CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
Goliardica, ma divertente: Nina Zilli 'L'amore è femmina'.

L'hanno persino chiamata Mina Zilli.
A Sanremo l'acconciatura a nido di cicogna ha contribuito ad alimentare la diceria, anche se in fondo già nel precedente disco del 2010 i riferimenti alla tigre di Cremona c'erano tutti. Ma vanno fatti i distinguo: la Nina non ha la voce della Mina, né l'estensione, né la duttilità, né la drammaturgia. Tanto per dire: potrebbe mai la Maria Chiara (il suo vero nome) cantare chessò un Astor Piazzola d'annata e rendere il brano leggendario? (se non sapete a cosa mi riferisco pregasi adoprarsi per linkare il seguente http://www.youtube.com/watch?v=JytXR0qzsvs).
Però il canto per essere suggestivo a volte fa a meno anche (anzi spesso) della perfezione (nell'ultima serata la cara ragazza ha preso una vistosa stecca, passata per fortuna 'sotto silenzio') ed eccoti che l'immagine, in questo caso della Zilli, diventa preponderante e vincente.
Perché tutto si può dire alla donzella meno che non abbia capito come bisogna porsi di fronte ad un pubblico conscio ormai della svogliatezza e della trasandatezza delle offerte.
La Nina sa muoversi, sa vestirsi e sembra anche suggerirci che se il tempo passa, non necessariamente si deve far strame di tutto. Se il bello è bello è giusto che sopravviva no?
Sulla base di ciò lei costruisce i suoi dischi, immergendosi completamente nelle atmosfere 'sessanta' che possono far morire di nostalgia i più tardoni e affascinare ed incuriosire le nuove generazioni.
Chi non è assolutamente a corto d'idee può riconoscere nel disco della Nina echi da clan di Celentano ('L'amore è femmina'), pene d'amore alla Little Tony ('Lasciatemi dormire'), arrangiamenti vintage da bond-girl ('Una notte'), furbate accattivanti da film anni sessanta con protagonisti Chiari, Vianello e Carotenuto ('Un'altra Estate') ed un filino di drammaturgia sentimentale, che non guasta mai ('Non qui').
Su tutti, il brano presentato a Sanremo, 'Per sempre', che effettivamente era una delle cose migliori, soprattutto per 'l'impoppamento' della Nina, di tutta la gara.
Si può dire ogni malizia: che è astuzia, che è furberia, che è mercato, che è operazione a tavolino... insomma, qualsiasi cosa, ma come ha già scritto qualcun altro, appena finito il disco vien la voglia di pigiare di nuovo il play e riascoltarlo (magari poi dopo la quarta volta lo butti via, ma va bene lo stesso così).
Nina Zilli
L'amore è femmina
Universal - 2012
A Sanremo l'acconciatura a nido di cicogna ha contribuito ad alimentare la diceria, anche se in fondo già nel precedente disco del 2010 i riferimenti alla tigre di Cremona c'erano tutti. Ma vanno fatti i distinguo: la Nina non ha la voce della Mina, né l'estensione, né la duttilità, né la drammaturgia. Tanto per dire: potrebbe mai la Maria Chiara (il suo vero nome) cantare chessò un Astor Piazzola d'annata e rendere il brano leggendario? (se non sapete a cosa mi riferisco pregasi adoprarsi per linkare il seguente http://www.youtube.com/watch?v=JytXR0qzsvs).
Però il canto per essere suggestivo a volte fa a meno anche (anzi spesso) della perfezione (nell'ultima serata la cara ragazza ha preso una vistosa stecca, passata per fortuna 'sotto silenzio') ed eccoti che l'immagine, in questo caso della Zilli, diventa preponderante e vincente.
Perché tutto si può dire alla donzella meno che non abbia capito come bisogna porsi di fronte ad un pubblico conscio ormai della svogliatezza e della trasandatezza delle offerte.
La Nina sa muoversi, sa vestirsi e sembra anche suggerirci che se il tempo passa, non necessariamente si deve far strame di tutto. Se il bello è bello è giusto che sopravviva no?
Sulla base di ciò lei costruisce i suoi dischi, immergendosi completamente nelle atmosfere 'sessanta' che possono far morire di nostalgia i più tardoni e affascinare ed incuriosire le nuove generazioni.
Chi non è assolutamente a corto d'idee può riconoscere nel disco della Nina echi da clan di Celentano ('L'amore è femmina'), pene d'amore alla Little Tony ('Lasciatemi dormire'), arrangiamenti vintage da bond-girl ('Una notte'), furbate accattivanti da film anni sessanta con protagonisti Chiari, Vianello e Carotenuto ('Un'altra Estate') ed un filino di drammaturgia sentimentale, che non guasta mai ('Non qui').
Su tutti, il brano presentato a Sanremo, 'Per sempre', che effettivamente era una delle cose migliori, soprattutto per 'l'impoppamento' della Nina, di tutta la gara.
Si può dire ogni malizia: che è astuzia, che è furberia, che è mercato, che è operazione a tavolino... insomma, qualsiasi cosa, ma come ha già scritto qualcun altro, appena finito il disco vien la voglia di pigiare di nuovo il play e riascoltarlo (magari poi dopo la quarta volta lo butti via, ma va bene lo stesso così).
Nina Zilli
L'amore è femmina
Universal - 2012
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