CINEMA E MUSICA
Luigi Cipriani
Dr. Grant e Ms. Ray

La strana storia di Lana del Rey, la star che ha riscritto il suo passato. O meglio, la seduttiva venticinquenne di Lake Placid NY, ci sta provando a cancellare dalla rete le sue tracce. Ma scomparire è quasi impossibile, e sul web appare ancora in un video: maglietta verde e sguardo stralunato sul palco al 'The Variety Box' nel 2009. Lizzy Grant inseguiva il successo come centinaia di altri artisti, ma l'appuntamento non è mai arrivato.
Tutt'altra faccenda invece quella di Lana Del Rey. Il suo disco d'esordio Born To Die, uscito in pompa magna il 31 gennaio, ha monopolizzato l'attenzione del music business, dopo l'esplosione su Youtube di 'Videgames': cult hit da 20 milioni di visualizzazioni.
Giusto il tempo di accaparrarsi fan a palate e trasformarsi, ecco che prima di Natale arriva il singolo 'Born to Die': seduta su un trono ecclesiastico, tra due tigri e abbracciata a un bellimbusto, a cui confida la mirabile verità di essere entrambi nati per morire. Un trionfo kitsch che lancia l'omonimo album al nr. 2 della classifica Billboard.
Chiaro che la gangsta bionda del video e Lizzy Grant sono la stessa persona, anche se non hanno niente in comune. Evidente anche l'operazione di marketing, probabilmente finanziata dal padre miliardario, come le labbra leggermente al botulino.
Non colpisce la transizione da teenager a diva, il mondo del pop – da David Robert Jones/Bowie a Veronica Ciccone/Madonna – si autocostruisce. Quanto questa sia avvenuta addirittura prima dell'uscita dell'album, e che la cultura popolare sia ossessionata dalla presunta infallibilità. In termini di vendite è un fattore determinante: Lizzy Grant era un flop, ma c'è sempre la possibilità di reinventarsi Lana Del Rey, e fare successo. Non importa l'elusione, Internet cannibalizza il tempo e accelera i fenomeni.
Ma non li cancella. Infatti non impedisce alla vecchia personalità guastafeste di fare capolino: la performance al 'Saturday Night Live' del 14 gennaio è stata «tra le peggiori della storia», secondo l'anchorman Bryan Williams. Chi era quella sera, Lana Del Rey o Lizzy Grant?
Probabilmente una ragazzina inghiottita dal suo alter ego, omaggio permanente alla Marianne Faithfull della Swinging London. Con un album pieno di melodie simil-colonne sonore anni '50, pop orchestrato più spruzzi di hip-hop ed elettronica. Forse il punto più alto è proprio 'Videogames', mentre il resto del lavoro è una collezione di pezzi, dal generalista al decadente, tutto sommato anonimo. Degno di nota l'elegante 'National Anthem', un inno al denaro che rispecchia degnamente l'industria che l'ha sputata.
Alla fine non ci rimane che lei, alla disperata ricerca dell'identità perduta si è pure ricomprata i diritti del pessimo disco uscito a nome Grant, e verrà ripubblicato in estate. Dubito che aggiunga altro, oltre al glam.
Lana Del Rey
Born to die
Universal 2012
Tutt'altra faccenda invece quella di Lana Del Rey. Il suo disco d'esordio Born To Die, uscito in pompa magna il 31 gennaio, ha monopolizzato l'attenzione del music business, dopo l'esplosione su Youtube di 'Videgames': cult hit da 20 milioni di visualizzazioni.
Giusto il tempo di accaparrarsi fan a palate e trasformarsi, ecco che prima di Natale arriva il singolo 'Born to Die': seduta su un trono ecclesiastico, tra due tigri e abbracciata a un bellimbusto, a cui confida la mirabile verità di essere entrambi nati per morire. Un trionfo kitsch che lancia l'omonimo album al nr. 2 della classifica Billboard.
Chiaro che la gangsta bionda del video e Lizzy Grant sono la stessa persona, anche se non hanno niente in comune. Evidente anche l'operazione di marketing, probabilmente finanziata dal padre miliardario, come le labbra leggermente al botulino.
Non colpisce la transizione da teenager a diva, il mondo del pop – da David Robert Jones/Bowie a Veronica Ciccone/Madonna – si autocostruisce. Quanto questa sia avvenuta addirittura prima dell'uscita dell'album, e che la cultura popolare sia ossessionata dalla presunta infallibilità. In termini di vendite è un fattore determinante: Lizzy Grant era un flop, ma c'è sempre la possibilità di reinventarsi Lana Del Rey, e fare successo. Non importa l'elusione, Internet cannibalizza il tempo e accelera i fenomeni.
Ma non li cancella. Infatti non impedisce alla vecchia personalità guastafeste di fare capolino: la performance al 'Saturday Night Live' del 14 gennaio è stata «tra le peggiori della storia», secondo l'anchorman Bryan Williams. Chi era quella sera, Lana Del Rey o Lizzy Grant?
Probabilmente una ragazzina inghiottita dal suo alter ego, omaggio permanente alla Marianne Faithfull della Swinging London. Con un album pieno di melodie simil-colonne sonore anni '50, pop orchestrato più spruzzi di hip-hop ed elettronica. Forse il punto più alto è proprio 'Videogames', mentre il resto del lavoro è una collezione di pezzi, dal generalista al decadente, tutto sommato anonimo. Degno di nota l'elegante 'National Anthem', un inno al denaro che rispecchia degnamente l'industria che l'ha sputata.
Alla fine non ci rimane che lei, alla disperata ricerca dell'identità perduta si è pure ricomprata i diritti del pessimo disco uscito a nome Grant, e verrà ripubblicato in estate. Dubito che aggiunga altro, oltre al glam.
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Born to die
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