CLASSICI
Alfredo Ronci
Cosa rincorre l’uomo? “E’ tardi Mattia” di Enrico La Stella.

A volte, facendo questo mestiere (una volta lo chiamai servizio, e a cosa servisse mai ho dato una risposta) mi capita di dare interpretazioni diverse da quelle che sono state definite. Qualcuno potrebbe dire: perché l’amico ha la puzzetta sotto il naso? Credo di no, almeno non lo ritengo, semmai è una forma letteraria che cerca di scrollarsi di dosso quello che a volte è davvero scrollabile e a volte invece (questo credo sia il caso) è un modo come un altro, anche ironicamente, in cui escludere le certezze e affrontare la materia da un altro punto di vista.
E’ tardi Mattia di Enrico La Stella è un libro che più di ogni altro mi ha indotto ad interpretare la vicenda in modo del tutto diverso dal solito. Il romanzo è del 1960, e l’autore non era davvero alle prime armi. Con L’amore giovane, nel 1957, aveva vinto il premio Bagutta opera prima, mentre con il successivo Il silenzio è fuori aveva affrontato il tema dei sanatori e della solitudine.
Ora leggendo questo E’ tardi Mattia, mi sono trovato ad affrontare il tema del tempo: indubbiamente l’autore ha voluto inserire il personaggio di un uomo, vedovo a quarantotto anni, in un contesto che noi facilmente potremmo definirlo neo-realista (erano gli ultimi tempi del movimento, ben presto superato dall’isteria del gruppo 63 e soprattutto dalle nuove invenzioni letterarie che avevano in Moravia e Arbasino i loro precursori).
Ora perché dico che ho voluto affrontare il tema del tempo? Perché la base del romanzo sta tutto nella ricerca di una soluzione di vita lontana dagli affetti (affetti che poi rivedranno la luce) e dalla famiglia.
Ed è verosimile ambientare questa riflessione in un Tempo che a mala pena gli si addice? Voglio fare presto e dire: cosa ha avuto di rivoluzionario un classico come La scapigliatura e il 6 febbraio di Cletto Arrighi in confronto appunto con E’ tardi Mattia di Enrico La Stella?
Nessuno mi prenda in giro ma il disgraziato quarantottenne di questo romanzo può essere accostato agli scapigliati di cui tanto si parlava ai tempi dell’Arrighi? Al di là dei tempi e delle situazioni lasciatemi pensare che tra il protagonista e gli altri non ci sia nessuna differenza.
Cosa diceva Arrighi a proposito della Scapigliatura (attenzione, il libro di Arrighi è già stata ‘recensito’ in questa sezione): La Scapigliatura è composta da individui di ogni ceto, di ogni condizione; celibato e matrimonio; ognuno vi porta il suo contributo, ciascuno vi conta qualche membro d’ambo i sessi; ed essa li accoglie in un amplesso amoroso, e li lega in una specie di mistica consorteria, forse per quella forza simpatica che nell’ordine dell’universo attrae fra di loro le sostanze consimili. (…) Da un lato: un profilo più italiano che milanese, pieno di brio, di speranza e amore, e rappresenta il lato simpatico e forte di questa classe, inconscia della propria potenza (…) anima di tutti gli elementi geniali, artistici, poetici, rivoluzionari del proprio paese. Dall’altro: un volto smunto, solcato, cadaverico; su cui stanno le impronte delle notti passate nello stravizzo e nel giuoco; su cui si adombra il segreto d’un dolore infinito… i sogni tentatori di una felicità inarrivabile, e le lacrime di sangue, e le tremende sfiducie, e la finale disperazione.
Cosa dice Mattia quando improvvisamente si rende conto che la vita che sta conducendo non lo soddisfa più (e in mezzo c’è anche la famiglia, non dimentichiamolo)?: - Ciao, vecchia tana – disse. E pensò che un altro cristo di pover uomo sarebbe finito lì dentro per guadagnarsi il pane. Un po’per uno, si disse per consolarsi, io la mia parte l’ho fatta e adesso è messico. Con messico intendeva, senza saper perché, via libera davanti e vivere allegramente ogni giorno come capita, la donna che capita, ogni cosa che capita.
Dunque un Mattia come un moderno scapigliato? Con un po’ di fantasia sì (almeno è come ha proceduto il mio intelletto): nel senso di dover vivere un’esistenza senza particolari inghippi, lontano da ogni preoccupazione e soprattutto circondato da un sacco di donne (a proposito: nella ricerca di sesso Mattia incontra anche un uomo che cerca di conquistarlo… così, giusto per dire qualcosa che nella letteratura italiana non accade spesso).
Ma Enrico però è anche altro: Come se Mattia, messosi in strada in cerca di novità, di giovinezza dunque, si accorgesse a un tratto che proprio la novità è aspra e il piacere sta nella consuetudine, nel ripetersi lento e graduale, ogni volta spinto un poco più a fondo, di una cosa.
