RECENSIONI
James Greer
Fallire
Quarup, Pag. 173 Euro 14,90
Questo è un libro che contiene una perla, ma io non l'ho trovata. Che sembrerebbe una contraddizione. Ma mica tanto. Nel senso che leggendolo ho percepito, in più momenti, brividi di piacere (o come diceva una vecchia pubblicità ... che alcune cose... sfrizzolano il velo pendulo).
Nelle mani dei fratelli Cohen diventerebbe di sicuro un gran film (perché è evidente che il romanzo è scritto come una sceneggiatura e si presterebbe perfettamente all'uopo): Guy Forget (pronuncia 'Ghi Forgé', ma non viene specificata l'origine francese) è un pazzo scatenato con idee brillanti, ma tutto sommato fallimentari, che ad un certo punto decide di svaligiare una banca (Dunque, pensare al denaro come "appartenente" a qualcuno o qualcosa è un errore patetico, letteralmente) per finanziare un suo progetto da utilizzare in Rete. Il destino maligno però ci mette di suo: proprio quando diventa ricco per la morte del padre faccendiere, ha un incidente di moto e finisce in coma (per non riprendersi più).
Il tutto, qui raccontato, avviene nei primissimi capitoli, il resto, e cioè a dire il rapporto di amicizia di Guy con Billy, che è anche suo complice nel colpo in banca, quello con Charlie che lavora in banca, la storia d'amore con Violet e il confronto con Sven, l'autista del 'colpo', ma anche suo rivale in amore, avviene grazie ad un astuto gioco letterario di piani atemporali, a flashback continui e a stacchi improvvisi che all'inizio spaesano un po', poi invece ci fanno capire che rappresentano un meccanismo narrativo avvincente e inconsueto.
Il significato della vicenda poi sta forse proprio in una considerazione sottile del protagonista: Il senso di qualsiasi storia è la storia stessa – rispose Guy facendo cenno a Lucy di portare un altro drink – Chiunque cerchi una morale o una lezione in una storia è peggio che scemo, è un vile.
Perché tutto sommato Guy con la sua amoralità gentile e casinara è un perdente nato, una creatura inadatta a reggere il peso incredibile di una società che 'esilia' gli emarginati e gli sconclusionati.
Ed ha ragione Violet, la ragazza che lo assiste fino alla fine senza che lui si svegli più, quando in punto di morte si confessa dicendo: La tua profonda mancanza di serietà, questa è la tua grande virtù. E io volevo farla mia, volevo possederla, volevo in qualche modo assorbire questa parte di te che riusciva a superare ogni crisi con una risata, che sembrava anzi andare in cerca della crisi per farci una risata sopra. Sr questo ti renda parte delle schiere degli angeli o dei diavoli, sinceramente non lo so.
Guy in fondo è metafora dell'inadattabilità di molti di fronte alla velocità del vivere? Forse.
Ma questo è un romanzo che lascia in sospeso parecchie domande e parecchie considerazioni. La prima è quella che ha aperto questa recensione: questo è un libro che contiene una perla, ma io non l'ho trovata. Che sembrerebbe una contraddizione. Ma mica tanto.
di Alfredo Ronci
Nelle mani dei fratelli Cohen diventerebbe di sicuro un gran film (perché è evidente che il romanzo è scritto come una sceneggiatura e si presterebbe perfettamente all'uopo): Guy Forget (pronuncia 'Ghi Forgé', ma non viene specificata l'origine francese) è un pazzo scatenato con idee brillanti, ma tutto sommato fallimentari, che ad un certo punto decide di svaligiare una banca (Dunque, pensare al denaro come "appartenente" a qualcuno o qualcosa è un errore patetico, letteralmente) per finanziare un suo progetto da utilizzare in Rete. Il destino maligno però ci mette di suo: proprio quando diventa ricco per la morte del padre faccendiere, ha un incidente di moto e finisce in coma (per non riprendersi più).
Il tutto, qui raccontato, avviene nei primissimi capitoli, il resto, e cioè a dire il rapporto di amicizia di Guy con Billy, che è anche suo complice nel colpo in banca, quello con Charlie che lavora in banca, la storia d'amore con Violet e il confronto con Sven, l'autista del 'colpo', ma anche suo rivale in amore, avviene grazie ad un astuto gioco letterario di piani atemporali, a flashback continui e a stacchi improvvisi che all'inizio spaesano un po', poi invece ci fanno capire che rappresentano un meccanismo narrativo avvincente e inconsueto.
Il significato della vicenda poi sta forse proprio in una considerazione sottile del protagonista: Il senso di qualsiasi storia è la storia stessa – rispose Guy facendo cenno a Lucy di portare un altro drink – Chiunque cerchi una morale o una lezione in una storia è peggio che scemo, è un vile.
Perché tutto sommato Guy con la sua amoralità gentile e casinara è un perdente nato, una creatura inadatta a reggere il peso incredibile di una società che 'esilia' gli emarginati e gli sconclusionati.
Ed ha ragione Violet, la ragazza che lo assiste fino alla fine senza che lui si svegli più, quando in punto di morte si confessa dicendo: La tua profonda mancanza di serietà, questa è la tua grande virtù. E io volevo farla mia, volevo possederla, volevo in qualche modo assorbire questa parte di te che riusciva a superare ogni crisi con una risata, che sembrava anzi andare in cerca della crisi per farci una risata sopra. Sr questo ti renda parte delle schiere degli angeli o dei diavoli, sinceramente non lo so.
Guy in fondo è metafora dell'inadattabilità di molti di fronte alla velocità del vivere? Forse.
Ma questo è un romanzo che lascia in sospeso parecchie domande e parecchie considerazioni. La prima è quella che ha aperto questa recensione: questo è un libro che contiene una perla, ma io non l'ho trovata. Che sembrerebbe una contraddizione. Ma mica tanto.
di Alfredo Ronci
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