CINEMA E MUSICA
Alfredo Ronci
Prima o poi sarebbe arrivato l'omaggio a Vic Chessnut: 'Demons' dei Cowboy Junkies.

E' passato un anno e mezzo dalla morte, anzi meglio sarebbe dire, dal suicidio di Vic Chessnut per overdose. E finalmente un gruppo ha pensato bene di rendergli omaggio con una manciate di canzoni intense e drammatiche.
I Cowboy Junkies non sono nuovi a cover, ma in questo disco, nonostante il cantato della vocalist Margo Timmins sia per certi versi diverso da quello dello sfortunato artista (pensiamo all'influenza che Chet Baker ebbe per Chessnut e come quest'ultimo riuscisse ad affrontare classici jazz con la semplicità e tensione del suo vibrato. Un esempio per tutti? La riproposizione di 'Fodder on her wings' evergreen di Nina Simone e che noi orchi abbiamo 'postato' alla notizia della morte del cantautore) si avverte una sospensione drammatica, quasi aleggiasse sul disco il fantasma dello scomparso.
Con assoluta naturalezza e mantenendo il loro stile personalissimo e riconoscibilissimo, I Cowboy Junkies fanno loro una parte esima del repertorio di Chessnut: tre brani, ed esattamente 'Strange language' (straziante autobiografia: sulla scogliera dove vorrei essere, per tormentare le pagine della storia, i miei piedi freddi penzoloni, il gesticolare delle mie braccia ossute evocano un pezzo piccolo di quella storia) 'Wrong piano' (decisamente aggressiva) e 'Betty lonely' sono tratti da Is the actor happy?. Il resto è variamente distribuito tra la rimanente discografia.
Il lavoro sembrerebbe un atto dovuto: crediamo invece che sia un sentito riconoscimento ad cantautore sfortunato ma di sensibilità straordinaria. Ed il risultato è assolutamente convincente: come si fa a restare immuni dal fascino elegante di 'Flirted with you all my life'? O dalla languida ballata 'See you around'?
Le atmosfere non sono mai rilassanti: 'Supernatural' (tratto da Drunk – ubriacato da cosa?? - ) riflette la condizione difficile di un uomo alle prese con gli stupefacenti (Ho volato per la piccola stanza col Demerol endovena...)
Ci piace pensare che Chessnut da lassù abbia espresso un giudizio più che positivo (tra l'altro collaborò coi Cowboy Junkies in un loro album, esattamente Trinity Session). E' vero, l'impressione iniziale è che le due realtà musicali siano un pochino distanti, ma la coerenza e la uniformità dell'arte dei Cowboy Junkies colmano un apparente gap.
Cowboy Junkies
Demons
Cowboy Junkies Inc. - 2011
I Cowboy Junkies non sono nuovi a cover, ma in questo disco, nonostante il cantato della vocalist Margo Timmins sia per certi versi diverso da quello dello sfortunato artista (pensiamo all'influenza che Chet Baker ebbe per Chessnut e come quest'ultimo riuscisse ad affrontare classici jazz con la semplicità e tensione del suo vibrato. Un esempio per tutti? La riproposizione di 'Fodder on her wings' evergreen di Nina Simone e che noi orchi abbiamo 'postato' alla notizia della morte del cantautore) si avverte una sospensione drammatica, quasi aleggiasse sul disco il fantasma dello scomparso.
Con assoluta naturalezza e mantenendo il loro stile personalissimo e riconoscibilissimo, I Cowboy Junkies fanno loro una parte esima del repertorio di Chessnut: tre brani, ed esattamente 'Strange language' (straziante autobiografia: sulla scogliera dove vorrei essere, per tormentare le pagine della storia, i miei piedi freddi penzoloni, il gesticolare delle mie braccia ossute evocano un pezzo piccolo di quella storia) 'Wrong piano' (decisamente aggressiva) e 'Betty lonely' sono tratti da Is the actor happy?. Il resto è variamente distribuito tra la rimanente discografia.
Il lavoro sembrerebbe un atto dovuto: crediamo invece che sia un sentito riconoscimento ad cantautore sfortunato ma di sensibilità straordinaria. Ed il risultato è assolutamente convincente: come si fa a restare immuni dal fascino elegante di 'Flirted with you all my life'? O dalla languida ballata 'See you around'?
Le atmosfere non sono mai rilassanti: 'Supernatural' (tratto da Drunk – ubriacato da cosa?? - ) riflette la condizione difficile di un uomo alle prese con gli stupefacenti (Ho volato per la piccola stanza col Demerol endovena...)
Ci piace pensare che Chessnut da lassù abbia espresso un giudizio più che positivo (tra l'altro collaborò coi Cowboy Junkies in un loro album, esattamente Trinity Session). E' vero, l'impressione iniziale è che le due realtà musicali siano un pochino distanti, ma la coerenza e la uniformità dell'arte dei Cowboy Junkies colmano un apparente gap.
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Demons
Cowboy Junkies Inc. - 2011
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