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Il Paradiso degli Orchi
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RACCONTI

Pierluigi Caso

E niente.

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E niente. Negativo.
C’ho mj fija a casa co cento de carica come il film my name is Tanino che c’aveva cento de febbre e io so negativo.
Che palle. Me tocca lavorà.
Cosi oggi so ‘nato a fa er tampone alla famosa farmacia qui del quartiere dove tutti vanno a farsi i tamponi e c’ho trovato un prete.
Un prete giovane.
Stava in fila più o meno co me.
Prego.
Gli dico
Prima chi ha fede.
Dietro di me un omo fatto, ma con la faccia da bambino se la ride di gusto.
E no!
Dice l’adulto bambino.
Chi ha fede aspetta.
Che fa. Aspetta? Je dico mentre je passo davanti.
Prete. Aspetta.
Er tampone lo fa una che assomja a ringio Gattuso.
La guardo in cagnesco e quanno tocca a me mettendomi seduto je dico:
io so allergico ar dolore
ah-ah
me risponne.
Ve l’ho mai raccontato de quanno stavo co na donna molto bella che je dicevo…. Madonna quanto me piaci e lei me risponeva ah,ah…?
Beh, na volta o l’altra ve racconto, mo vojo restà sur pezzo.
Ringio non me fa male, ma che fastidio e uscendo vedo un vecchietto un po’ spaesato che cerca l’ultimo de la fila.
Un vecchietto gajardo.
Je dico:
guardi che deve pagare prima dentro.
C’è n’ata mj fija a paga.
Pausa
E poi io c’ho 91’ anni e la fila non la dovrei fà. So der 31 io.
Ammazza.
Je dico
Mi padre è der 29 e lei je da na pista.
Fa pe mettese seduto su carrelletto (avete capito quali? Se ne vedono tanti ormai, davanti sedia dietro carrello) e facendolo se vede bene ch’è ancora un gatto, una volta che è comodamente seduto se gira me guarda e me fa le corna.
Tiè.
Me dice.
L’omo bambino ride de novo. E pure io. Rido.
Gattuso me guarda e me dice:
negativo. Il referto lo prende dentro.
Che palle negativo.
Penso mentre entro nella farmacia e vado allo sportello dove ho pagato il tampone.
Je l’ha detto la collega di venire qui?
Quale colega?
La collega?
No non me lo ha detto nessuno.
Allora i referti si prendono a quella postazione li.
Nel frattempo s’è fatta la fila e tutti ci spostiamo a “quella postazione la” postazione che è vuota.
In fila dietro me c’è pure un padre con una bambina asiatica che aspetta. Negativa pure lei.
Una bambina simpatica. Nella postazione non c’è nessuno. Aspettiamo.
Aspettiamo.
Poi il padre della bambina asiatica, asiatico pure lui, dice:
è fuori a fumare.
Bene vado a dije che c’ho voja de fuma pure io.
C’ha no stacco de cosce sta tipa non male.
Indossa una pelle bianca, bianca co i pedalini da tennis fino alle caviglie e poi su pe un metro e mezzo fino al corto grembiule bianco da infermiera.
Sotto forse i calzoncini corti.
Apprezzo, ma c’ho sempre voja de fuma.
je l’ha detto la collega de venire qui?
Me dice.
Quale collega?
Manco me sente. Va dritto verso “la collega” e dice:
io devo fare il “jgkjgfkg????” non c’ho tempo.
Allora venute tutti di qui.
Risponde la “collega”
E noi ci rispostiamo tutti in fila.
Non funziona qui.
Dice dopo altri cinque minuti che sto e stiamo li a aspettà che qualcosa nel monitor der computer prenda forma.
Torniamo di la.
Dice.
E tutti ci rispostiamo belli in fila de la.
Me sto a innervosi.
Giro lo sguardo di qua e di la cercando stimoli e me casca l’occhio su un manichino che indossa una tuta in pelle. O similpelle.
Guardo mejo.
È proprio na tuta sadomaso.
Me volto verso la collega pe faje na battuta, ma “la collega” non me fa sangue e la battuta non m’esce.
Pero è divertente ed è pure un bene che in in una farmacia piena de gente del 29-30-31…. 65 c’è ‘na tuta sadomaso.
Penso.
Vordì che non semo tutti morti.
Finalmente prendo er referto.
Il prete è positivo.
C’ha er panico nell’occhi.



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