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CINEMA E MUSICA

Adriano Angelini Sut

I Two Moons suonano come grandi band internazionali anni'80, ma sono pienamente Made in Italy.

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Quando attaccano le note di Welcome to my Joy, brano di apertura di Elements, secondo album di questa sorprendente band italiana, si rimane a bocca aperta. In tutta sincerità non credevo in Italia ci fosse gente che sapesse suonare a questo livello. E cantare a questo livello. Siamo dalle parti della dark-wave anni'80, montagne russe sonore che dai Psychedelic Furs scendono verso i Mission, risalgono sulle vette dei primissimi Simple Minds (quelli di Sons and Fascinations) si abbarbicano lungo sentieri elettrico acidi della originaria British Invasion Pop e alla fine riescono a trovare una loro strada. Eccentrica  e magnetica. Come Snow, secondo pezzo che ti scava nelle viscere musicali e ti apre a grandiosi paesaggi interiori. La voce, soprattutto, ti spiazza. Quella di Emilio Mucciga; potente sì ma soprattutto scura e tortuosa quanto basta, forse l'ago della bilancia per dare credibilità all'intero progetto. Rain martella senza sosta; l'oscurità delle prime discoteche dark, dei Sister of Mercy suonati come roba clandestina e forse illecita perfino da ascoltare. Autumn è di una tristezza piccante. Una marcia monocorde, altera e profanatrice. Per dire, anche i Creed appena uscirono vennero accusati di plagiare i Pearl Jam, di riproporre il cadavere del Grunge. Poi vendettero in pochi anni più di quanto ha venduto la band di Seattle e di Eddy Vedder. Per dire, si potrebbe obiettare che quello di Elements sia un sound già sentito e al limite del troppo uguale a... ma avete presente i primi Horrors? Quelli che scimmiottavano spudoratamente i Joy Divions e adesso vengono incensati dalla stampa musicale alternative come i nuovi fenomeni (giustamente)? Ecco. Auguro ai Two Moons di squarciare il nulla sonoro di questi tediosi anni musicali italiani; fatti da un underground provinciale, piccolo, in mano a caporaletti con la tessera del Partito Della cultura in tasca e nessuna idea di cosa sia il talento. Quello che si sente subito, dal primo attacco di Brand New, una bomba dark elettro dance in cui la voce di Mucciga prende Billy Idol e Ian Astbury per la gola e li ricanta a modo suo. O quello di Star's Child, tastiere liriche, un crescendo psichedelico, i bassi che imitano eserciti in marcia sulle rovine di un tempo, il nostro, in cui della bellezza si ha paura. Prendete un brano come Leaves, una ballata elegante, che avrebbe potuto scrivere Brian Ferry e adottare Armani per le sue sfilate. Un lento come una giostra ancora dondolante e abbandonata in riva al mare. Forse The Scream all'inizio stenta, pretende un po' troppo, e la struttura più elaborata del pezzo alla fine sembra non decollare. Illusione, è nel crescendo e nello straordinario finale incalzante che in qualche modo ti cattura e rapisce. Forse anche Live to Give, con le tastiere e i synth che dipingono imprecisati ologrammi di sfondo, poteva svilupparsi in maniera meno articolata. Se c'è una cosa che una band come i Two Moons dovrebbe fare è non aver paura di lasciarsi andare alla melodia più facile e immediata. C'è bisogno di pezzi che impattino l'ascolto più superficiale e lo riempiano di freschezza, c'è bisogno ancora di questo sound, come c'era bisogno del sound dei Creed quando tutti dicevano che il Grunge era morto. Battiato una volta ha detto una cosa talmente vera da disturbare: fate canzoni semplici, strofa, ritornello, non più di tre/quattro minuti. C'è bisogno di quello. Non mi sono dimenticato di I'm Sure perché è un brano con una potenzialità forte e il crescendo strumentale alla Siouxie che però non raggiunge la potenza espressiva  della Brand New che segue. Nel complesso, un album bello e dignitoso. Una vivida luce che di tanto in tanto nell'underground appare, sperando abbia il tempo e l'alimentazione sufficiente per non svanire nelle nebbie calate su un paese artisticamente più vivo che mai ma che tutti (chissà perché) vogliono spacciare per morto. 
        

Two Moons
Elements
Irma Records 2014
www.twomoons.it



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