RECENSIONI
Adriana Assini
Il mercante di zucchero
Scrittura & Scritture, Pag. 222 Euro 12,50
E' sempre gradevole prendere in mano un libro illustrato dallo stesso autore. Adriana Assini è acquarellista, e a lei si deve la copertina di questo romanzo storico, che si ambienta a Palermo negli anni 1516-17. Anche nel raccontare l'Autrice usa la tecnica dell'acquarello, tratteggiando con brevi pennellate efficaci gli scenari in cui si svolge la storia.
... Gian Luca Squarcialupo era di ceppo pisano, ma aveva visto la luce nel rione della Conceria e si sentiva palermitano a pieno titolo. D'altro canto, il desiderio di tornare nella patria dei suoi avi nemmeno lo sfiorava:quella che era stata per secoli una potente repubblica marinara, adesso era caduta in mano ai fiorentini. Lui li additava come 'infami' e li odiava più degli spagnoli, eccezion fatta, però, per il viceré Moncada, un parassita che divideva le sue giornate tra il sarto e il profumiere, per poi vessare i sudditi a forza di gabelle e leggi inique.
Gian Luca Squarcialupo è un personaggio realmente esistito nella Palermo dominata dagli Spagnoli e percorsa da fermenti di rivolta contro le ingiustizie del viceré. Troppo ingenuo per comprendere fino in fondo i meccanismi del potere, egli si mette generosamente a capo di un movimento di popolo che, sostenuto da una parte della nobiltà locale, reclama giustizia e diritti.
Fra personaggi storici e d'invenzione, non manca una figura femminile che ha per il protagonista il sapore di un amore impossibile eppure tenacemente inseguito.
Lui, più irrequieto del solito, non riusciva a stare fermo e si guardava continuamente attorno. D'altronde, se la sua tresca con la moglie del notaio fosse venuta alla luce, sarebbe piovuta grandine su tutti. Ma la sua inquietudine si nutriva anche dall'aver capito come adesso il suo presente e il suo futuro fossero diventati una cosa sola, per sempre imprigionati nel cuore di una donna. Proprio come il fossile nell'ambra.
Il lato oscuro è invece rappresentato dalla setta dei Beati Paoli, monaci pronti a tutto che si nascondono in tenebrosi recessi del sottosuolo.
Anima e custode del tempio sotterraneo, il prelato s'infilò per primo nella scurissima gola, col solo ausilio d'una lampada a olio. Al pari delle civette, sembrava vedere meglio di notte che in pieno sole, e avanzava senza impaccio dentro quel groviglio scavato nella roccia, reso qua e là infido da falde acquifere e improvvisi dislivelli.
L'Autrice ha una particolare abilità nel convogliare eventi storici e quotidianità dei personaggi in un racconto sempre fluido. Inoltre opera un raro miracolo d'equilibrio nell'elaborazione di un linguaggio che mescola insieme ritmi moderni e toni dal sapore antico. Solo ogni tanto c'è un piccolo neo, come quando usa nei dialoghi il verbo "rilassarsi". Per quello che ricordo la parola "rilassamento", prima confinata nella terminologia medica (e precisamente nel campo della fisiologia muscolare) è entrata nell'uso comune (nell'attuale accezione) solo recentemente, forse negli anni cinquanta, addirittura reintrodotta come traduzione del termine "relax". Ricordo che nelle trasmissioni in tv (anche quella acquisizione recente) questa parola appena scoperta divertiva molto gli italiani, ed era diventata una moda e un tormentone da declamare in esilaranti canzoncine.
Nel suo insieme il romanzo si lascia leggere gradevolmente, e ha il pregio di portare a conoscenza un episodio storico poco noto. Però non è del tutto convincente dal punto di vista del coinvolgimento emotivo. Sembra un'opera realizzata a tavolino, mescolando gli ingredienti con molta cura e con l'intento (quasi didattico) di raccontare, nel modo più efficace possibile, quella storia. Senza mai lasciarsi portare dalla scrittura.
di Giovanna Repetto
... Gian Luca Squarcialupo era di ceppo pisano, ma aveva visto la luce nel rione della Conceria e si sentiva palermitano a pieno titolo. D'altro canto, il desiderio di tornare nella patria dei suoi avi nemmeno lo sfiorava:quella che era stata per secoli una potente repubblica marinara, adesso era caduta in mano ai fiorentini. Lui li additava come 'infami' e li odiava più degli spagnoli, eccezion fatta, però, per il viceré Moncada, un parassita che divideva le sue giornate tra il sarto e il profumiere, per poi vessare i sudditi a forza di gabelle e leggi inique.
Gian Luca Squarcialupo è un personaggio realmente esistito nella Palermo dominata dagli Spagnoli e percorsa da fermenti di rivolta contro le ingiustizie del viceré. Troppo ingenuo per comprendere fino in fondo i meccanismi del potere, egli si mette generosamente a capo di un movimento di popolo che, sostenuto da una parte della nobiltà locale, reclama giustizia e diritti.
Fra personaggi storici e d'invenzione, non manca una figura femminile che ha per il protagonista il sapore di un amore impossibile eppure tenacemente inseguito.
Lui, più irrequieto del solito, non riusciva a stare fermo e si guardava continuamente attorno. D'altronde, se la sua tresca con la moglie del notaio fosse venuta alla luce, sarebbe piovuta grandine su tutti. Ma la sua inquietudine si nutriva anche dall'aver capito come adesso il suo presente e il suo futuro fossero diventati una cosa sola, per sempre imprigionati nel cuore di una donna. Proprio come il fossile nell'ambra.
Il lato oscuro è invece rappresentato dalla setta dei Beati Paoli, monaci pronti a tutto che si nascondono in tenebrosi recessi del sottosuolo.
Anima e custode del tempio sotterraneo, il prelato s'infilò per primo nella scurissima gola, col solo ausilio d'una lampada a olio. Al pari delle civette, sembrava vedere meglio di notte che in pieno sole, e avanzava senza impaccio dentro quel groviglio scavato nella roccia, reso qua e là infido da falde acquifere e improvvisi dislivelli.
L'Autrice ha una particolare abilità nel convogliare eventi storici e quotidianità dei personaggi in un racconto sempre fluido. Inoltre opera un raro miracolo d'equilibrio nell'elaborazione di un linguaggio che mescola insieme ritmi moderni e toni dal sapore antico. Solo ogni tanto c'è un piccolo neo, come quando usa nei dialoghi il verbo "rilassarsi". Per quello che ricordo la parola "rilassamento", prima confinata nella terminologia medica (e precisamente nel campo della fisiologia muscolare) è entrata nell'uso comune (nell'attuale accezione) solo recentemente, forse negli anni cinquanta, addirittura reintrodotta come traduzione del termine "relax". Ricordo che nelle trasmissioni in tv (anche quella acquisizione recente) questa parola appena scoperta divertiva molto gli italiani, ed era diventata una moda e un tormentone da declamare in esilaranti canzoncine.
Nel suo insieme il romanzo si lascia leggere gradevolmente, e ha il pregio di portare a conoscenza un episodio storico poco noto. Però non è del tutto convincente dal punto di vista del coinvolgimento emotivo. Sembra un'opera realizzata a tavolino, mescolando gli ingredienti con molta cura e con l'intento (quasi didattico) di raccontare, nel modo più efficace possibile, quella storia. Senza mai lasciarsi portare dalla scrittura.
di Giovanna Repetto
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