocopia sia italiana che straniera. E per quanto riguarda il mondo anglosassone, non nascondiamoci dietro un dito. Se la letteratura in lingua inglese conquista il mercato è perché, in linea di massima, riesce a coniugare la capacità di rivolgersi a un grande pubblico con quella di lavorare intorno a trame solide. Quanto alla programmazione Castelvecchi di narrativa italiana, davanti ai libri belli non ci tiriamo mai indietro. Non parlerei di coraggio, ma di ricerca della qualità.



Giovanni di Iacovo, Luca Masali, Michele Vaccari con 'Giovani nazisti e disoccupati', il libro inchiesta sul terremoto dell'Aquila, la riproposizione di un classico come 'Compagnia K' di William March... A tutto campo si può dire. E il pubblico, risponde?



L'incremento del fatturato, in questo ultimo anno, è stato notevole. Ma guardiamo avanti, sicuri di poter fare meglio nel corso nel 2011.



Secondo te l'editoria romana esiste, e se sì è al passo con quella milanese che da sempre impone grandi gruppi che monopolizzano, loro sì, il mercato? O è una dicotomia troppo campanilistica che non ha più ragion d'essere?



Da sempre Roma, dovendo trovare strade alternative rispetto a quelle occupate dai grandi gruppi, si è caratterizzata per un'editoria capace di sperimentare e di innovare. È così da sempre, con la differenza che negli ultimi anni Roma ha guadagnato terreno, offrendo una realtà sempre più interessante. La famosa dicotomia Roma-Milano, quindi, esiste ancora e, per come la vedo io, offre alla scena una sorta di sfida nella sfida che non può che fare bene a tutto l'ambiente.



L'Italia di Berlusconi è più ignorante dell'Italia di Prodi e D'Alema? Oppure è un processo di putrefazione cerebrale che va avanti da più anni e oggi è solo arrivato alla fase finale, quindi più evidente? Oppure viviamo in un paese di lettori incompresi che non comprano perché ci sono libri brutti...?



Non condivido le visioni apocalittiche. L'Italia non è un paese più ignorante di altri, e non è neppure vero che i lettori non comprano. Il pubblico dei lettori, dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, è cresciuto in Italia come in nessuna altra parte del mondo. Non si può dire che l'Italia di Berlusconi sia più ignorante di quella di D'Alema, anzi, la cappa del berlusconismo ha sortito l'effetto di spingere la gente in libreria alla ricerca di un'informazione non addomesticata. Però è vera una cosa: le politiche berlusconiane in campo culturale sono assolutamente ridicole. Di più: estremamente dannose. Siamo circondati, anche a livello locale, da politici che sembrano impegnarsi a distruggere quel fin troppo poco di buono che pure era stato fatto. Prendiamo il caso di Roma. Da quando si è insediato Alemanno manifestazioni importanti come 'La notte bianca' o il Festival di 'Enzimi', appuntamenti apprezzati in tutta Europa, sono stati cancellati con un colpo di penna. E la città è diventata molto più triste e molto meno capace di incidere sul panorama globale. Per non parlare di quello che succede nelle biblioteche o nelle scuole: dove manca tutto e le persone che ci lavorano, spesso con grande dedizione, sono o licenziate o umiliate. Ecco, questo è il male: una situazione di crisi economica e di inettitudine politica che non aiuta nessuno, neppure l'editoria.



Parliamo di Armati scrittore. Dopo 'Roma Criminale' e 'Roma Noir', pubblicati con Newton Compton, e 'Cuori Rossi', probabilmente il più politico e incazzato dei tuoi saggi, cosa c'è in programma, un romanzo, un altro saggio, o altro?



Per il momento scrivo poesie e metto insieme racconti. Ho anche un romanzo inedito nel cassetto. Ma se mi chiedi quale sarà il mio prossimo libro, la risposta è: non lo so!



Dimmi tre libri che quest'anno salveresti e consiglieresti, sia italiani che stranieri, non necessariamente pubblicati da voi.



Consiglio tre libri... ma tutti pubblicati da noi!

Il diario di Bobby Sands di Silvia Calamati, Laurence McKeown e Dennis O'Hearn; Compagnia K di William March e, in uscita tra pochissimo, Maometto on the road di Michael M. Knight.



Un accenno alla situazione politica italiana. Elezioni o solito balletto di poltrone? Fini come uomo della Provvidenza che libera l'Italia dal cattivo dittatore, come se fosse uscito dal nulla e non da più di quindici anni di consenso maggioritario?



Personalmente non mi riconosco nell'attuale sistema maggioritario di stretta derivazione massonico-eversiva. In secondo luogo, ho un'idea della politica che non coincide con i battibecchi parlamentari e quindi trovo semplicemente ridicolo tutto quello che sta succedendo in questo momento.



A quando un libro Castelvecchi finalista allo Strega? Quando finalmente lo trasformeranno in un premio vero e non in una pagliacciata per vendere più libri al supermercato (questo lo dico io)?



Un libro vero in uscita a gennaio firmato da una grande autrice italiana ce lo abbiamo eccome quindi chissà... staremo a vedere cosa succede!



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