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Il Paradiso degli Orchi
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I Classici

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Alfredo Ronci

Un maestro, disperato tra i disperati: Lorenzo Viani e il suo 'Angiò, uomo d'acqua'.

Qui non si può parlar d'arte, ma solo di letteratura: non un limite, ma una necessità. Altrimenti non basterebbe spazio per studiare Viani e la sua statura di pittore.
Andiamo sullo scrittore, che conosciamo meglio e che più s'addice all'occasione. Sullo scrittore e sulle 'sue' creature, quelle che amò e sulle quali costruì un universo letterario, ma che era solo specchio della vita: i reietti, i diseredati, gli esclusi, gli emarginati, i disgraziati, i soli e disperati.
Non è facile raccapezzarsi sull'opera narrativa di Viani ma, in questa, un punto solido e in comune v'è: l'amore per il diverso, colui che la società emargina, vuoi per condizioni 'oggettive', vuoi per gli accadimenti incerti del destino.

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Alfredo Ronci

Il vittoriniano, fosco, romanzo di Vasco Pratolini: 'Un eroe del nostro tempo'.

Nel sentiero dei nidi di ragno Calvino si chiede in che modo la crudeltà dei partigiani è legittima, mentre non lo è quella fascista (si riferisce al drammatico episodio della vendetta di quattro cognati calabresi nei confronti di un prigioniero fascista). Gli viene in aiuto un 'suo' stesso personaggio che gli dice che basta sapere dove va il senso della storia per comprendere la giustezza delle azioni.
Non vorremmo riaprire qui la diatriba sulla riconciliazione nazionale e sulla proposta di Violante: è soltanto un approccio, per nulla slegato, al romanzo di Vasco Pratolini.

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Alfredo Ronci

Più che una rimostranza su 'Il bell'Antonio' di Vitaliano Brancati.

Era un bel dire quello del Pedullà, quando affermava che il novecento letterario fu soprattutto dell'umorismo e del comico: Palazzeschi, Bontempelli, Pirandello, Campanile, Malerba, Gadda... insomma un plotone di nomi (l'elenco intero sarebbe assai noioso) 'pesanti' che utilizzò, con piacimento, l'arte doppia della tragedia in farsa o viceversa.
Manca oggidì questa regola: eppure se l'uomo del secolo scorso, ai primordi della psicanalisi, intuiva le nevrosi,

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Alessio Parretti

Carneficina pop: "American Psycho" di Bret Easton Ellis.

Come una cena indigesta genera brutti sogni, per lo stesso principio American Psycho appare stilisticamente come il risultato di un'abbuffata a base di cultura pop. Sembra che Easton Ellis abbia ingurgitato decine di sit-com e magazine, video clip e talk show, metabolizzandone il linguaggio e reinvestendolo in quella che, forse, è la più feroce satira esistente di un certo spicchio di mondo. Parliamo del mondo del vero lusso, dei giovani rampanti nella New York degli anni ottanta.
Easton Ellis sceglie di raccontarcelo attraverso la prima persona, e impariamo subito che il suo protagonista, Patrick Bateman, è dotato di invidiabile gusto estetico e di uno sguardo ultracritico.

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Giovanna Repetto

Futurista e seduttore : 'Come si seducono le donne' di F.T. Marinetti.

Non potendo avere tra le mani l'originale, mi sono accontentata di un curioso libro trompe-l'oeil, astutamente antichizzato. Copertina ingiallita e stazzonata, ma è tutto finto. All'interno l'illusione prosegue con i caratteri d'epoca, e con la presenza di alcune pagine numerate ma prive di testo, così lasciate da un drastico intervento della censura. Un prodotto spaventosamente kitsch ma, perché no, divertente nella sua ingenuità evocativa. Il testo ha tutti i caratteri del futurismo: scoppiettante, tracotante, iconoclasta e generosamente eccessivo.

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Alfredo Ronci

Il bisogno della classicità: 'Michelaccio' di Antonio Baldini.

Scriveva Bino Sanminiatelli a proposito di Antonio Baldini nel suo Il permesso di vivere (da noi recentemente presentato, sempre in questa sezione): Ma non posso togliermi, di fronte a lui, un'ombra di soggezione per quella sua grande disinvoltura di scrittore principe che prima di scrivere sembra fecondi la pagina, per la sua prosa invulnerabile, per la sua esigente riservatezza, per il ricordo della Ronda, di quel movimento di letterati aristocratici, la cui humanitas fu una specie di scoperta della civiltà letteraria italiana.

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Alessio Parretti

Diario di uno scadente sabato sera: "I Miei Luoghi Oscuri", di James Ellroy

Non sarebbe stato possibile concepire un libro simile, prima che fossero trascorsi decine di anni dai fatti narrati. Ellroy ha avuto la necessità di essere cinico, chirurgicamente freddo, per indagare quella che forse è la fonte del suo stesso talento, o quantomeno ciò che ne ha caratterizzato l'ispirazione. Gli è occorso farlo con circospezione e delicatezza, affinché il riavvicinamento non ne prosciugasse la vena, perché l'emozione non si tramutasse in sentimentalismi da quattro soldi, carta straccia, per intendersi.

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Alfredo Ronci

Tra istinto e dovere: 'Il previtocciolo' di Don Luca Asprea.

Uno dei romanzi più belli degli anni settanta, uscito per la collana 'Franchi Narratori' della Feltrinelli, inaugurata da un libro su uno psicopatico e successivamente da un diario di un omosessuale!
'Provocatorio' in qualche modo vuol essere anche questo testo su cui, però, privilegerei la natura dell'istinto a quella della sociologia o addirittura del dovere.
Illuminante a tal proposito una frase tratta dall'introduzione di Franco Cordero, riguardante il tema principale della storia (a suo e mio giudizio):

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Alfredo Ronci

Moderno, ma marxista? Meglio contemporaneo: 'I piacevoli servi' di Piergiorgio Bellocchio.

Inoltriamoci nel dubbio: è la sola ed unica carta per comprendere al meglio un lavoro come I piacevoli servi. Non si ha nemmeno certezza assoluta della comprensione del titolo, per quanto una suggestione data dagli 'indizi' ci faccia propendere per una soluzione, ed espressione, quanto mai spiccia e popolare: servi del potere e delle consuetudini borghesi (sulla piacevolezza il 'supporto' potrebbe essere linguistico). In fondo i protagonisti dei tre racconti che compongono il libro non sono effettivamente schiavi del sistema? Sistema che li stritola e li costringe (due casi su tre) al suicidio?

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Alfredo Ronci

Una storia piccolo-borghese per uno scrittore moderno: 'La controfigura' di Libero Bigiaretti.

1968. Al di là della mitologia, l'anno in questione è indispensabile per capire il romanzo di Bigiaretti ed il percorso letterario, e nello stesso tempo evolutivo, dello stesso autore.
Partiamo da quest'ultima considerazione: fin dagli esordi Bigiaretti affrontò il discorso dell'incomunicabilità e comunque di una sottile analisi dei sentimenti, mai disgiunto da una salda condizione morale e politica. Forse La controfigura rappresenta un rito di passaggio nella stagione letteraria dello scrittore marchigiano:

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