RECENSIONI
Joan Samson
Il banditore
Neri Pozza, Traduzione di Christian Pastore, Pag. 334 Euro 18.00
Questo libro mi ha spiazzato. Innanzitutto tutto dai richiami pubblicitari in quarta di copertina. Soprattutto uno, che dice: Se Cormac McCarthy avesse scritto Cose preziose di Stephen King, il risultato sarebbe stato Il banditore.
Io dico che se Cormac McCarthy avesse scritto Cose preziose avremmo avuto solo e soltanto Cose preziose. E poi mischiare King a McCarthy. Ma su, andiamo.
Non provate a cercare qualcosa su Joan Samson, è scomparsa nel 1976 dopo aver pubblicato Il banditore nel 1975 (attenzione, c’è chi la paragona anche alla Shirley Jackson de La lotteria).
Per quanto se ne dica sul romanzo, non è affatto una storia gialla o noir, semplicemente una vicenda che per alcuni addentellati qualcuno ha anche detto (e qui un po’ di verità ed onesta c’è) che potrebbe ricordare l’America di Trump.
Narra la vicenda di Perly Dunsmore, banditore d’asta ed anche un uomo di un certo fascino che, nel corso degli avvenimenti, comincia a depredare (uso questo termine perché non me ne viene altro) alcune famiglie tra cui i Moore, protagonisti centrali di tutto, prima perché si arricchisce la polizia del posto attraverso le aste, ma poi perché sembra che voglia depredare l’intero consesso americano.
Si arriva ad un certo punto che i Moore, ma anche altre famiglie del luogo, non hanno praticamente più nulla da offrire e l’unica possibilità di risolvere la questione è abbandonare il posto in cui vivono per rifarsi una vita altrove.
Sembra una storia ambientata negli anni quaranta/cinquanta, ma in realtà è ambientata negli anni ultimi della Samson, cioè gli anni settanta (c’è un episodio nel romanzo in cui la bambina dei Moore vede in televisione un episodio dei Muppets) e il risultato finale è un grosso incendio in cui i responsabili di tali misfatti muoiono tutti (o quasi).
A questo punto mi chiedo cosa c’entri Stephen King, cosa centri Cormac McCarthy (non dimentichiamo l’altro riferimento, Shirley Jackson) ma soprattutto cosa c’entri la bella letteratura americana del sud.
di Eleonora del Poggio
Io dico che se Cormac McCarthy avesse scritto Cose preziose avremmo avuto solo e soltanto Cose preziose. E poi mischiare King a McCarthy. Ma su, andiamo.
Non provate a cercare qualcosa su Joan Samson, è scomparsa nel 1976 dopo aver pubblicato Il banditore nel 1975 (attenzione, c’è chi la paragona anche alla Shirley Jackson de La lotteria).
Per quanto se ne dica sul romanzo, non è affatto una storia gialla o noir, semplicemente una vicenda che per alcuni addentellati qualcuno ha anche detto (e qui un po’ di verità ed onesta c’è) che potrebbe ricordare l’America di Trump.
Narra la vicenda di Perly Dunsmore, banditore d’asta ed anche un uomo di un certo fascino che, nel corso degli avvenimenti, comincia a depredare (uso questo termine perché non me ne viene altro) alcune famiglie tra cui i Moore, protagonisti centrali di tutto, prima perché si arricchisce la polizia del posto attraverso le aste, ma poi perché sembra che voglia depredare l’intero consesso americano.
Si arriva ad un certo punto che i Moore, ma anche altre famiglie del luogo, non hanno praticamente più nulla da offrire e l’unica possibilità di risolvere la questione è abbandonare il posto in cui vivono per rifarsi una vita altrove.
Sembra una storia ambientata negli anni quaranta/cinquanta, ma in realtà è ambientata negli anni ultimi della Samson, cioè gli anni settanta (c’è un episodio nel romanzo in cui la bambina dei Moore vede in televisione un episodio dei Muppets) e il risultato finale è un grosso incendio in cui i responsabili di tali misfatti muoiono tutti (o quasi).
A questo punto mi chiedo cosa c’entri Stephen King, cosa centri Cormac McCarthy (non dimentichiamo l’altro riferimento, Shirley Jackson) ma soprattutto cosa c’entri la bella letteratura americana del sud.
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