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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Guido Conterio

Fosca bis

Mobydick, Pag. 175 Euro 13,00
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Conterio scrive benissimo. Troppo bene per non far pensare a un esercizio di stile, al compiacimento di misurarsi con l'autore della prima e originale Fosca. Tant'è vero che ne ripercorre la trama, con solo poche variazioni, e con un protagonista che si chiama Ugo, evidente omaggio a Igino Ugo Tarchetti, esponente della Scapigliatura milanese, che scrisse il romanzo nel 1869. Tarchetti aveva scelto volutamente un'ambientazione poco definita, sottratta a troppo precisi parametri spazio temporali, e Conterio ottiene lo stesso effetto ambientando la storia in un futuro post moderno, in un'Italia che per un verso assomiglia tanto all'Italia del periodo fascista, e per un altro verso a quel mondo inquinato e marcescente che paventano i profeti dell'ecologia. Il tema è quello di un giovane diviso fra due donne così opposte come solo sanno essere opposte due figure metaforiche: l'una bella e femminile, fonte di ogni piacere, l'altra brutta di quella bruttezza che deriva da uno stato irreversibile di malattia, da una totale disarmonia fisica e psichica. Ma si sa, esiste il cosiddetto fascino dell'orrido, e come ci ha insegnato Poe c'è un'attrazione irresistibile nel fascino mortuario di ciò che si decompone.

Resta incerto, al lettore, il senso di questo remake. L'Autore è rimasto ipnotizzato dalla lettura di Fosca, ed è stato colpito da una perniciosa coazione a ripetere? Forse vi ha riconosciuto una sua situazione autobiografica, e si è sentito stimolato a ripercorrerla letterariamente? Oppure, non convinto dalle reazioni del protagonista, ha voluto calarsi nei suoi panni per capire, per giustificare, per sviscerarne le motivazioni? O ha tentato un confronto per gareggiare con Tarchetti, stabilendo quale Fosca, alla fine, risultasse fra le due la più repellente? (Su questo, non c'è dubbio, vince Conterio, agevolato dalla possibilità, concessa agli scrittori del nostro tempo, di non tacere nemmeno i minimi dettagli delle miserie corporali). Tento ancora un'ipotesi, che nasce direttamente dalla storia di Tarchetti. Questi aveva venduto il romanzo al direttore del giornale "Il Pungolo", che iniziò a pubblicarlo a puntate. In realtà il romanzo era incompiuto, dovendo l'Autore ancora cimentarsi sul capitolo fondamentale, quella scena d'amore che era il fulcro della storia. Ma prima di arrivarci, ahimè, Tarchetti moriva stroncato da un attacco di tifo. A salvare la situazione intervenne, vero deus ex machina, l'amico Salvatore Farina, che stese il capitolo mancante all'insaputa dei lettori. Salvato il salvabile, è però rimasto l'enigma di questo famoso capitolo XLVIII, di quali fossero, in merito, le effettive intenzioni dell'autore. La cosa è controversa, e non si è certi che il Farina, pur coscienzioso, abbia saputo essere fedele ad un progetto che era chiaro solo nella mente di Tarchetti. Dunque, in teoria, il tentativo di inserire nel mosaico la tessera giusta potrebbe diventare un gioco senza fine: mai risolto, ma stuzzicante. E questa potrebbe essere la tentazione a cui ha ceduto il nostro Conterio. Il quale, per giunta, condisce tutta la storia con una buona dose di ironia, che non guasta, (e senza la quale probabilmente l'intera operazione sarebbe risultata insopportabile) coronandola infine con un pizzico di umorismo macabro, tutto suo.



di Giovanna Repetto


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Gustoso


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