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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Francesco Troccoli

Ferro Sette

Armando Curcio, Pag 319 Euro 15,90
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Immaginiamo per un attimo che il principio di prestazione che domina ubiquitariamente il mondo del lavoro occidentale in un futuro non troppo remoto si trasformi in qualcosa di diabolico e abominevole in cui la vita degli uomini sia tutta dedicata alla produzione. Ebbene in tale mondo le attività propriamente "umane" quali l'arte, le relazioni, il gioco, il tempo libero, l'eros, la contemplazione sarebbero direttamente espulse dall'esistenza e dalla società per far spazio a una gigantesca repressione addizionale che ridurrebbe l'individuo a puro strumento di lavoro e produzione. "Con il termine di 'piano del sacrificio' venne definito un complesso sistema di azioni e provvedimenti tesi all'aumento della produzione industriale, che ebbe un punto cardine nella riduzione delle ore di sonno dei lavoratori..."

E' questa l'utopia negativa che fa da contesto al romanzo d'esordio di Francesco Troccoli Ferro sette edito da Armando Curcio da poco in libreria. Con la padronanza di un artigiano di Science fiction, Troccoli ci racconta la storia di una conversione morale, quella del protagonista Tobruk Ramarren che da miliziano e cacciatore di taglie si trasforma in ribelle e decide di lottare per un mondo diverso all'altezza della dignità umana dove l'atto del dormire, e dunque del sognare, diventa portatore del potere creativo della immaginazione. "La disinvoltura e la naturalezza con cui molti di essi riuscivano a muoversi fra lo stato di 'veglia' e quello di 'sonno' divenne per me motivo di angoscia. Le persone parlavano dei loro sogni, dei loro desideri, delle loro paure..."E non può non tornare in mente l'antica domanda che André Breton affidava al primo manifesto del Surrealismo: "il sogno non può essere anch'esso applicato alla soluzione dei problemi fondamentali della vita?" In effetti Troccoli stesso nelle interviste o conversazioni che ha rilasciato non ha mai nascosto la sottile ripulsa per certa fantascienza dai risvolti apocalittici e negativi come quella per esempio di P.K.Dick che l'autore di Ferro sette considera un maestro di stile ma non di altro. I nomi che costituiscono invece il suo retroterra culturale sono quelli della cosiddetta fantascienza "sociale" o "antropologica" come Ursula Le Guin, Michael Bishop, Clifford Simak, Robert Heinlein. La posizione di Troccoli è dunque quella di un impegno morale o come preferisce dire lui, di responsabilità dell'autore, con un curioso effetto-diseppellimento della teoria dell'engagement degli anni '50. Tornando al romanzo va detto che l'ambientazione di Ferro sette è quella ruvida, cavernosa e scarna del distretto minerario proiettato nel futuro di una galassia lontana in cui la parola "terra" evoca soltanto un fascio confuso di racconti mitici. Il nuovo mondo null'altro è che un teatro galattico dominato da guerre, imperialismi e gerarchie militari, dove nuove sostanze stupefacenti (per inciso Troccoli ha lavorato per anni dentro un'importante azienda farmaceutica) come la "tetraetilmorfina" si trovano praticamente dietro l'angolo, né più né meno che da noi, e agiscono come stimolatori e inibitori della fatica. Ne esce fuori una storia di avventure, scontri, agnizioni, perdite e riconoscimenti che si fa leggere tutta d'un fiato e per questo si fa anche perdonare il piccolo scivolone sentimentale del finale stile " due cuori e una capanna", con annesso pargolo in arrivo. Nondimeno Ferro sette rimane un romanzo di fantascienza capace di lanciare un monito al futuro e metterci in guardia contro ogni totalitarismo compreso quello dell'utilità produttiva.





di Alessandro Cartoni


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