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Il Paradiso degli Orchi
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ATTUALITA'

Stefano Torossi

CONTRASTI

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        Razza nemica

“Per comprendere come sia stato possibile che centinaia di migliaia di uomini comuni abbiano potuto partecipare attivamente alla persecuzione e all'uccisione della minoranza ebraica dell'intera Europa è necessario esaminare quale ruolo abbia avuto la propaganda antisemita nella Germania nazista e nell'Italia fascista”.  

Queste sono alcune righe della presentazione della mostra “Propaganda antisemita e razza nemica” alla Casina dei Vallati, un edificio medievale recuperato durante i lavori degli anni trenta nel Ghetto di Roma, fra il Portico di Ottavia e il Teatro di Marcello.

Basta una anche breve visita a questo spazio per capire come quella che poteva essere solo una stupida deriva sociale è diventata, per tante ragioni e volontà forse prevedibili, una tragedia mondiale.

Ormai nessuno di noi è più in grado di ricordare di persona le sensazioni dirette di quel periodo troppo lontano ma basta veder qualche foto, un filmato, ascoltare una registrazione o leggere due righe dei testi che all’epoca circolavano su riviste intitolate, per esempio, “La difesa della razza”, per inorridire di fronte alla tronfia stupidità di quelle dichiarazioni, di quelle ridicole cerimonie, di quelle divise da operetta.

Roba che chiunque in possesso delle proprie facoltà non avrebbe esitato ad allontanare con un’alzata di spalle, da quanto stupide erano quelle teorie. E invece proprio la loro stupidità le ha rese, prima apparentemente innocue, poi a un certo punto troppo condivise per essere contrastate.

Una propaganda efficiente proprio perché basata su pochi, stupidi stereotipi, tipo l’inferiorità o la superiorità di una razza, il travisamento della storia per cui tutto un popolo poteva essere accusato di un crimine, e altre simili baggianate, però capaci di infilarsi nelle teste vuote di una gran parte dell’umanità, e rimanerci per fare i danni che sappiamo.

Il museo è pieno di riferimenti, foto, manifesti, pannelli grondanti queste pericolose idiozie. E in più, e abbiamo apprezzato la triste ironia, c’è anche un paio di vetrinette in cui sono esposti oggetti di, diciamo così, propaganda casalinga, sul cui gusto è meglio non soffermarsi, come questo schiaccianoci, ispirato alla caricatura dell’ebreo tipo, il cui nasone e la cui barbetta diventano i manici dell’arnese.

Un sorriso ci può anche scappare, ma quanto amaro.







Riscatto di civiltà

Per fortuna, anche se ancora intristiti, due giorni dopo, giovedì 23, siamo alla Real Academia de España en Roma.

Abbiamo un’amica, Elisabetta Castiglioni, il cui compito è sapere tutto quello che succede in città e informarne, per mestiere, gli amici. E parliamo di fatti separati da migliaia di miglia, come l’inaugurazione di Bau Beach, la spiaggia dei cani a Fregene, o il concerto alla Camera dei Deputati con il Presidente.

È lei che ci accompagna nei meandri di questo ex monastero costruito verso la fine del ‘400 dai re di Spagna sulle pendici del Gianicolo, proprio sotto il famoso Fontanone (che naturalmente allora non c’era ancora). Il pendio è ripido, così che, mentre il piazzale della fontana è al livello della terrazza, dal basso la costruzione appare altissima: tre piani monumentali e un giardino scosceso.

L’evento si chiama (perdonate lo snobismo di dirlo in spagnolo) “Jornada de puertas abiertas”, basata sui quattro elementi: “tierra, fuego, aire, agua”. Si tratta di andarsene liberamente a zonzo per le sale, gli studi, le scale, gli alloggi e gli atelier degli studenti spagnoli che hanno vinto il soggiorno a Roma, e che una volta l’anno mostrano ai visitatori quello che hanno saputo combinare in questo periodo.

Loro sono simpatici, offrono buon vino e salamini, e alcune delle opere sono anche interessanti. Ma quello che lascia noi visitatori a bocca aperta, e decisamente invidiosi di quei fortunati che ci abitano per qualche mese, o qualche anno, è la bellezza di questi spazi, alcuni grandi, altri ridotti, ma tutti con finestre, anzi, finestroni, anzi questi indescrivibili panorami, quasi pitture tiepolesche, aperti su Roma illuminata al meglio dal sole che tramonta alle spalle dell’Accademia.

Come dicevamo all’inizio, per fortuna che in qualche momento della storia, in qualche ora della giornata, in qualche periodo dell’anno ci sono anche questi momenti di pura bellezza.

Certo, bisogna essere fortunati (e anche bene informati) per esserci e poterne approfittare.




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