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Il Paradiso degli Orchi
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RACCONTI

Ivan Perilli

Il mostro prima del campanello

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Sono arrivato a casa di lei intorno alle cinque del pomeriggio. Ma prima che suonassi il campanello, una strana creatura verde ha richiamato la mia attenzione.

Un verso, come un grugnito di maiale.

Eppure la creatura era piccola, sembrava un geco dai contorni del muso umani e faceva questo versaccio disgustoso. Mi ha guardato con occhio truce dall'alto del tetto, poco sopra la porta d'ingresso

della villetta.

"Non entrare, sai bene cosa potresti trovarci, no?"

L'ho guardato e poi ho pensato a lei, dentro, che mi aspettava, che preparava un dolce per passare il pomeriggio insieme.

Il mostricciattolo si e' spostato, mostrandosi maggiormente. Piu' che un geco sembrava un camaleonte, quasi un iguana. Di un verdone piuttosto sporco, come impolverato. La coda lunga e muscolosa.

Il volto con un'espressione da vecchio scorbutico, secco e scavato dal tempo. Avevo un po' di paura che mi potesse saltare in faccia da un momento all'altro ma lui pareva piuttosto calmo, nonostante i grugniti da porco.

"Non pensi, eh? Non riesci a pensare, stupido umano con la vista di talpa?"

Timore a parte, iniziavo quasi a incuriosirmi a lui. Certo, non capita tutti i giorni di vedere una specie di grosso camaleonte. Che ti rivolge la parola, poi. Riprese a parlare.

"Perche' non capisci che e' meglio per te stare lontano da questa casa? Credi che lei stia davvero aspettando il tuo arrivo? Che stia preparando una torta alle fragole per te? Che sia tutta carina e infiocchettata, con un grembiulino rosa e le mani curate? Pensi che pensi che pensi davvero che tu sia il suo principe azzurro? I principi azzurri non esistono! Mi segui? E nemmeno le principesse innamorate! Voi umani avete sterpaglia bruciacchiata, nella testa, non materia grigia."

"Perche' mi dici questo? Cosa sai?"

"Bada a come ti rivolgi a me e pensa a quello che non sai tu! A me le persone come te fanno schifo! E anche le persone come lei! Non ci sono torte alla fragola per te, dietro quella porta. Se suonerai il

campanello sarai solo il prossimo stupido. Solo il prossimo e non l'ultimo! Perche' non mi dai i fiori che hai comprato per lei? Ho fame, fammene mangiare un po'."

Gia', avevo con me dei fiori. Era un mazzolino carino, piccoli irrestibili fiorellini. (Volevo subito renderla felice, appena varcata la soglia di casa. Avevo pure passato piu' di mezz'ora davanti allo specchio per scegliere quale camicia mettermi e come non sembrare a disagio).

"Non sono per te questi fiori, sono per lei." gli ho detto, fermo.

"Per lei? Quei fiori tra qualche giorno saranno nel cestino dei rifiuti, proprio come le tue speranze e il tuo desiderio di lei, piccolo stupido umano. Guarda li', guarda li' in fondo."

Il mostriciattolo mi stava indicando con la coda il bidone della spazzatura all'inizio del vialetto.

Sono andato a vederci dentro, con le gambe che sapevano dove andavo ma con la testa che faceva finta di non essere in grado di immaginare il contenuto del bidone.

L'ho aperto e c'era immondizia dentro, ovviamente. Vero, c'erano pure fiori rinsecchiti, morti.

Anche confezioni per preparare torte alla fragola in cinque minuti. Quelle robe li', l'impasto pronto e tutto il resto.

Mi sono girato a guardare il camaleonte. Stava masticando una farfalla, credo.

Sono tornato da lui, ho staccato un fiore dal mazzo e gliel'ho porto. Lui ha fatto schizzare fuori la lingua e l'ha tirato a se', trangugiandolo per intero.

"Cosa sai?" Gli ho chiesto.

"Vedere l'immondizia ti ha aperto gli occhi, eh? Stupido umano. Io so tutto! Il bocconcino prelibato che c'e' dietro quella porta e' davvero un bocconcino prelibato, non lo metto in dubbio, te lo concedo! Ma credi sia tuo? Non lo e' nemmeno per questo pomeriggio, nemmeno fino al calare della sera. La torta alle fragole non la potrai mangiare tutta tu, dovra' rimanerne un po' nel frigo, non credi? E poi, fattelo dire, ne ho mangiati di fiori migliori. Questo orrendo mazzolino dove l'hai comprato? Non credi che io abbia assaggiato fiori ben piu' buoni? Qui ne sono passati di omaggi floreali, da queste parti! Fatti perdonare, dai... Sposta quel vaso, vi ci ho appena visto uno scarafaggio nascondersi. Passamelo."

