CLASSICI
Alfredo Ronci
Forse qualche dubbio: “Laguna” di Carla Vasio.

Mi chiedo, e lo faccio molto onestamente, quale possa essere stato lo stile e l’ambientazione de L’orizzonte, opera che in qualche modo ha definito la statura intellettuale di Carla Vasio.
Me lo chiedo perché, e anche qui lo faccio con molta onesta, non sono riuscito a leggere il romanzo, pietra miliare del Gruppo ’63 ed anche l’unico, nei primi momenti del movimento, ad essere scritto da una donna (poi verranno altre a cominciare da Giulia Niccolai e il suo Il grande angolo) per un semplice motivo: i soldi. Diciamo che l’edizione Feltrinelli è praticamente introvabile e se si riesce ad individuarne una copia, il conto che ci dobbiamo fare col portafoglio è veramente “imbarazzante”.
E me lo chiedo anche perché questo Laguna, pur introducendo elementi che, lo dico senza imbarazzo, e riprendendo in prestito “contenuti” che aveva introdotto Arbasino, si avvicinano molto al proustismo di maniera e ad ogni rievocazione sentimentale e patetica di nonne e bisnonne, in alcuni momenti sembra avvicinarsi all’arte della “sperimentazione”.
E dico anche un’altra cosa che probabilmente mi si torcerà contro, ma Laguna è l’unico libro della Vasio che abbia letto, tralasciando pure Romanzo storico, scritto con Enzo Mari (Milano Libri) e Come la Luna dietro le nuvole (Einaudi).
Diciamo che con Laguna ho fatto un percorso estraneo ad ogni altro coinvolgimento e che mi ha portato a imboccare un’idea che in qualche modo si allontana sia dai clamori degli anni sessanta sia dallo stravolgimento, semmai c’è stato, degli anni seguenti.
Basta vedere gli inizi del romanzo dove La Vasio scrive: Finché oscilla tra la veglia e il sonno – finché rimane nello stato ambiguo che le permette di lasciar scorrere le immagini e di trattenerne soltanto alcune disposte a evocare e tormentare il fantasma prescelto che sulla scena agisce e patisce cercando di raffigurare quello che presumibilmente ignora – finché respinge ogni percezione estranea all’azione immaginaria e si sforza di non respirare se non nell’ambito di quella momentanea evidenza – finché si mantiene sulla soglia, abita impunemente in una zona dove finalmente può designare il proprio desiderio rimosso.
Sembra quasi, nel suo intento letterario, che la Vasio non voglia discostarsi molto dalle origini sperimentaliste, adattandole ai tempi, ma nel corso del proseguo del romanzo, si avverte una penna assai diversa, quasi intima e proustiana.
Basta vedere l’assunto della madre della protagonista che ad un certo punto pensa: Quello che rendeva la sua prigione invalicabile era l’incapacità di supporre l’esistenza degli insondabili spazi altrui.
O quando, parlando del nonno, con una carica ironica del tutto presente dice: Le bestemmie del nonno non erano sfoghi grossolani contro la sacralità celeste, bensì costruzioni mirabolanti, opere architettoniche di fattura complessa, cattedrali in uno stile gotico fiammeggiante e sulfureo, atti creativi di terrificante esuberanza.
Dunque Laguna è un romanzo di scoperte infantili, in uno spazio geografico che comprende il centro di Venezia, a volte le isole più lontane, arricchito di presenze umane, a volte già citate e a volte presenti anche in maniera determinante, come una vecchia prozia, simbolo quasi di una generazione in via d’estinzione, o la ragazza Clelia, serva della casa, ma di certo molto di più.
Scoperte infantili che a tratti sembrano scavalcare il tempo, come la figura di un ciclista, nel momento del suo impegno sportivo, che fa pensare alla bambina che il suo modo di vedere gli altri, in questo caso un uomo più grande, possa determinare una presa di coscienza diversa… Il mondo era ancora lontano, al di là dell’orizzonte, eppure già si era preparata per lei l’uscita dall’infanzia.
Laguna è un ottimo romanzo, un classico che non dispiace e che ci fa pensare che valga assolutamente la pena di scoprire altre cose scritte dalla Vasio, a cominciare dall’insostituibile (dati anche i tempi) L’orizzonte, sempre che si abbia voglia di ripubblicarlo vista l’assoluta ‘assenza’ del classico feltrinelliano (veramente un nuovo esemplare, per le Edizioni Polimata è uscito, ma pure questo praticamente introvabile).
