Racconti

L'uso del coltello
Rosse, verdi, gialle, qualcuna anche blu, ma soprattutto di plastica rosse e di legno.
Si erano conosciuti anni prima a una festa di capodanno a Macerata, in un ristorante dove lavorava il fratello di lui. Si erano conosciuti e si erano piaciuti subito. Lui ancora studiava a Bologna, all'Università. Lei invece aveva finito da poco le superiori e lavorava come ragioniera in una fabbrica di strumenti musicali a Castelfidardo.

Il dentista
La giornata comincia su un binario. Meglio ancora, il risveglio. Prima ancora, il camminare.. Il viale, vestito di alberi e di movimenti meccanici. B...pensa ai suoi sogni: (...)

Vienna per due
Sosto sotto a un balcone, frugando nella borsa. La pioggia, adesso incessante, mi ha colto impreparato all'angolo di Corso Butera. Ho l'abitudine di portare con me, sempre, un piccolo ombrello, presente di amici ormai lontani. Lo tengo nelle viscere della tracolla, per l'evenienza dico sempre. E oggi l'evenienza è arrivata, finalmente.

La città cancellata.
Il viaggiatore che giungesse a Leonora dalle bianche torri potrebbe pensare a uno scherzo: per quale altro motivo infatti le carte geografiche dovrebbero segnalare con grande evidenza una città che invece non esiste?

Qui riposa il Toro.
Era ancora inverno. La luce entrava storta, come se qualcuno o qualcosa all’esterno, la indirizzasse a suo piacimento. Sembrava quasi un gioco spietato

La mosca
Una mattina, svegliandosi da sogni inquieti, Giuseppe Riva si trovò nel suo letto in uno stato di confusione.

Diciotto metri quadrati.
Ogni mattina la chiesa davanti a casa mi butta giù dal letto alle otto e trenta in punto. Da ormai due anni ho smesso di mettere la sveglia poiché ci pensano le campane.

Dispositivi mobili
Era comodissimo entrare nella propria auto e avere già il proprio dispositivo connesso automaticamente. Così il flusso non si arrestava, non si notavano sbavature, interruzioni.

Quella volta il vento...
Galleggiavo intorpidita, in quell’opprimente pomeriggio di un’estate giaguara, schiacciata da un’aria greve che, immobile, calava le palpebre, arrancava il respiro.

L'appartamento
Nel corso della mia vita avevo abbandonato tutto e tutti e, a loro volta, tutti, con la pochezza del loro tutto, avevano altrettanto rinunciato a me. Come quell’appartamento, possedevo corridoi labirintici dove smarrirsi e zone nere che creavano una sorta di disagio nel prossimo.
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