CLASSICI
Alfredo Ronci
Un romanzo di fantascienza o cosa? “Il grande ritratto” di Dino Buzzati.

Questo romanzo mi dà modo di precisare un punto sul quale ho disputato a volte e anche con una certa energia. Partirei da una domanda che poi è davvero quella basilare: esiste una differenza tra letteratura classica e lettura d’intrattenimento? La risposta è ovviamente no, ma se poi guardiamo le così dette classifiche dei libri che hanno segnato una svolta, beh, ci rendiamo conto che invece le classifiche preferiscono i classici a quelli di puro passatempo (se è proprio così che vogliamo chiamare i libri di svago).
Ora: perché faccio questa domanda che vale quanto un chilo d’oro (cioè un casino… e scusate la parola)? Perché secondo la stragrande maggioranza dei lettori più attenti, Il grande ritratto, romanzo del 1960 di Dino Buzzati, rispetto ad altri lavori, rientra nelle operazioni di puro intrattenimento.
Il famoso critico letterario Bàrberi Squarotti diceva: Proprio un romanzo di fantascienza è Il grande ritratto: una fantascienza italianizzata nel senso del romanzesco amoroso, che prelude, per la carica erotica che già circola nel testo, all’ultima opera di Buzzati, Un amore (1963), minuziosa e monotona narrazione dell’avventura di un maturo professionista milanese con una giovanissima ballerina, tipico “libro privato”, scritto come espressione immediata di esperienza, e privo di ogni funzione conoscitiva. Buzzati così rientra nei ranghi della letteratura d’intrattenimento: ed è una conclusione molto malinconica.
Quindi Squarotti partiva proprio da Il grande ritratto (e anche da Un amore) per sottolineare la resa di Buzzati alle opere di intrattenimento, pur riconoscendo, soprattutto nel periodo primiero, una certa ‘disposizione elettiva (vedi soprattutto Il deserto dei Tartari, che noi abbiamo valutato in questa sezione). Ma Squarotti non era il solo a ‘puntarsi’ su Buzzati. Nel suo insostituibile saggio Intermezzo Giacomo Debenedetti precisava che il paragone che si faceva tra lo scrittore italiano e Franz Kafka era esagerato: Le intuizioni cabalistiche di Kafka non giungevano a manifestarsi che in un tessuto si simboli impervi, luminosi, di una sublime insocievolezza.
Come a dire che, secondo Debenedetti, Kafka era un ‘insociale’ a differenza di un Buzzati che pur sviando da certa letteratura di grido, comunque rimaneva in una logica che deviava a mala pena da una realtà designata.
Ma allora Il grande ritratto cos’è: un romanzo di fantascienza oppure no? E considerandolo di fantascienza possiamo comunque ritenerlo un classico?
Vediamo la trama: Nell’aprile 1972 il professore Ermanno Ismani, di 43 anni, ordinario di elettronica all’università di X, uomo piccolo, grasso, di umor gaio, ma pauroso, ricevette una lettera del ministero della Difesa che lo pregava di conferire con il colonnello Giaquinto, capo dell’Ufficio studi. L’invito aveva carattere d’urgenza.
E in che cosa consisteva questo carattere d’urgenza? Praticamente il professore Endriade, tra l’altro conoscente e anche maestro di Ismani, aveva messo a punto una macchina (certo, chiamare macchina un ingombro esagerato come quello ce ne voleva, ma così è la storia) che sostituiva una persona che era morta (ed infatti la moglie del professore era deceduta). Poteva sembrare una scoperta eccezionale ma secondo l’idea di Ismani era una sorta di sostituzione di un affetto. Ovviamente l’affetto del professore Endriade.
Inoltre la macchina… Lingue non ne conosce. Su questo siamo stati categorici. Guai se gli avessimo insegnato una lingua. Il linguaggio è il peggior nemico della chiarezza mentale. Per voler a ogni costo esprimere il suo pensiero in parole, l’uomo ha finito per combinare tali pasticci…
Naturalmente l’epilogo della vicenda sarà drammatico (un appunto: molte delle situazioni di questo romanzo, atmosfera, ambientazione e personaggi, ricordano La porta dell’alba di William Sloane. Non c’era però la possibilità di copia perché Il grande ritratto è del 1960 mentre la storia dello scrittore statunitense è del 1939).
E qui rientriamo nella domanda iniziale: Buzzati vuol forse metterci davanti a delle domande che in qualche modo hanno sempre caratterizzato l’umanità o è semplicemente una vicenda, con tutti gli annessi e connessi della fantascienza, ma proprio per questo solo fantastica?
