CINEMA E MUSICA
Adriano Angelini Sut
Luminous conferma che gli Horrors al momento non hanno rivali.

Quarto album in studio per il gruppo di South-End on Sea. In una parabola ascendente fin dal loro esordio nel 2005, Luminuos, questo il titolo, bissa senza alcun dubbio quello splendido lavoro precedente che era Skying. E non era facile. La band di Faris Badwan doveva fare i conti con un sound passato dalla ruggine post indie punk a una dolcezza indie-spaziale, ai momenti psichedelici ragionati, intensi con cui Skying aveva incantato. Detto, fatto. Come si fosse in ascolto di una lunga traccia senza soluzione di continuità “Chasing Shadows” apre il disco con gli stessi effetti spiazzanti e ariosi che avevamo lasciato tre anni fa, e con un crescendo di chitarre e batteria come un bombardamento festoso. Il synth addolcisce gli spazi vuoti, lo fa nella più grezza ma altrettanto incantevole “First Day of Spring”, lo fa soprattutto in “So Now You Know”, uno dei due singoli lanciati prima dell'uscita dell'album, una ballata corrosiva e ipnotica che rilancia gli anni ottanta in chiave quasi progressive. E se agli inizi si poteva imputare agli Horrrors (soprattutto quelli di Primary Colors) uno scimmiottamento un po' troppo smaccato (anche se efficacissimo) di tutta la musica che era contata fin lì, oggi la loro capacità di assorbimento e riproposizione di qualcosa di personalissimo ha dell'incredibile. “In and Out of Sight” è una ballata scalmanata e sublime, ai limiti di una dance post gotica. Come se I Simple Minds rifacessero se stessi tramite dei Pet Shop Boys rock. “Jealous Sun” acidifica l'ascolto quel tanto che basta affinché “Falling Star” confermi che si può fare rock anche su linee melodiche delicate (o forse si possono trovare linee melodiche delicate anche sulla sporcizia del rock).
L'album scivola via meravigliosamente che arrivi alla fine e nemmeno te ne accorgi. “I See You” è uno dei momenti topici, è probabilmente il pezzo dell'anno, una quasi suite di 7 minuti e 33 che inchioda qualsiasi sapere musicale a quel synth ipnotico, alla voce di Faris e al suo “I can see your future... I can see it there” (beato lui, noi non lo vediamo più) come una cantilena sensuale, gioviale, che lascia spazio a quasi tre minuti e mezzo di assoli da urlo. Come si precipitasse dissolvendosi da un satellite nello spazio vuoto col sorriso di chi sa che rinascerà stella, appunto, luminosa. Eppure non è finita qui perché subito dopo “Change Your Mind” ti manda letteralmente al tappeto. Una straziante canzone d'amore che parte coi suoi lentissimi quattro quarti piacioni e ti stendono in un finale ieratico e ascetico. Se ci si aspetta un calo negli ultimi due brani si fa un errore madornale. “Mine and Yours” è lì a prolungare quest'agonia sublime di sonorità cosmiche. Mentre “Sleepwalk” con la sua apertura a martello, strugge il suo canto d'addio in una ballatona cosmico sintetica, a suo modo elegante come un look dark-glam in una festa di laurea ad Harvard. Luminous è un capolavoro assoluto, l'ennesimo della band inglese che, a mio parere, entra di diritto nell'olimpo delle più grandi di sempre.
Luminous
The Horrors
XL Recordings
2014
L'album scivola via meravigliosamente che arrivi alla fine e nemmeno te ne accorgi. “I See You” è uno dei momenti topici, è probabilmente il pezzo dell'anno, una quasi suite di 7 minuti e 33 che inchioda qualsiasi sapere musicale a quel synth ipnotico, alla voce di Faris e al suo “I can see your future... I can see it there” (beato lui, noi non lo vediamo più) come una cantilena sensuale, gioviale, che lascia spazio a quasi tre minuti e mezzo di assoli da urlo. Come si precipitasse dissolvendosi da un satellite nello spazio vuoto col sorriso di chi sa che rinascerà stella, appunto, luminosa. Eppure non è finita qui perché subito dopo “Change Your Mind” ti manda letteralmente al tappeto. Una straziante canzone d'amore che parte coi suoi lentissimi quattro quarti piacioni e ti stendono in un finale ieratico e ascetico. Se ci si aspetta un calo negli ultimi due brani si fa un errore madornale. “Mine and Yours” è lì a prolungare quest'agonia sublime di sonorità cosmiche. Mentre “Sleepwalk” con la sua apertura a martello, strugge il suo canto d'addio in una ballatona cosmico sintetica, a suo modo elegante come un look dark-glam in una festa di laurea ad Harvard. Luminous è un capolavoro assoluto, l'ennesimo della band inglese che, a mio parere, entra di diritto nell'olimpo delle più grandi di sempre.
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