RECENSIONI
Kjell Ola Dahl
Il quarto complice
Marsilio, Pag. 331 Euro 18,00
C'ho messo un po' prima di leggerlo. Perché penso, lo crediate o no, che l'hard-boiled con la canicola non c'entra un tubo. Come mangiare una fetta di cocomero calda, o bere una lattina di coca cola poco ghiacciata. Vi chiederete: perché? E che ne so? Però c'ho riflettuto parecchio prima di mettere mano alla terza avventura firmata da Ola Dahl e pubblicata, come al solito, da Marsilio, proprio perché ho come la sensazione che sotto il solleone e con l'arsura sarebbe meglio una Agatha Christie o al massimo una Patricia Cornwell, ma i poliziotti e delinquenti che si sparano e nel migliore dei modi si tirano gli schiaffazzi... beh proprio no
E poi che ti succede? Che Il quarto complice non ha nulla di hard-boiled. E qui le cose sono due: o l'estensore della seconda di copertina non sa nulla degli autori di riferimento (che poi sono sempre quelli, c'è poco da fare) e precisamente Chandler e Hammett, oppure s'è fatto un'idea del genere che è, oggettivamente, errata e quindi, prima che possa combinarne di altre, gli si consiglierebbe una ripassatina.
Figuriamoci che quando ci siamo interessati al precedente romanzo L'uomo in vetrina, come padre putativo avevamo fatto addirittura il nome di Simenon, soprattutto, come si diceva in quell'occasione... per la dinamica delle operazioni d'investigazione.
Capisco che la contemporaneità può alludere ad un senso generale del marcio e quindi del delinquere, ma non vi è nulla di hard-boiled nella penna e nelle intenzioni di Ola Dahl. Insisto: cercherei altri 'capifamiglia' per la sua arte indagatrice.
Ma al di là delle quisquiglie e delle pinzillacchere (che non sono da sottovalutare però, soprattutto per il rispetto che si deve al lettore) Il quarto complice (come lo era stato anche L'uomo in vetrina) è un godibilissimo romanzo, da degustare in qualche pomeriggio assolato appunto, nonostante l'ambientazione sia tutt'altro (siamo a Oslo, fa un freddo terribile e in un pomeriggio di un giorno da cani, in una delle scene più belle del libro e che paradossalmente non c'entra nulla con l'intreccio poliziesco, un vecchio indiano è ritrovato sui binari della metro, in preda a confusione, perché è sfinito dal gelo e vuole raggiungere a piedi a Calcutta).
E torna la coppia già collaudata nelle precedenti avventure, Gunnarstranda e Frolich: il primo più posato e poliziottesco, il secondo più farfallone (qui si innamora della 'dark lady' di turno, sorta di deus ex machina di tutta la vicenda, e ci sbatte pure le corna) e apparentemente inconcludente, in realtà più vivace ed intuitivo di tutti.
Nei romanzi di Ola Dahl non ci sono improvvisi capovolgimenti di fronte, non ci sono 'spiazzamenti', ma gli avvenimenti sono egregiamente tenuti sotto controllo e l'indagine procede per tappe non forzate, ma assolutamente lineari. Come si suol dire; un bel mestiere ed una mano sicura.
Lo so, vi capisco, ancora uno scandinavo (anche se Ola Dahl era apparso abbondantemente prima della minacciosa e asfissiante marea 'nera' nordica), ma se i risultati sono questi, ci si può stare. Tempo e soldi spesi dignitosamente. Con questi quarti di luna...
di Alfredo Ronci
E poi che ti succede? Che Il quarto complice non ha nulla di hard-boiled. E qui le cose sono due: o l'estensore della seconda di copertina non sa nulla degli autori di riferimento (che poi sono sempre quelli, c'è poco da fare) e precisamente Chandler e Hammett, oppure s'è fatto un'idea del genere che è, oggettivamente, errata e quindi, prima che possa combinarne di altre, gli si consiglierebbe una ripassatina.
Figuriamoci che quando ci siamo interessati al precedente romanzo L'uomo in vetrina, come padre putativo avevamo fatto addirittura il nome di Simenon, soprattutto, come si diceva in quell'occasione... per la dinamica delle operazioni d'investigazione.
Capisco che la contemporaneità può alludere ad un senso generale del marcio e quindi del delinquere, ma non vi è nulla di hard-boiled nella penna e nelle intenzioni di Ola Dahl. Insisto: cercherei altri 'capifamiglia' per la sua arte indagatrice.
Ma al di là delle quisquiglie e delle pinzillacchere (che non sono da sottovalutare però, soprattutto per il rispetto che si deve al lettore) Il quarto complice (come lo era stato anche L'uomo in vetrina) è un godibilissimo romanzo, da degustare in qualche pomeriggio assolato appunto, nonostante l'ambientazione sia tutt'altro (siamo a Oslo, fa un freddo terribile e in un pomeriggio di un giorno da cani, in una delle scene più belle del libro e che paradossalmente non c'entra nulla con l'intreccio poliziesco, un vecchio indiano è ritrovato sui binari della metro, in preda a confusione, perché è sfinito dal gelo e vuole raggiungere a piedi a Calcutta).
E torna la coppia già collaudata nelle precedenti avventure, Gunnarstranda e Frolich: il primo più posato e poliziottesco, il secondo più farfallone (qui si innamora della 'dark lady' di turno, sorta di deus ex machina di tutta la vicenda, e ci sbatte pure le corna) e apparentemente inconcludente, in realtà più vivace ed intuitivo di tutti.
Nei romanzi di Ola Dahl non ci sono improvvisi capovolgimenti di fronte, non ci sono 'spiazzamenti', ma gli avvenimenti sono egregiamente tenuti sotto controllo e l'indagine procede per tappe non forzate, ma assolutamente lineari. Come si suol dire; un bel mestiere ed una mano sicura.
Lo so, vi capisco, ancora uno scandinavo (anche se Ola Dahl era apparso abbondantemente prima della minacciosa e asfissiante marea 'nera' nordica), ma se i risultati sono questi, ci si può stare. Tempo e soldi spesi dignitosamente. Con questi quarti di luna...
di Alfredo Ronci
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Kjell Ola Dahl
L'uomo in vetrina
Marsilio, Pag. 488 Euro 19,00Non so se convenga ancora dirlo, ma è ormai è un dato di fatto che la letteratura poliziesca scandinava ha fatto breccia nei nostri cuori. Notate poi: ho detto scandinava e non svedese. Certo, ormai siamo abituati a fare i conti col ciclo di Wallander di Henning Mankell, ci prepariamo a tuffarci nella Millennium Trilogy di Stieg Larsson, abbiamo preso confidenza con le istanze lesbo-femministe di Asa Larsson, ci siamo "storti" per i cambi di prospettiva di Leif GW Persson, abbiamo esultato per Hakan Nasser
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