Ho spostato il vaso e lo scarafaggio c'era davvero. Non ho avuto il tempo di toccarlo che subito la una lunghissima lingua blu vi ci ha saettato sopra, appiccicandoselo. Masticava e grugniva. Nel giro di pochi secondi l'ha ingoiato. Io, nel frattempo, avevo preso coraggio.

"Ascolta, io lo so benissimo che lei avra' avuto altri uomini e altre storie prima di me. Anche io le ho avute. Non ci vedo nulla di male, siamo piuttosto grandi, del resto. Voglio solo entrare in casa e passare il pomeriggio con lei. Darle i fiori, farla ridere, tenerla sulle mie gambe, baciarla e farci l'amore. Cosa c'e' di cosi' sbagliato?"

"Sei uno stupido! Sei piu' stupido dello scarafaggio che mi sono appena mangiato! Non capisci? Non aspetta te! Aspetta chiunque! Questo non e' il tuo pomeriggio con lei, e' un pomeriggio con lei e solo tu sei dietro la sua porta oggi! Sei solo di passaggio, qui, senza essere mai stato scelto ne' invitato!"

Devo ammettere che sentirmi dire aspetta chiunque mi aveva fatto male.

"Hai accusato il colpo ora, eh? Ti si legge in faccia, ti sei incupito come un babbeo! Deglutisci, rilassati, finalmente inizi a capire."

"Cosa dovrei fare allora?"

"Dovresti lasciare i tuoi fiori a me, mi ci faccio una discreta cenetta, una buona insalata fresca fresca. E dovresti andartene fuori dalle balle. Via di qui, senza nemmeno pensarci, questa casa non e' per te! Oppure entra e ammazzala. Ci pensero' io poi a mangiarla. Mi durera' per una settimana."

Sono rimasto in silenzio, serio. Ho abbassato un po' la testa al riparo dal suo sguardo aggressivo. Ho osservato la mia camicia pulita. Ho pensato al tempo passato nello sceglierla, al fatto di averla anche stirata. Ho poi visto i fiori belli, avvolti nelle carta. Lui grugniva. Senza muovere la testa, ho alzato gli occhi e guardato la porta. Ho sorriso leggermente, credo.

Quando ho suonato il campanello, il camaleonte e' scappato via lungo la grondaia, mostrando un'espressione orribile, ruttando e sbavando.

L'ho sentita arrivare di corsa. Lei ha aperto la porta, io le ho detto ciao e mostrato i fiori, il volto le si e' illuminato con uno sorriso radioso, i suoi occhi mi hanno regalato un vivace luccichio.

Mi ha accompagnato in cucina, prendendomi per mano, con spontaneita'. Mi ha mostrato la torta alle fragole. Mi sono seduto mentre lei metteva i fiori in un vaso.

Abbiamo mangiato la torta. Quando ha aperto il frigorifero per prendere l'aranciata, la porta dell'elettrodomestico ha fatto uno strano rumore, mi ha ricordato lo schioccare appiccicoso della lingua di quel mostro li'. Ammetto che ho avvertito di nuovo una fitta al centro dello stomaco.

Ma lei mi ha sorriso, mentre tornava da me. Si e' seduta sulle mie gambe, mi ha dato un bacio.

Abbiamo passato tutto il pomeriggio a ridere e al calar della sera, abbiamo fatto l'amore.

Si vive solo per brevi momenti e i mostri non esistono.





Ivan Perilli



Nasce a Bari e vive dividendosi tra l'Italia e l'Inghilterra. È qui che ha ambientato alcuni dei suoi racconti e il suo primo romanzo Mozart, Tesla e questa birra doppio malto. La sua creatività si concretizza anche sotto altre forme d'arte: Ivan è il leader e bassista della band da lui fondata, la 'Perilli Starship Orchestra', e ha all'attivo un album solista, Modern Times (musica strumentale dai toni tanto morbidi quanto rocamboleschi) e il progetto in corso d'opera "From East to West, walking".



contatti@ivanperilli.com



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