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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

L.R.Carrino

Alcuni avranno il mio perdono

edizioni e/o, Pag. 216 Euro 15,00
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Ohibò. Carrino…
L’avevo quasi dimenticato.
Come quando si mangia un bel piatto di peperoni e poi ci si accorge che s’è ingoiata anche la buccia e il tutto torna su (… si ripropone).
Lo confesso.  Ho abbandonato Carrino dopo  Acqua storta. Perché dirà qualcuno? Francamente non lo so e sinceramente non ci perdo il sonno. E’ capitato così e fa parte dell’andamento lento della nostra esistenza.
Però in quel libro c’era un’aura di poesia che difficilmente si trova nella nuova narrativa (e non era la faccenda gaya di Acqua storta a farmelo piacere… per carità). C’era una costante differenziazione con altri prodotti che me lo rese affascinante e maturo.
Ora arriva questo Alcuni avranno il mio perdono. Si capisce subito che Carrino costruisce storie che poi si riallacciano (pensiamo  a Mariasole); una sorta, cioè, di continuum  dell’anima e della scrittura. E quel che esce fuori, a volte, è un’esperienza poetica e fuori dagli schemi. Pur essendo, ahimé, nel pieno di essi.
Alcuni esempi:
La Chiesa di piazza dei Miracoli tiene gli occhi neri come due cerini spenti (pag. 11).
Il sole cala la capa dietro il Maschio Angioino, marzo ha allungato veloce le giornate una dopo l’altra e Antonio tiene già aprile negli occhi vivi vivi  (pag. 23).
Antonio ha diciassette anni da compiere, sulla faccia l’odore di una sera bella che Napoli fa freschissima a fine giugno e sul petto, tatuato a lettere gotiche, il nome di nostro padre Giovanni  (pag. 70).
Potrei proseguire ancora, ma non serve a nulla. Chi mi conosce ha già capito. Qui, in questo libro c’è abbastanza per piacere e qualcosa che non quadra. La solita.
Un mangiabile, tutto sommato, che non stona.

di Alfredo Ronci


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Mangiabile


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L.R.Carrino

Acqua storta

Meridiano Zero, Pag.125 Euro 10,00

Ricordo spesso un racconto che mi faceva mio padre quando era ricoverato in ospedale. Mi parlava di un uomo, ormai settantenne, che in preda al dolore gridava sempre: oh mamma, oh mamma mia. Mio padre era convinto che fosse un richiamo tenero a chi l'aveva generato, io, piuttosto cinicamente, ma convinto come lo sono ora, ribattevo che quella era una semplice esclamazione alla pari di, chessò, porcogiudachemale! Mi guardava storto e dentro di sé malediceva un figlio privo di valori essenziali.

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