CINEMA E MUSICA
Adriano Angelini
È nata una stella, Jo Hamilton, ma in Italia non se ne sono accorti

Altro che Bjork (qualcuno ha osato paragonarcela). Qui siamo in presenza di una nuova Annie Lennox. Soave e sublime. Un'artista sontuosa dal punto vista vocale, originale e trascinante, intensa e leggera da quello musicale. Jo Hamilton, d'origini scozzesi ma residente a Birmingham, è uscita a settembre con un sorprendente album d'esordio e ha cominciato a girare su internet con una pagina web (questa http://johamiltongown.bandcamp.com/) dove poter alternativamente ascoltare e scaricare i brani (magari anche gli artisti italiani facessero seriamente una cosa del genere, a parte Fabri Fibra).
Gown, questo il titolo, è una meraviglia. Undici brani assolutamente coerenti e spiazzanti. Si parte da Exist (beyond my wildest dreams), una ballata acida e sussurrata dove a tratti ritroviamo le orme sparse della Kate Bush delle origini e il tappeto di archi nel finale in crescendo strazia. Si passa a Pick me up che poppeggia elegantemente, ancora una ballata ritmata e per certi versi psichedelica, così come dolcissima e incantevole è There it is, impreziosita da questo bellissimo videoclip (http://www.youtube.com/watch?v=gG2hFVnBSAg). Jo Hamilton è un angelo, un Jeff Buckley al femminile. L'artista che rivoluzionerà (forse lo ha già fatto) il concetto di rock al femminile e forse pure al maschile. Provate a sentire How Beautiful, ancora una canzone dolcissima 'sporcata' da venature pop rock elettronico, nemmeno Thom Yorke è arrivato a tanto col suo album solista (ve lo ricordate The Eraser?). Si sale d'intensità e ritmo con Deeper (Glorious) (ma si parte sempre piano e calibrati) probabilmente il più pezzo più riuscito dell'intero album. C'è tutto qui, da Peter Gabriel ai Radiohead fino ad arrivare a Dio, chiunque sia, con il suo acuto conclusivo. La musica di Jo Hamilton infatti sprizza misticismo pagano da ogni nota. Prendete Paradise, altro che quella nenia senz'anima di Cat Power. Chitarra voce e piano. E Dio, appunto. Un'altra chicca celestiale è Liathac, un inno alla malinconica bellezza. Winter is over, uscito come singolo ad aprile, ha la grazia di un brano anni '50 e la struggente bellezza dell'inverno che finalmente svanisce. All in adoration e Mekong song filano via lisce e ci accompagnano al capolavoro finale che è Think of me, una ninna nanna galante, un atto d'amore di un angelo, appunto, come Jo che mette a dormire i suoi bambini in una nuvola di armonia e colori e candore. In un piccolo paradiso sonoro che, almeno da altre parti del mondo, è ancora possibile scoprire. Ecco perché altrove, altrove, come diceva Baudelaire, succedono ancora cose. Soprattutto in musica. Gown è senza assoluta ombra di dubbio l'album più bello dell'anno e probabilmente si avvierà ad essere uno dei più belli del decennio a venire. Sentitelo, scaricatelo, compratelo. Ma fatelo. Per il bene della vostra anima. P.s. Un plauso al disegnatore della copertina, una vera opera d'arte.
Jo Hamilton
Gown
Poseidon Records
2010
http://news.johamilton.com/
Gown, questo il titolo, è una meraviglia. Undici brani assolutamente coerenti e spiazzanti. Si parte da Exist (beyond my wildest dreams), una ballata acida e sussurrata dove a tratti ritroviamo le orme sparse della Kate Bush delle origini e il tappeto di archi nel finale in crescendo strazia. Si passa a Pick me up che poppeggia elegantemente, ancora una ballata ritmata e per certi versi psichedelica, così come dolcissima e incantevole è There it is, impreziosita da questo bellissimo videoclip (http://www.youtube.com/watch?v=gG2hFVnBSAg). Jo Hamilton è un angelo, un Jeff Buckley al femminile. L'artista che rivoluzionerà (forse lo ha già fatto) il concetto di rock al femminile e forse pure al maschile. Provate a sentire How Beautiful, ancora una canzone dolcissima 'sporcata' da venature pop rock elettronico, nemmeno Thom Yorke è arrivato a tanto col suo album solista (ve lo ricordate The Eraser?). Si sale d'intensità e ritmo con Deeper (Glorious) (ma si parte sempre piano e calibrati) probabilmente il più pezzo più riuscito dell'intero album. C'è tutto qui, da Peter Gabriel ai Radiohead fino ad arrivare a Dio, chiunque sia, con il suo acuto conclusivo. La musica di Jo Hamilton infatti sprizza misticismo pagano da ogni nota. Prendete Paradise, altro che quella nenia senz'anima di Cat Power. Chitarra voce e piano. E Dio, appunto. Un'altra chicca celestiale è Liathac, un inno alla malinconica bellezza. Winter is over, uscito come singolo ad aprile, ha la grazia di un brano anni '50 e la struggente bellezza dell'inverno che finalmente svanisce. All in adoration e Mekong song filano via lisce e ci accompagnano al capolavoro finale che è Think of me, una ninna nanna galante, un atto d'amore di un angelo, appunto, come Jo che mette a dormire i suoi bambini in una nuvola di armonia e colori e candore. In un piccolo paradiso sonoro che, almeno da altre parti del mondo, è ancora possibile scoprire. Ecco perché altrove, altrove, come diceva Baudelaire, succedono ancora cose. Soprattutto in musica. Gown è senza assoluta ombra di dubbio l'album più bello dell'anno e probabilmente si avvierà ad essere uno dei più belli del decennio a venire. Sentitelo, scaricatelo, compratelo. Ma fatelo. Per il bene della vostra anima. P.s. Un plauso al disegnatore della copertina, una vera opera d'arte.
Jo Hamilton
Gown
Poseidon Records
2010
http://news.johamilton.com/
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