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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Alessandro Vietti

Il potere

Zona 42, Pag. 320 Euro 14,90
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Recensire questo romanzo può essere imbarazzante. Non tanto per il fatto che il potere di cui si tratta è, per l’appunto, imbarazzante. (Lo è molto per chi lo subisce, diciamo la verità, ma anche un po’ per chi lo esercita). Il disagio del recensore invece deriva dal segreto che gravita intorno alla natura di tale potere, gelosamente custodita dall’autore e dagli editori, che sono riusciti a fare un’intera presentazione a Stranimondi (ne sono testimone) senza mai scendere in particolari. E allora tu che hai letto il libro, e a questo punto sai di che potere si tratta, hai l’impressione di dover camminare sulle uova per evitare il rischio di spoiler.
   Cercando di prenderla alla larga, si può cominciare a dire che il romanzo è scritto in prima persona e con l’espediente della finta autobiografia: il narratore è stato convinto da un sedicente agente letterario a raccontare la propria storia. L’origine di questo contratto fa già intuire molto: appena aperto il libro troviamo il nostro protagonista incarcerato e in attesa di giudizio, e prima che intraprendiamo un lungo cammino per scoprirne il motivo facciamo conoscenza con quello che lui crede sia il suo avvocato d’ufficio.
   … ha fatto il suo ingresso un tipo pallido, alto e secco, calato dentro il vestito della cresima di qualcun altro, fazzoletto di seta accartocciato nel taschino come un rifiuto indifferenziato e occhiali rettangolari, spessi come due vecchi tubi catodici. (…) In effetti l’aspetto non molto rassicurante mi indirizzava verso un suo intimo legame con la giurisprudenza.
   Invece il tizio è lì per porgergli gli attrezzi del mestiere e invitarlo alla scrittura, cosa che il prigioniero, sia pure un po’ frastornato, accetta.
   Così il narratore può rivolgersi al suo pubblico in tono confidenziale, unendo il racconto allo sfogo e sovrapponendo diversi piani temporali. Una modalità colloquiale, coinvolgente. Tutto l’opposto di quello che ci si potrebbe aspettare da un supereroe. E gran parte della filigrana di questa storia sta proprio nella discrepanza fra l’idea di un potere superiore alle normali capacità umane e l’umanità molto comune del personaggio. Quando parliamo di superpoteri pensiamo sempre a una collocazione netta dei loro detentori: eroi nobilissimi o criminali cattivissimi. Invece no, proprio questa è la cifra del romanzo. Il protagonista è uno come noi, con slanci generosi e piccole meschinità, impegnato in una battaglia quotidiana fra coraggio e vigliaccheria. È questo che ci coinvolge per forza nella questione. La sensazione che potrebbe capitare a ciascuno di noi, tanto che mentre leggiamo non possiamo fare a meno di interrogarci sull’uso che potremmo fare o non fare di un superpotere.
   Si tratta di un romanzo di fantascienza per due ragioni: per l’ambientazione distopica (che però ha a che fare più col nostro presente che col nostro futuro), e per il suddetto potere che esula dalla realtà conosciuta. A parte questi due elementi, lo si può leggere da tanti punti di vista. L’aspetto più convincente è a parer mio quello del romanzo di formazione, per l’acutezza con cui racconta l’adolescenza in un percorso di individuazione e relazione che sarebbe simile a tanti altri se non ci fosse di mezzo il superpotere. Ne sono elementi essenziali la scoperta, il segreto, il confronto con l’ingiustizia e la prepotenza, l’amicizia raccontata nel suo aspetto fondamentale che è la possibilità di fidarsi.
   Per questo prima era solo il mio compagno di stanza e dopo quell’istante sarebbe diventato il mio amico: quando decide di fidarsi di me, quando vince la paura e spicca il salto nel vuoto confidando che io non lo lascerò schiantare, che può stare certo che io lo prenderò al volo.
   Le pagine in cui il protagonista rievoca il suo rapporto con l’amico Saverio sono fra le più belle del romanzo. Qui l’ironia giocosa che pervade tutto il libro si mescola con un’autentica commozione.
   Non è l’unico esempio, ci sono molti punti in cui il romanzo offre qualcosa che va oltre la narrazione di una storia. Ogni buon romanzo dovrebbe farlo, e qui spesso sotto il tono leggero emergono osservazioni acute e preziose.
   Non si sa mai di preciso quando queste cose hanno inizio, Perché quando ne vieni a conoscenza, sono sempre già cominciate altrove (…) come i modi di dire, quelli che prima non li aveva mai sentiti nessuno e a un certo punto, non si sa come, li usano tutti (…) Si ha così la sensazione che il tuo esserne venuto a parte, sia coinciso col raggiungimento di una massa critica dell’informazione, un ben preciso (ma indefinibile) punto chiave di transito  della consapevolezza collettiva…
   Essendomi imbattuta spesso in tale fenomeno, ammetto che ho trovato conforto nel vederlo così ben descritto. In conclusione, posso affermare che anche chi è privo di superpoteri troverà molti spunti per riconoscersi in questo libro.

di Giovanna Repetto


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