E rendendosi conto che è proprio questo sentire che fa la differenza, il riconquistare la vecchia situazione (è tardi Mattia!) lo porta alla rovina. Questo sì molto scapigliato!
L’edizione da noi considerata è:
Enrico La Stella
E’ tardi Mattia
Rizzoli
E’ tardi Mattia di Enrico La Stella è un libro che più di ogni altro mi ha indotto ad interpretare la vicenda in modo del tutto diverso dal solito. Il romanzo è del 1960, e l’autore non era davvero alle prime armi. Con L’amore giovane, nel 1957, aveva vinto il premio Bagutta opera prima, mentre con il successivo Il silenzio è fuori aveva affrontato il tema dei sanatori e della solitudine.
Ora leggendo questo E’ tardi Mattia, mi sono trovato ad affrontare il tema del tempo: indubbiamente l’autore ha voluto inserire il personaggio di un uomo, vedovo a quarantotto anni, in un contesto che noi facilmente potremmo definirlo neo-realista (erano gli ultimi tempi del movimento, ben presto superato dall’isteria del gruppo 63 e soprattutto dalle nuove invenzioni letterarie che avevano in Moravia e Arbasino i loro precursori).
Ora perché dico che ho voluto affrontare il tema del tempo? Perché la base del romanzo sta tutto nella ricerca di una soluzione di vita lontana dagli affetti (affetti che poi rivedranno la luce) e dalla famiglia.
Ed è verosimile ambientare questa riflessione in un Tempo che a mala pena gli si addice? Voglio fare presto e dire: cosa ha avuto di rivoluzionario un classico come La scapigliatura e il 6 febbraio di Cletto Arrighi in confronto appunto con E’ tardi Mattia di Enrico La Stella?
Nessuno mi prenda in giro ma il disgraziato quarantottenne di questo romanzo può essere accostato agli scapigliati di cui tanto si parlava ai tempi dell’Arrighi? Al di là dei tempi e delle situazioni lasciatemi pensare che tra il protagonista e gli altri non ci sia nessuna differenza.
Cosa diceva Arrighi a proposito della Scapigliatura (attenzione, il libro di Arrighi è già stata ‘recensito’ in questa sezione): La Scapigliatura è composta da individui di ogni ceto, di ogni condizione; celibato e matrimonio; ognuno vi porta il suo contributo, ciascuno vi conta qualche membro d’ambo i sessi; ed essa li accoglie in un amplesso amoroso, e li lega in una specie di mistica consorteria, forse per quella forza simpatica che nell’ordine dell’universo attrae fra di loro le sostanze consimili. (…) Da un lato: un profilo più italiano che milanese, pieno di brio, di speranza e amore, e rappresenta il lato simpatico e forte di questa classe, inconscia della propria potenza (…) anima di tutti gli elementi geniali, artistici, poetici, rivoluzionari del proprio paese. Dall’altro: un volto smunto, solcato, cadaverico; su cui stanno le impronte delle notti passate nello stravizzo e nel giuoco; su cui si adombra il segreto d’un dolore infinito… i sogni tentatori di una felicità inarrivabile, e le lacrime di sangue, e le tremende sfiducie, e la finale disperazione.
Cosa dice Mattia quando improvvisamente si rende conto che la vita che sta conducendo non lo soddisfa più (e in mezzo c’è anche la famiglia, non dimentichiamolo)?: - Ciao, vecchia tana – disse. E pensò che un altro cristo di pover uomo sarebbe finito lì dentro per guadagnarsi il pane. Un po’per uno, si disse per consolarsi, io la mia parte l’ho fatta e adesso è messico. Con messico intendeva, senza saper perché, via libera davanti e vivere allegramente ogni giorno come capita, la donna che capita, ogni cosa che capita.
Dunque un Mattia come un moderno scapigliato? Con un po’ di fantasia sì (almeno è come ha proceduto il mio intelletto): nel senso di dover vivere un’esistenza senza particolari inghippi, lontano da ogni preoccupazione e soprattutto circondato da un sacco di donne (a proposito: nella ricerca di sesso Mattia incontra anche un uomo che cerca di conquistarlo… così, giusto per dire qualcosa che nella letteratura italiana non accade spesso).
Ma Enrico però è anche altro: Come se Mattia, messosi in strada in cerca di novità, di giovinezza dunque, si accorgesse a un tratto che proprio la novità è aspra e il piacere sta nella consuetudine, nel ripetersi lento e graduale, ogni volta spinto un poco più a fondo, di una cosa.
E rendendosi conto che è proprio questo sentire che fa la differenza, il riconquistare la vecchia situazione (è tardi Mattia!) lo porta alla rovina. Questo sì molto scapigliato!
L’edizione da noi considerata è:
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