Il grande ritratto non è, secondo me, un grande romanzo, ma è pur sempre una storia che appassiona e per certi versi fa riflettere (appena un po’).
L’edizione da noi considerata è:
Dino Buzzati
Il grande ritratto
Oscar Mondadori
Ora: perché faccio questa domanda che vale quanto un chilo d’oro (cioè un casino… e scusate la parola)? Perché secondo la stragrande maggioranza dei lettori più attenti, Il grande ritratto, romanzo del 1960 di Dino Buzzati, rispetto ad altri lavori, rientra nelle operazioni di puro intrattenimento.
Il famoso critico letterario Bàrberi Squarotti diceva: Proprio un romanzo di fantascienza è Il grande ritratto: una fantascienza italianizzata nel senso del romanzesco amoroso, che prelude, per la carica erotica che già circola nel testo, all’ultima opera di Buzzati, Un amore (1963), minuziosa e monotona narrazione dell’avventura di un maturo professionista milanese con una giovanissima ballerina, tipico “libro privato”, scritto come espressione immediata di esperienza, e privo di ogni funzione conoscitiva. Buzzati così rientra nei ranghi della letteratura d’intrattenimento: ed è una conclusione molto malinconica.
Quindi Squarotti partiva proprio da Il grande ritratto (e anche da Un amore) per sottolineare la resa di Buzzati alle opere di intrattenimento, pur riconoscendo, soprattutto nel periodo primiero, una certa ‘disposizione elettiva (vedi soprattutto Il deserto dei Tartari, che noi abbiamo valutato in questa sezione). Ma Squarotti non era il solo a ‘puntarsi’ su Buzzati. Nel suo insostituibile saggio Intermezzo Giacomo Debenedetti precisava che il paragone che si faceva tra lo scrittore italiano e Franz Kafka era esagerato: Le intuizioni cabalistiche di Kafka non giungevano a manifestarsi che in un tessuto si simboli impervi, luminosi, di una sublime insocievolezza.
Come a dire che, secondo Debenedetti, Kafka era un ‘insociale’ a differenza di un Buzzati che pur sviando da certa letteratura di grido, comunque rimaneva in una logica che deviava a mala pena da una realtà designata.
Ma allora Il grande ritratto cos’è: un romanzo di fantascienza oppure no? E considerandolo di fantascienza possiamo comunque ritenerlo un classico?
Vediamo la trama: Nell’aprile 1972 il professore Ermanno Ismani, di 43 anni, ordinario di elettronica all’università di X, uomo piccolo, grasso, di umor gaio, ma pauroso, ricevette una lettera del ministero della Difesa che lo pregava di conferire con il colonnello Giaquinto, capo dell’Ufficio studi. L’invito aveva carattere d’urgenza.
E in che cosa consisteva questo carattere d’urgenza? Praticamente il professore Endriade, tra l’altro conoscente e anche maestro di Ismani, aveva messo a punto una macchina (certo, chiamare macchina un ingombro esagerato come quello ce ne voleva, ma così è la storia) che sostituiva una persona che era morta (ed infatti la moglie del professore era deceduta). Poteva sembrare una scoperta eccezionale ma secondo l’idea di Ismani era una sorta di sostituzione di un affetto. Ovviamente l’affetto del professore Endriade.
Inoltre la macchina… Lingue non ne conosce. Su questo siamo stati categorici. Guai se gli avessimo insegnato una lingua. Il linguaggio è il peggior nemico della chiarezza mentale. Per voler a ogni costo esprimere il suo pensiero in parole, l’uomo ha finito per combinare tali pasticci…
Naturalmente l’epilogo della vicenda sarà drammatico (un appunto: molte delle situazioni di questo romanzo, atmosfera, ambientazione e personaggi, ricordano La porta dell’alba di William Sloane. Non c’era però la possibilità di copia perché Il grande ritratto è del 1960 mentre la storia dello scrittore statunitense è del 1939).
E qui rientriamo nella domanda iniziale: Buzzati vuol forse metterci davanti a delle domande che in qualche modo hanno sempre caratterizzato l’umanità o è semplicemente una vicenda, con tutti gli annessi e connessi della fantascienza, ma proprio per questo solo fantastica?
Il grande ritratto non è, secondo me, un grande romanzo, ma è pur sempre una storia che appassiona e per certi versi fa riflettere (appena un po’).
L’edizione da noi considerata è:
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Il grande ritratto
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