L’edizione da noi considerata è:
Carla Vasio
Laguna
Einaudi
Me lo chiedo perché, e anche qui lo faccio con molta onesta, non sono riuscito a leggere il romanzo, pietra miliare del Gruppo ’63 ed anche l’unico, nei primi momenti del movimento, ad essere scritto da una donna (poi verranno altre a cominciare da Giulia Niccolai e il suo Il grande angolo) per un semplice motivo: i soldi. Diciamo che l’edizione Feltrinelli è praticamente introvabile e se si riesce ad individuarne una copia, il conto che ci dobbiamo fare col portafoglio è veramente “imbarazzante”.
E me lo chiedo anche perché questo Laguna, pur introducendo elementi che, lo dico senza imbarazzo, e riprendendo in prestito “contenuti” che aveva introdotto Arbasino, si avvicinano molto al proustismo di maniera e ad ogni rievocazione sentimentale e patetica di nonne e bisnonne, in alcuni momenti sembra avvicinarsi all’arte della “sperimentazione”.
E dico anche un’altra cosa che probabilmente mi si torcerà contro, ma Laguna è l’unico libro della Vasio che abbia letto, tralasciando pure Romanzo storico, scritto con Enzo Mari (Milano Libri) e Come la Luna dietro le nuvole (Einaudi).
Diciamo che con Laguna ho fatto un percorso estraneo ad ogni altro coinvolgimento e che mi ha portato a imboccare un’idea che in qualche modo si allontana sia dai clamori degli anni sessanta sia dallo stravolgimento, semmai c’è stato, degli anni seguenti.
Basta vedere gli inizi del romanzo dove La Vasio scrive: Finché oscilla tra la veglia e il sonno – finché rimane nello stato ambiguo che le permette di lasciar scorrere le immagini e di trattenerne soltanto alcune disposte a evocare e tormentare il fantasma prescelto che sulla scena agisce e patisce cercando di raffigurare quello che presumibilmente ignora – finché respinge ogni percezione estranea all’azione immaginaria e si sforza di non respirare se non nell’ambito di quella momentanea evidenza – finché si mantiene sulla soglia, abita impunemente in una zona dove finalmente può designare il proprio desiderio rimosso.
Sembra quasi, nel suo intento letterario, che la Vasio non voglia discostarsi molto dalle origini sperimentaliste, adattandole ai tempi, ma nel corso del proseguo del romanzo, si avverte una penna assai diversa, quasi intima e proustiana.
Basta vedere l’assunto della madre della protagonista che ad un certo punto pensa: Quello che rendeva la sua prigione invalicabile era l’incapacità di supporre l’esistenza degli insondabili spazi altrui.
O quando, parlando del nonno, con una carica ironica del tutto presente dice: Le bestemmie del nonno non erano sfoghi grossolani contro la sacralità celeste, bensì costruzioni mirabolanti, opere architettoniche di fattura complessa, cattedrali in uno stile gotico fiammeggiante e sulfureo, atti creativi di terrificante esuberanza.
Dunque Laguna è un romanzo di scoperte infantili, in uno spazio geografico che comprende il centro di Venezia, a volte le isole più lontane, arricchito di presenze umane, a volte già citate e a volte presenti anche in maniera determinante, come una vecchia prozia, simbolo quasi di una generazione in via d’estinzione, o la ragazza Clelia, serva della casa, ma di certo molto di più.
Scoperte infantili che a tratti sembrano scavalcare il tempo, come la figura di un ciclista, nel momento del suo impegno sportivo, che fa pensare alla bambina che il suo modo di vedere gli altri, in questo caso un uomo più grande, possa determinare una presa di coscienza diversa… Il mondo era ancora lontano, al di là dell’orizzonte, eppure già si era preparata per lei l’uscita dall’infanzia.
Laguna è un ottimo romanzo, un classico che non dispiace e che ci fa pensare che valga assolutamente la pena di scoprire altre cose scritte dalla Vasio, a cominciare dall’insostituibile (dati anche i tempi) L’orizzonte, sempre che si abbia voglia di ripubblicarlo vista l’assoluta ‘assenza’ del classico feltrinelliano (veramente un nuovo esemplare, per le Edizioni Polimata è uscito, ma pure questo praticamente introvabile).
L’edizione da noi considerata è:
Carla Vasio
Laguna
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