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INTERVISTE

Intervista a Jacques Barbéri

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Nei tuoi racconti c'è un tema ricorrente: gli esperimenti genetici. Lo hai sempre trattato sin dagli esordi, quindi hai precorso gli attuali tempi in cui si discute continuamente di DNA e di genetica.



Le prime manipolazioni genetiche riuscite su batteri risalgono al 1973 e io ho pubblicato il mio primo racconto nel 1974. Si trattava del primo testo geneticamente modificato? Bando agli scherzi, se si deve avere uno sguardo critico sul comportamento umano a proposito di certe "prodezze" tecniche, nello stesso tempo non si può certamente fermare il processo e quel che mi interessa dopo la scrittura di racconti come "Mondocane" o romanzi come "Guerre de rien" è di vedere l'uomo come intenda risolverlo o come voglia integrarsi nel ciclo delle mutazioni dette naturali che hanno prodotto queste diversità di specie e di cui egli non è che un semplice rappresentante. Riannoderà i fili con l'età delle metamorfosi e delle chimere in Grecia o le distruggerà per ricreare alla sua maniera? O forse la forza d'inerzia dell'evoluzione le rimetterà gentilmente al suo posto tramite un cataclisma provvidenziale? Einstein si domandava se Dio poteva permettersi di giocare a dadi, penso che la questione sarebbe quella di sapere piuttosto con chi.



Inizialmente sei stato affiancato a un autore come Serge Brussolo. Quest'ultimo mi sembra che abbia scelto la strada piuttosto convenzionale di un noir all'americana. Tu sei sempre rimasto legato al tuo stile visionario.



Effettivamente un tempo ci avevano affiancato per quel fascino rivolto alle cose della carne, alla biologia, alle metamorfosi, ai territori del sogno. Peraltro un'influenza del surrealismo anche se penso di essere più vicino a simbolisti come Rimbaud o Lautremont. Un fascino anche per l'humour nero. In breve una letteratura fantasmatica. Ultimamente Brussolo ha effettivamente adottato delle trame molto più convenzionali per canalizzare il suo immaginario che non chiede sempre, secondo me, di venir fuori, Certo, ci si può rammaricare ma è quello che gli ha permesso di diventare un autore "popolare" e di avere delle tirature che non avrebbe potuto certo attendersi con romanzi come "Portrait du diable en chapeau melon" o "Le carneval de fer". Non vivendo esclusivamente dei miei libri, sono anche traduttore e sceneggiatore, non ho fatto quella scelta. Non so se il mio stile possa essere considerato visionario, ma se è "sentito" in questo modo sono soddisfatto lo stesso.



Perché nei tuoi racconti sono sempre presenti animali e in special modo ragni e mosche?



Mi sento molto vicino agli animali che popolano il nostro pianeta e immagino per loro il peggio anche se spero che questo non possa accadere. Intravedo un futuro dove gli animali transgenici saranno intimamente mescolati agli umani. Saranno poi, per la maggior parte, asserviti e si ritroveranno al centro di problematiche come sfruttamento e razzismo. Tra di loro non ci saranno solo quelli geneticamente modificati ma anche ibridi con elementi artificiali per essere usati come entità biotiche, interfacce informatiche viventi: un topo, per esempio, sul vostro collo potrà fare la funzione di un telefono cellulare, un polipo attaccato alla vostra nuca vi farà da assistente informatico, come base-dati. Potrà discutere con voi tramite un interfaccia collegata direttamente al cervello. Un'entità biotica dunque molto più maneggevole e conviviale dei vecchi robot dell'età dell'oro.

Gli insetti mi affascinano in particolar modo. Costituiscono un mondo insondabile e misterioso pieno di strane metamorfosi... un universo grezzo di fantascienza. Quanto ai ragni rappresentano per me la fascinazione ultima. La quintessenza del vivere:dalla tela, alla sontuosa geometria che luccica sotto il sole, al mostro acquattato nell'ombra che attacca la preda con uno spiegamento allucinate di zampe e chele pelose. L'orrore allo stato puro. Sogno e incubo messi insieme.





In Italia sono stati pubblicati alcuni tuoi racconti solo su riviste specializzate. Mai un libro intero. Hai mai avuto contatti con qualche editore italiano?



Non sono mai stato direttamente contattato da un editore italiano. Valerio Evangelisti, di cui ho tradotto due romanzi, "Black Flag" e "Antracite", una parte della raccolta "Metallo urlante" e una sua antologia (inedita in Italia) "Fragments d'un Miroir Brise, ha cercato di pubblicare il mio ultimo romanzo, "Le crepuscule des chimères, ma poi non se n'è fatto più nulla. I miei romanzi sono stati tutti pubblicati in Francia nelle collezioni di fantascienza, ma le loro tematiche particolari che mischiano "allegramente" generi e i loro caratteri a volte estremi li rendono difficili da collocare. Molto complicato sapere a chi proporli...



Sei definito uno scrittore di fantascienza ma spero che i tuoi gusti letterari non si limitino a quella. Qualche nome italiano?



Penso che Tommaso Pincio sia un grande autore. Ho letto due suoi romanzi tradotti in francese: "Un amore dell'altro mondo" e "Lo spazio sfinito". C'è un tono, un universo, un piacere dei sensi...se dovessi confrontarlo con un altro autore non sarebbe certo Thomas Pynchon, come il nome lascerebbe pensare, ma Christopher Priest, uno scrittore profondo, sottile che si attarda sui personaggi e li fa diventare le vere peripezie della storia, i motori della finzione, del desiderio, dello scritto. Accanto a Pynchon e Priest potrei citare altri autori che mi hanno regalato i primi rapimenti da lettore: James Ballard ("La mostra delle atrocità, "Deserto d'acqua") Claude Delarue ("La lagune", "L'Opera de brousse"), Le Clezio (Le Procès verbal", Les Géants"), Cordwainer Smith ("Il ciclo della strumentalità"), Philip Dick ("Le tre stimmate di Palmer Eldritch", "Ubik"). Ce ne sarebbero altri, Don De Lillo o Antoine Volodine per esempio, ma tentare di citarli tutti sarebbe umanamente impossibile.







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