RECENSIONI
Kjell Eriksson
Il giardino di pietra
Superpocket, Pag. 314 Euro 5,90
Si diceva già in qualche altra occasione: ma davvero in Svezia non fanno che uccidersi e suicidarsi? Le cose poi non stanno così. Il vero e proprio schiaffo che il compianto Stieg Larsson ha dato al genere letterario ha determinato di conseguenza un risveglio improvviso del movimento, anche se, soprattutto la Svezia, ha sempre avuto una buona tradizione in ambito europeo. Pensiamo per esempio a Liza Marklund, altro nome-Marsilio, che sta rivivendo, a livello europeo, una nuova giovinezza, ma tutti noi sappiamo – almeno, lo sanno quelli che seguono con una certa attenzione le sorti del poliziesco europeo – che sono decenni che scrive e che anche il Giallo Mondadori, non sempre 'sveglio' a certe novità, ha già avuto modo, in più di occasioni, di pubblicare suoi romanzi ... Delitto a Stoccolma, Studio sex... (e parliamo di fine anni novanta, inizi duemila).
Se poi vogliamo fare gli sfiziosi e volessimo indagare addirittura le origini del noir nordico non possiamo non rivolgerci alla Sellerio, che con metodica puntualità, sta proponendo quasi l'intero catalogo della coppia Maj Sjöwall Per Wahlöö, una sorta di Fruttero e Lucentini in terre fredde e, relativamente, lontane.
Dunque Il giardino di pietra di Kjell Eriksson, già edito dalla Marsilio e qui in versione compattata ed economica, non giunge a sorpresa, anzi, s'aggiunge alla 'mappazza' d'investigazioni boreali.
Personalmente trovo Eriksson più interessante di altri nomi conclamati. Ma dipende anche da quali modelli si vuol partire. Se cercate avventure mozzafiato in puro stile hard-boiled, beh, cambiate canale, qui siamo dalle parti della scuola Mankell, una sorta di gigionismo simenoniano che all'azione predilige lo scavo psicologico. C'è ne Il giardino di pietra anche il tentativo di presentare il misfatto come conseguenze di interessi multinazionali (pensate che immagine della Svezia ha dato l'altra coppia, formidabile, Roslund&Hellström col fondamentale Tre secondi. Come a dire, a proposito della tanto sbandierata Europa e della sua coesione, che dei singoli paesi il migliore c'ha almeno la rogna!), ma quello che interessa l'autore è un'inchiesta che si svolge secondo canoni più 'intimisti' e più adatti ad un respiro tradizionale (si è detto Mankell, Simenon, ma per certi versi anche Banville e i delitti edimburghesi di Ian Rankin).
Qui Ann Lindell, trentacinque anni, da quindici all'anticrimine di Uppsala, e protagonista assoluta della serie dei polizieschi di Eriksson, deve indagare su un incidente automobilistico che ha visto coinvolte una donna con la figlia ancora bambina ed il successivo ritrovamento del cadavere del marito-padre delle vittime.
Tutto procede chiotto, come ci si potrebbe aspettare da un'atmosfera che abbiamo sempre creduto tranquilla e rilassata (ma il noir contemporaneo ci sta insegnando che nulla è come sembra), fino alla parziale risoluzione finale (dico parziale perché Eriksson, crediamo volutamente, abbia lasciato della faccenda un'ambigua irrisolutezza) che completa un quadro dignitoso per un lettore abituato all'introspezione analitica.
Dicevano i latini: Quot homines tot sententiae (tanti uomini tanti modi di pensare). Mi pare giusto e sacrosanto.
di Eleonora del Poggio
Se poi vogliamo fare gli sfiziosi e volessimo indagare addirittura le origini del noir nordico non possiamo non rivolgerci alla Sellerio, che con metodica puntualità, sta proponendo quasi l'intero catalogo della coppia Maj Sjöwall Per Wahlöö, una sorta di Fruttero e Lucentini in terre fredde e, relativamente, lontane.
Dunque Il giardino di pietra di Kjell Eriksson, già edito dalla Marsilio e qui in versione compattata ed economica, non giunge a sorpresa, anzi, s'aggiunge alla 'mappazza' d'investigazioni boreali.
Personalmente trovo Eriksson più interessante di altri nomi conclamati. Ma dipende anche da quali modelli si vuol partire. Se cercate avventure mozzafiato in puro stile hard-boiled, beh, cambiate canale, qui siamo dalle parti della scuola Mankell, una sorta di gigionismo simenoniano che all'azione predilige lo scavo psicologico. C'è ne Il giardino di pietra anche il tentativo di presentare il misfatto come conseguenze di interessi multinazionali (pensate che immagine della Svezia ha dato l'altra coppia, formidabile, Roslund&Hellström col fondamentale Tre secondi. Come a dire, a proposito della tanto sbandierata Europa e della sua coesione, che dei singoli paesi il migliore c'ha almeno la rogna!), ma quello che interessa l'autore è un'inchiesta che si svolge secondo canoni più 'intimisti' e più adatti ad un respiro tradizionale (si è detto Mankell, Simenon, ma per certi versi anche Banville e i delitti edimburghesi di Ian Rankin).
Qui Ann Lindell, trentacinque anni, da quindici all'anticrimine di Uppsala, e protagonista assoluta della serie dei polizieschi di Eriksson, deve indagare su un incidente automobilistico che ha visto coinvolte una donna con la figlia ancora bambina ed il successivo ritrovamento del cadavere del marito-padre delle vittime.
Tutto procede chiotto, come ci si potrebbe aspettare da un'atmosfera che abbiamo sempre creduto tranquilla e rilassata (ma il noir contemporaneo ci sta insegnando che nulla è come sembra), fino alla parziale risoluzione finale (dico parziale perché Eriksson, crediamo volutamente, abbia lasciato della faccenda un'ambigua irrisolutezza) che completa un quadro dignitoso per un lettore abituato all'introspezione analitica.
Dicevano i latini: Quot homines tot sententiae (tanti uomini tanti modi di pensare). Mi pare giusto e sacrosanto.
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