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CINEMA E MUSICA

Adriano Angelini Sut

Morrissey non si smentisce. Il nuovo album o piace o non piace. E se provassimo a stare nel mezzo?

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D'accordo non è “You Are The Quarry. Il nuovo album dell'eterno ex front-man degli Smiths, “World Peace is None of Your Business” già dal titolo disorienta. Cinque anni di assenza sono tanti, soprattutto se finora ha sbagliato pochissimo nella sua stupefacente carriera solista. Amato, odiato, schernito, adulato, l'inglesino di Manchester ormai splendido 55enne, dopo aver dato alle stampe una brillante autobiografia dove dimostra, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la sua grandezza letteraria, sforna il decimo album in studio. E il risultato non è così scontato.
L'album parte sornione con la title track che francamente non decolla mai. Un ballatone morriseyano  più sdolcinato che dolce che scivola via senza eccessi. Più convincente Neal Cassidy Drops Dead che inizia a graffiare e a ridarci il Morrissey umorale che tanto ha dato al rock contemporaneo. Nella prima settimana l'album è arrivato al numero 2 in Inghilterra, al 2 in Danimarca, e al 4 in Irlanda segno che le sue tracce le ha lasciate subito. Bisogna scorrere le canzoni, farle girare nelle orecchie per un po', I'm Not a Man è un altro gingillo neodandy, lamentoso, triste e in crescendo, un po' la cifra stilistica di tutto l'album. Un album più cupo del solito, venato da una malinconia da impotenza esistenziale; da chi ha già graffiato e ora mostra le unghie sanguinanti.
Si sale, di molto, con il secondo singolo, Istanbul, che ci riconsegna il primo Morrissey, quello di “Viva Hate”, quello che ci piace tanto e ce lo fa riconoscere all'istante. Belle e convincenti le chitarre, pezzo armonioso e delicato. Earth is the Loneliest Planet è il terzo singolo, un ibrido mezzo flamencheggiante con acuti smithsiani non troppo calcati. Ma non scalda nonostante un'energia studiata per farlo. Si fa apprezzare come un qualcosa di bello che avrebbe potuto essere. Staircase At The University, che probabilmente era pensata per passare in sordina, è invece gioiosa e ridanciana, e a suo modo convincente. Kiss Me a Lot è a mio avviso la ballata più riuscita, trascinante e acuta come solo la sua voce sa (“kiss me all over again” e fiati in sottofondo che incedono alla perfezione), anche questo pezzo, probabilmente, pensato per passare in secondo piano. Smiler With a Knife è un interludio chitarra voce e qualche accorgimento di piano in linea con la tenera melanconia dell'album, intensa. The Bullfighter Dies è il quarto singolo e, secondo me, uno dei meno felici, due minuti di scopiazzatura dal passato che francamente hanno poco senso. Kick The Bride Down The Aisle riporta il ritmo all'uniformità dell'intero album a cui, se proprio va riconosciuta una pecca, è quella di non essere né Morrissey né Smiths. Troppi tratti ibridi che forse nascondono una carenza di idee, o forse un cambio di registro a cui guardare con speranza per il futuro. Mountjoy ci regala un ballatone chitarra e voce monocorde, esasperato, quasi uno storytelling a preludere la chiusura con Oboe Concerto, più leggiadra e sinfonica ma, anche qui, venata da una cupezza di fondo un po' piatta. Nel complesso, l'album la sufficienza la merita, se non altro perché dopo quasi vent'anni di carriera solista riuscire ancora sfornare un album del genere, visto il livello dei suoi contemporanei, non può che fargli onore.


“World Peace is None of Your Business”
Morrissey
Harvest/Capitol
2014



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