Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Il Paradiso degli Orchi
Home » Recensioni » ACAB (All cops are bastards)

Pagina dei contenuti


RECENSIONI

Carlo Bonini

ACAB (All cops are bastards)

Einaudi stile libero, Pag. 191 Euro 16,50
immagine
Che cosa hanno in comune il poliziotto Michelangelo Fournier, gli ultras napoletani del Niss (Niente incontri solo scontri), quelli della Roma e della Lazio legati ai movimenti politici di destra, i rumeni e gli extracomunitari, i clandestini dei Centri di Prima Accoglienza, i celerini come 'Drago' e 'Sciatto', gli scontri di Pianura a Napoli contro la discarica, i feriti (alcuni rovinati a vita) del G8 di Genova del 2001, la morte della signora Reggiani avvenuta a Roma vicino la fermata metro di Ponte Milvio? Apparentemente nulla se non che appartengono tutti, almeno per qualche giorno, alla galassia delle notizie di cronaca che riempiono le prime pagine dei giornali e gli strilli dei TG.

In realtà, in questo docu-romanzo di Carlo Bonini, giornalista di Repubblica, tutte queste comparse da cronaca diventano personaggi di una storia che li lega molto da vicino. In bilico fra fiction e saggistica, Acab (acronimo che sta per all cops are bastards – tutti i poliziotti sono bastardi, lo slogan di una celebre canzone skin degli anni '70) tesse una tela pericolosa. Perché Fournier lo troviamo a Genova a capo del VII nucleo speciale, quello della 'macelleria messicana' da lui stesso descritta durante il processo per gli scontri, e lo ritroviamo dopo sette anni a Pianura, stavolta impotente di fronte ai camorristi e ultras (o camorristi ultras?) che hanno fatto le barricate contro, appunto, la discarica, redarguito da uno zio napoletano che fa il ristoratore e gli spiega che è inutile che si affanna a fare il poliziotto 'buono' quando il mondo va così da sempre. Perché le vite di Drago e quelle degli ultras romanisti e laziali, dai pittoreschi soprannomi come 'Vampiro', non sono soltanto contingue perché si incrociano negli stadi ma incarnano una specie di perenne lotta fra poveri (gli ultras sono, di fatto, in maggioranza, i nuovo sottoproletari e i poliziotti, come nel '68 disse Pasolini nella discussa poesia "Il PCI ai giovani" sono ancora i figli dei poveri – dei poveri piccoli borghesi di oggi); una lotta strumentale al Potere che attraverso la strada, i suoi morti e i suoi feriti, controlla che tutto vada come deve andare e che gli scontri rimangano lì dove sono più ininfluenti (ricordate piazza Navona lo scorso inverno preannunciata dalla Cassandra pazza ex presidente della Repubblica?).

Le storie di tutti i nostri nuovi eroi metropolitani sono storie di esasperazione, di rivincite, ripicche; il ragazzetto beccato all'Olimpico in procinto di scavalcare dai Distinti alla Curva Sud denuncia il celerino, 'Sciatto', perché gli avrebbe spaccato due incisivi, in sede processuale però la sua versione fa acqua e il poliziotto viene assolto. I borgatari ultras romanisti e laziali si radunano come gladiatori in difesa della romanità contro i nuovi barbari rumeni dopo l'omicidio della Reggiani e causano la vendetta di Torre Gaia. A Genova durante gli scontri del G8 del 2001 Fournier e compagni vengono addestrati (per uccidere?) per massacrare i black block (con i Tonfa, manganelli duri come il marmo) e si accaniscono contro gli inermi per dare una dimostrazione (non si sa a chi), mentre nel 2007, dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri nell'autogrill dell'autostrada Roma-Firenze, ucciso con un colpo di pistola dall'agente Spaccarotella per un altro oscuro motivo, i tutori dell'ordine vengono massacrati davanti alla stadio dalla nuova alleanza di gladiatori ultras romanisti e laziali; 58 feriti fra le forze dell'ordine (Fournier e Drago sempre presenti) e assalto alla Caserma di Polizia di Via Guido Reni, quartiere Flaminio. C'è di che riflettere dopo la lettura di Acab. Non lo faranno i soliti in malafede. Non lo farà chi ha interesse a che rimanga tutto esattamente così. Scontri fra poveri disgraziati (poliziotti e Ultras, poliziotti e presunti no global e/o black bloc o disoccupati che siano, poliziotti e cittadini incarogniti dalle decisioni prese dall'alto, tipo le destinazioni delle discariche o degli inceneritori). Bonini, a differenza di De Cataldo, ha il pregio di non voler fare un best-seller con i truculenti temi della cronaca contemporanea, non fa diventare idoli i suoi protagonisti, non fa uno spot pro poliziotti/ultras/no global come l'altro per la Banda della Magliana. E' un onesto lavoro, un po' furbo (ma tant è) che chiarisce parecchie cose di una strategia della tensione che non è mai morta e che prosegue indisturbata sulle nostre strade. La Cassandra pazza docet. Ascoltatela quando vaticina. Ha ancora molto da dire.



di Adriano Angelini


icona
Gustoso

CERCA

NEWS

RECENSIONI

ATTUALITA'

RACCONTI

SEGUICI SU

facebookyoutube