I Classici

Una bella sorpresa: “Ognuno con la sua miseria” di Agostino Degli Espinosa.
Di fronte a questo testo ho dovuto combattere contro la mia ignoranza. Anzi, doppia ignoranza. La prima: l’autore. Di lui sapevo ben poco e non crediate che sui saggi o sulle antologie in genere ci sia granché.

Solo e solitario ed unico: “La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini” di Cesare Zavattini.
Scriveva Malerba: Diciamo invece che Zavattini ha suonato per mezzo secolo, con malinconica ossessione, tutte le note della tragedia.

Giusto qualcosa che non va: “La stanza del vescovo” di Piero Chiara.
Diceva Walter Pedullà tempo fa a proposito di Piero Chiara: Il romanziere accompagna l’irresistibile vocazione al racconto con il più accorto mestiere: geometria di composizione, solidità di architettura, abilità mimetica nell’ambientazione e nella resa del dialogo

Ancora lui, ma è un’ossessione! “La donna del lago” di Giovanni Comisso.
Ho intitolato il pezzo “Ancora lui, ma è un’ossessione”. A dir la verità un po’ di ragione c’è, visto che ormai questa è la sesta volta che Giovanni Comisso compare nella rubrica dei classici.

Un giallo come un altro?: “Doppia morte al Governo Vecchio” di Ugo Moretti.
Cosa dire di uno scrittore che nasce come osservatore della grande città (della capitale) e poi si trasforma in un narratore giallo con tutti i crismi, tanto da assomigliare a qualcuno ma in realtà invece no?

Quel che resta: “L’aria che respiri” di Luigi Davì.
Di questi tempi si dice sempre che, per far vendere un prodotto, in questo caso editoriale, gli esperti del settore se ne inventano di tutti i colori.

Un nome da rivalutare. “Schiaccia il serpente” di Mauro Curradi.
C’è un sito internet che è segnato come “Alla ricerca delle rare edizioni dei libri di Mauro Curradi”, stando a significare, e lo dico soprattutto per i lettori, la difficoltà ad avere tra le mani un libro appunto di questo autore.

Un’ipotesi di suggestione: “Macingu” di Pietro A. Buttitta.
Pietro A. Buttitta. Siciliano di nascita, si trasferì a Firenze dove ottenne la laurea in Scienze Politiche. Ben presto divenne collaboratore della Rai

Beati qui in grammatica moriuntur: “Racconto grammaticale” di Leo Pestelli.
Noi che studiamo e ci divertiamo (a volte, non sempre) a leggere i “nostri” classici e ad interpretarli a volte diversamente dal solito (il solito, in genere, è la nostra pletora di individui che si fanno passare per critici letterari)

Ma se il giudizio ‘positivo’ non fosse del tutto vero? “La pelle” di Curzio Malaparte.
Perché nel titolo dico questo? Andiamo con ordine. Nel parlare in modo entusiasta del capolavoro di Malaparte, e cioè Kaputt (in questa rubrica, tempo fa), tra le altre cose dicevo
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