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RECENSIONI

Nojoud Ali

Io, Nojoud, dieci anni, divorziata

Piemme, Pag. 164 Euro 9.00
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Passa per autobiografia, ma non lo è, anche se è una storia vera. Una giornalista, Delphine Minoui, l'ha raccolta dalla voce della protagonista e l'ha trasformata in un libro. Ne deriva un racconto in prima persona che vorrebbe avere il pregio di una narrazione spontanea in qualche modo "ingenua", e che proprio per questo ha tutti i limiti di un artificio. Sarebbe stato più interessante se l'autrice materiale del libro si fosse limitata a metterci a parte dei suoi incontri con Nojoud e con altri protagonisti della storia, raccontando le sue interviste e illustrando il materiale raccolto.

Il fatto di cui si parla è comunque notevole, e molti ricorderanno di averne avuto notizia attraverso i media. Nojoud, come altre bambine yemenite delle classi povere, era stata costretta a sposarsi a soli dieci anni. Questo tipo di situazioni non è un mistero, e fa parte di quell'enorme fardello di sopraffazioni e violenze di cui sono fatte oggetto le donne in gran parte del mondo. Non è dunque questo il fatto che fa notizia. La notizia vera (come quella dell'uomo che morde il cane) è che una volta tanto la ragazzina si è ribellata. Ed è ancora più straordinaria perché non è stata spinta al divorzio da attivisti umanitari o da altri personaggi illuminati. No, la piccola ha fatto tutto da sola, raggiungendo il tribunale con le sue gambe, furtivamente e con tanta paura.

Nell'uscire dalla casa dei miei, stamattina, mi sono ripromessa di non rimetterci piede prima di aver ottenuto quello che volevo. Erano le dieci in punto. (...) Ho camminato tutta tremante per qualche metro, poi ho preso il primo minibus che passava sul grande viale che porta verso il centro. E ho superato le mie paure salendo da sola, per la prima volta nella mia vita, su un taxi giallo.

Un bel coraggio, se vogliamo, visto che neanche da noi le bambine hanno l'abitudine di girare per la città da sole raggiungendo zone sconosciute. Ma Nojoud doveva essere proprio disperata, e se ne capisce la ragione quando comincia a raccontare la storia dall'inizio. La vita semplice e serena al paesello, poi il trasferimento con la famiglia in città in seguito a una lite, la miseria conseguente alla disoccupazione del padre, la fame e l'accattonaggio, e infine la decisione presa dal padre per avere una bocca in meno da sfamare.

I preparativi per il matrimonio si susseguivano rapidamente. E altrettanto rapidamente mi resi conto di cosa mi stava per succedere. Per decisione della famiglia del mio futuro marito, dovetti smettere di andare a scuola un mese prima delle nozze.

Dopo la cerimonia di nozze Nojoud si trasferisce presso la famiglia del marito, lontano dai propri cari, in balia di una suocera insensibile e di un uomo che fino a un momento prima era uno sconosciuto, e che nonostante le promesse fatte ai genitori di lei pretende da subito di avere rapporti sessuali con la bambina. Non ammette rifiuti, e reagisce alle lacrime con brutalità e violenza.

Ha cominciato a picchiarmi dal terzo giorno. Lui non sopportava il fatto che tentassi di resistergli. Quando tentavo di impedirgli di coricarsi accanto a me sulla stuoia, non appena spenta la luce, lui cominciava a picchiarmi. Dapprima solo con le mani. Poi con un bastone. (...) E sua madre, dietro di lui, che lo incoraggiava.

Nessuno è in grado di proteggerla, e anche la mamma, con cui riesce a confidarsi durante una visita a casa, non sa fare altro che suggerirle rassegnazione e pazienza.

Per fortuna i giudici del tribunale di Sana'a sono di parere diverso, e non trovano tollerabile che una bambina sia sottoposta a simili abusi. In particolare un'avvocatessa se la prende a cuore e accetta di difenderla fino al raggiungimento del divorzio. Un lieto fine nient'affatto scontato, ma almeno un precedente per dare speranza ad altre malcapitate ed avviare campagne di sensibilizzazione



di Giovanna Repetto


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