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RECENSIONI

AA. VV.

Pintxos. Nuovi racconti baschi

Gran Vìa Edizioni, Pag. 221 Euro 16,00
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In questa raccolta di "bocconcini" (pintxos) figurano quattordici autori baschi, tradotti direttamente in italiano dalla lingua euskara. Ogni Autore precede il suo racconto presentandosi con una piccola autobiografia, che è a sua volta un racconto fra i racconti. Ne scaturiscono autoritratti molto personali e a volte caratterizzati da sorprendente modestia. Ho avuto alcune ambizioni, - confessa Pello Lizarralde - ma mai quella di essere scrittore professionista. Tutti descrivono il proprio rapporto con la scrittura, finendo per collocarsi in due categorie: gli scrittori per caso e gli scrittori che si sentono tali fin dalla nascita. Alcuni tengono a precisare di sentirsi scrittori di racconti, distinguendo decisamente il genere del racconto da quello del romanzo. Date una valigia a un romanziere e vi organizzerà un trasloco. - dice Harkaitz Cano - Chi scrive racconti, invece, metterà in valigia solo ciò che serve. Iban Zaldua invece cita A. Bierce: un romanzo è un racconto quando si gonfia...

Questi scrittori hanno molto in comune, oltre al forte senso di appartenenza, testimoniato dalla scrittura in lingua basca, (una lingua misteriosa, imparentata con nessun'altra) e per qualcuno anche dalla militanza attiva (Sarrionandia è tuttora latitante). Hanno in comune un linguaggio assolutamente semplice, a tratti quasi ingenuo, composto preferibilmente da periodi brevi e asciutti, assemblati come le tessere di un mosaico a formare immagini di intensa suggestione. Poco importa che il rapporto con l'oggetto della narrazione spazi dall'iperrealismo (Un ange passe) al surreale (Un vagone nella pianura) al fiabesco (Gubbio). C'è in tutti come un parlare sottovoce, un senso di attesa che dà sapore di mistero anche agli eventi più banali. C'è un sentore di ferite nascoste, che generano insieme rassegnazione e lucida follia. Non si può fare a meno di notare, per esempio, l'analogia fra le protagoniste femminili, per altro molto distanti, dei racconti Un bacio al buio di Javi Cillero e Come gli annegati in superficie di I. M. Iraola. L'una vive nell'ombra del figlio lontano (poi scopriremo quanto lontano), l'altra nel ricordo del marito morto (e vedremo come). A volte la ferita è inferta dalla guerra, ma entra in risonanza con ferite più profonde e intime. E' il caso del protagonista di Nero come il carbone, di Xabier Montoia, che esce dal suo doloroso isolamento di adolescente omosessuale (nel 1937!) attraverso un'iniziazione di commovente delicatezza, strappata fra le maglie di eventi crudeli come il bombardamento di Guernica.

Tutti i racconti sono buoni, ed alcuni eccellenti. Qualcuno parla un linguaggio così sommesso da passare quasi inosservato alla lettura, finché non si scopre che ha lasciato dietro di sé una risonanza persistente. E' il caso del già citato Un ange passe, di Pello Lizarralde, in cui si arriva alla fine senza che apparentemente sia accaduto nulla. Invece è una sequenza di vita accuratamente ritagliata dal flusso del tempo e impregnata dall'evidenza di ogni dettaglio della realtà; la descrizione scarna offre al lettore un impatto emozionante proprio per la possibilità di riconoscervi gli elementi del quotidiano. E in questo quotidiano, ancora una volta, si nasconde una ferita segreta.

L'introduzione di Mari Jose Olazireghi, docente di Letteratura Basca e approfondita cultrice della materia, fa di questa raccolta una raffinata operazione culturale.



di Giovanna Repetto


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