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Il Paradiso degli Orchi
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INTERVISTE

Marzia Mascelli (Le Nubi edizioni)

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Domanda iniziale d'obbligo: come è nata la casa editrice, quante persone si sono imbarcate in questa impresa, quali gli obiettivi.



Le nubi sono Marco Caponera, Gianluca Reddavide e Marzia Mascelli, ex compagni d'università con idee e formazione non identiche ma certamente complementari. Della casa editrice abbiamo iniziato a discutere alla fine del 2003, e un anno dopo, quando abbiamo cominciato ad avere sentore che saremmo stati presto stanchi, troppo stanchi e frustrati dalle beghe post-universitarie, dai concorsi, dai lavori precari, dalla disoccupazione, per avere voglia di provarci ancora, abbiamo detto: "ora". Così siamo partiti senza indugi, senza soldi, senza rete, ma con molto cuore e molta voglia di fare libri. Che avessero la forma e la sostanza di quelli che noi avremmo voluto fossero come lettori, e mettere a frutto la nostra esperienza e passione verso alcuni aspetti della cultura. Gli obiettivi erano quelli che ancora sono: condividere con altri (i lettori) idee e saperi piaceri o sguardi critici o stimoli, che riteniamo non accessorie nella esistenza umana.



Sul vostro sito si legge: un catalogo nato dalla volontà di aggiungere chiaroscuro al presente. Ci spiegate meglio il concetto?



Non ci convincono i climi e le atmosfere troppo chiare, troppo limpide, troppo rassicuranti, o al contrario troppo tetre e scure. Quando ci sono le nubi, i colori delle cose cambiano, anche le profondità, non si scuriscono, non diventano neppure più chiari, ma si possono vedere con un taglio diverso, con uno sguardo che offre altri punti di vista.



Un catalogo il vostro davvero prezioso e i personaggi (intesi come protagonisti e scrittori) spesso sono borderline. Una scelta precisa quella di scovare gli emarginati o i mai 'inseriti'?



In parte è dovuta ai nostri interessi o incontri con ciò che viene dimenticato o occultato o non esposto nel panorama editoriale italiano, e questo vale sia per le letterature che per i saggi. Se in più c'è una ragione interessante e precisa, in questa distrazione o disattenzione o rimozione (e in genere c'è...), sì, è una scelta ancora più precisa. In effetti i libri che abbiamo scelto racchiudono tutti il senso della sconfitta, di un malessere personale che racchiude grande rabbia nei confronti della vita.



Vorrei banalizzare: se si apre la pagina del catalogo sul vostro sito appare un disegno di due poliziotti che trascinano un uomo col basco. Un'immagine perfetta che riproduce il potere e chi di questo è vittima.



E' un disegno di Virginia Bray, che si è occupata di molte nostre copertine, ed è ispirato a una foto di Errico Malatesta, il più grande anarchico italiano che abbiamo chiamato ad aprire la nostra collana saggistica. E' impossibile pensare alle parole, ai saperi, ai libri e alla vita senza pensare a questo rapporto. Si può volutamente o non volutamente dimenticare, posporre, tenere in filigrana, ma è impossibile, no? Però i poliziotti sono due: ci piace pensare che uno sia il potere e l'altro la realtà: sono i due bravi poliziotti - esterni ed interni – che procedono quotidianamente alla nostra identificazione, ci dicono chi siamo e come dobbiamo essere: anarchici, pacifisti, violenti, precari, comunisti, cittadini con diritti, radicali, oppositori del sistema, ecc. ecc. Ci incardinano a una vita che non ci piace, ci danno una patente rassicurante, o se vuoi ci affondano a mezza gamba in una paludosa retorica e grammatica dello stare al mondo. Noi cerchiamo di non crederci.



Una delle vostre ultime proposte, e che il Paradiso ovviamente ha trattato, riguarda una preziosa scoperta: Roberto Mariani, uno scrittore argentino che è 'sconosciuto' anche in patria e che se non è caduto nel completo oblio lo dobbiamo prima al grande Soriano ed ora alle Nubi edizioni. E' stato un lavoraccio 'scovarlo'?



Ci piace la fiera del libro di Roma perché incontriamo direttamente i lettori e i critici e i giornalisti (cosa che in genere non avviene perché siamo degli editori poco mondani...). A volte sono incontri piacevoli o di reale scambio. Durante uno di questi incontri, Riccardo De Gennaro, che conosceva già il nostro lavoro, ci disse: "ci starebbe bene, nel vostro catalogo, un certo Mariani" che la lettura di Soriano gli aveva suggerito; sul retro di uno scontrino appuntammo il nome e dopo più di due anni, tra ricerca valutazione e traduzione, ecco i Cuentos pubblicati.

Difficile, in parte sì, perché la casa editrice di Buenos Aires da cui abbiamo acquistato i diritti, è anche lei piccola, indipendente e invisibile e poco duttile, aggiungo, come noi. Ma alla fine, dopo esserci annusati a lungo e a volte ringhiati, ci siamo riconosciuti amici.



Domanda schietta e diretta: come fate a 'campare' considerando lo stato dell'editoria nostrana?



Attualmente la nostra è una resistenza alla chiusura. Non campiamo, e ciò che è più grave (perché per campare abbiamo dovuto fare sempre anche altro), è che non possiamo portare a realizzazione progetti che avevamo. Non ce la faremo a lungo se le cose continueranno così. La resistenza è imposta da difficoltà economiche comuni e banali, ma anche da quelle derivanti da una invisibilità che invece, a nostro avviso, trova origine in una volontà politica ed economica istituzionale e lobbistica che ha altre priorità rispetto al sostegno di realtà culturali indipendenti, siano esse case editrici, librerie, gruppi musicali o teatrali. E che anzi, sempre con meno pudore ostenta la volontà di non fargli fare neppure la prova del mercato, ma farle sparire prima.

Il problema è che tutto ciò ora (tranne alcune eccezioni resistenti anche loro, evidentemente) trova il sostegno anche di molti addetti al settore che parlano e scrivono come cerchi d'eco infiniti sempre delle stesse categorie rassicuranti di libri e sempre con le stesse parole, da una rubrica all'altra, da un programma all'altro, da un settimanale all'altro. È tutto molto noioso.

Ma, per quanto ci riguarda, riconosciamo anche, di mancare di quella furbizia commerciale che ci permetterebbe di sopravvivere.



Romanzi e saggi, ma nel vostro catalogo manca la narrativa contemporanea. Una valutazione mirata vista la pessima qualità del momento?



È vero, c'è solo un titolo di narrativa contemporanea ed è un libro di una giovane autrice basca, Ixiar Rozas. Ma se è vero che ci è capitato raramente di essere stati fulminati da letture di iper-contemporanei come lo siamo più sovente dalla saggistica o da narrative meno attuali. Ma molto è dato dalla consapevolezza di non poter supportare con forza sufficiente (non avendone neppure per noi) la promozione di un'opera e di autore che non abbiano alcun tipo di riconoscibilità né in Italia né fuori. E non essendo noi di quelle case editrici che fanno pagare la pubblicazione all'autore, non ci possiamo permettere più di questo per ora. Lo dico con rammarico, perché in questi anni alcune cose belle e in linea al nostro catalogo sono arrivate, e solo con grande rammarico abbiamo detto di no.



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