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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Alessandro Baricco

Emmaus

Feltrinelli, Pag. 139 Euro 13,00
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Libro atteso. E di cosa parla? Di quattro ragazzi di umili origini che si definiscono cattolici (Facciamo questo perché crediamo nel Dio dei Vangeli... perché noi siamo cattolici e non siamo abituati a distinguere tra il valore estetico e il valore morale), che si innamorano della stessa ragazza che appartiene ad un ceto sociale elevato (Se cerco di spiegare lo squarcio di casta che ci separa da loro, nulla mi sembra più esatto che risalire a ciò che li rende irrimediabilmente diversi, e apparentemente superiori), che quando questa rimane incinta, uno si ammazza, l'altro si droga, il terzo partecipa ad un'azione omicida contro un travestito e l'ultimo (il protagonista. Alter ego di Baricco? Allora sono proprio cazzi!) ritorna in chiesa a suonare la chitarra.

Giuro è così.

Questo romanzo di bruttezza agghiacciante stimola essenzialmente due considerazioni. La prima: perché mai dovremmo subire l'oltraggio di vedere Baricco in tv che parla di libri quando, scrivendo Emmaus, dimostra di aver ignorato la narrativa tutta degli ultimi quarant'anni?

Dov'era il nano saccente quando Pasolini scriveva Teorema? Perché, e non venitemi a dire il contrario, questo romanzo riprende paroparo le imprese del giovane venticinquenne silenzioso e affascinante che si scopa tutta la famiglia che lo ospita. Ancora: dov'era il nano saccente quando il '68 esplodeva portandosi dietro tutto l'armamentario della libertà dei costumi sessuali? Perché, e non mi si venga a dire il contrario, la scena in cui Andre, la ragazza desiderata da tutti, prima invoglia i ragazzi a far uso di droga e poi la da a tutti, ricorda certe pellicole cinematografiche del periodo (anche quelle di Bertolucci) e certi 'insani' propositi sessantotteschi.

La seconda considerazione: Baricco è vittima di se stesso, nel senso che la sua scrittura linda e ruffiana, falsa nella sua predisposizione all'acchiappo, fatta di plastica è la stessa che più di qualcuno si ostina ad insegnare nella famigerata creatura 'scuola Holden'. La sua 'arte' narrativa è un marchingegno perfettamente oliato, un meccanismo che rivela, ad occhi attenti e professionali, la costruzione artefatta e fasulla. Nulla è improvvisato e la carineria delle sue allocuzioni e delle metafore (Avevo in mente il passo del contadino che ritorna nei campi, dopo la tempesta. Si trattava solo di trovare il punto dove avevo interrotto la semina, ai primi chicchi di grandine) è solo uno specchietto per le allodole, un esplodere di fuochi che in realtà son petecchie e scoreggette.

Baricco scrive sapendo che molti lo leggono. Scrive perché s'aspetta che qualcuno dica: ma che bravo, che tecnica prodigiosa, che stile (tranne poi lamentarsi, ogni volta che esce un suo libro, di essere sistematicamente ignorato dalla critica. E te credo!).

Pur quando azzecca qualcosa (qualche fraseggio qua e là e adesso lo elenco) sono improvvisate in un mar di puttanate:

Pag. 26: Ma chi ha iniziato a morire non smette mai di farlo.

Pag. 50: Nei nostri pianerottoli ci sono spesso piante spinose che non vedono mai il sole, ma tuttavia vivono, e vengono tenute lì per due scopi, il primo dei quali è ingentilire il pianerottolo stesso. Il secondo è testimoniare un'ostinazione tutta particolare del vivere, un eroismo silenzioso da cui dovremmo imparare qualcosa ogni volta che usciamo da casa.

Pag. 93 (nella scena in cui i pischelli provano per la prima volta la droga): Neanche una volta qualcuno disse Dio.

Date retta a me: non sprecate soldi per questo sotto-prodotto culturale. Evitatelo come la peste. Perché poi quando il Baricco dice Basta alle volte l'eleganza di un gesto altrui, o la gratuita bellezza di una parola laica... viene spontaneo rispondergli: ma vaffanculo, cambia mestiere! Forse non è parola elegante e bella (ma ora è stata sdoganata l'espressione 'stronzo'), ma sapesse lui quanto è laica!



di Alfredo Ronci


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