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Il Paradiso degli Orchi
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ATTUALITA'

Stefano Torossi

Irriverenze

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Presentazione Stagioni delle Arti.
Parco della Musica, mercoledì 8, conferenza stampa di presentazione delle Stagioni delle Arti 2017-18. Un tripudio di notizie positive: numero di concerti, lezioni e incontri con il pubblico, spettatori in continua crescita, come gli incassi; e non è poco, trattandosi di un’istituzione pubblica, che contrariamente alle altre non è in passivo cronico.
E crediamo che sia  tutto vero perché ogni volta che ci mettiamo piede, c’è sempre un sacco di gente con le facce contente, anche famiglie, perché molte sono le iniziative per i bambini; la libreria è affollata, al caffè c’è la fila e i Negroni che preparano al Red Bar continuano a essere ottimi.
Naturalmente nel corso dell’incontro ci sono state regalate alcune miniperle che non vogliamo farci, né farvi sfuggire.
Intanto il manifesto della stagione, che a noi irresistibilmente ricorda la copertina di uno dei primi LP di Dalla, essendo la cupola che appare sotto il titolo identica al basco dell’amico Lucio.
Poi, al Presidente Regina, nell’entusiasmo di elencare i grandi artisti che da tutto il mondo arriveranno sulle scene dell’auditorium, è scappato il nome di Dario Fo (da tutto il mondo, è certo possibile, dall’altro mondo ci sembra un po’ più difficile).
L’AD Josè Dosal, esprimendosi nel suo pittoresco italiano españoleggiante ci ha anticipato i concerti di giàss, con i solisti di giàss e il pubblico de apasionados di giàss. E poi si è lanciato in un ringraziamento corale a tutto il personale che lavora nell’istituzione, comprese le donne delle pulizie, ma dimenticando il benemerito barman a cui abbiamo accennato due righe fa.
Divertenti filmati con le facce di tanti artisti a fare gli auguri all’auditorium per il suo quindicesimo compleanno funzionavano da stacco fra una chiacchierata e l’altra; il tutto concluso con una canzone dal vivo della spagnola Antonia Molina, presentata con molti besos y abrazos dal concittadino señor Dosal.
E finalmente Luca Bergamo, Assessore alla Crescita Culturale di Roma Capitale (prima parentesi: fino a qualche tempo fa, dove serviva c’era scritto solo Roma. Adesso, e forse si può ipotizzare qualche amico con una tipografia o una fabbrica di vernici, a tutte le “Roma” è stato aggiunto “Capitale”: sulle auto dei vigili, sulla carta intestata, sui furgoni; ma era proprio necessario ricordarcelo che Roma è la capitale?), (seconda parentesi: che un assessore di Roma si chiami Bergamo, è buffo, no?) ci ha liberati da un dubbio di tipo grammaticale e anche etico, che da un po’ ci tormentava, quando, riferendosi alla sua e nostra prima cittadina l’ha chiamata “la sindaca”.
        Meno male! Se l’ha detto lui che sta in giunta, possiamo stare tranquilli.


Champagne!
4 novembre sera. Insieme ad altre novantanove persone, siamo a cena a Villa Medici in onore di David Lynch e in chiusura della Festa del Cinema.
Pleonastico descrivere la magnificenza del parco, la fantasmagoria, in questa serata limpida e tiepida, del panorama dalla balaustra accanto a Trinità dei Monti, la grandiosità del salone e lo sbrilluccichio della sontuosa apparecchiatura. Cinque calici: acqua più le quattro differenti etichette di champagne che hanno accompagnato i piatti.
Nella foto i bastardini imbucati, pieni di un liquido arancio sono due Negroni preparati magistralmente dal barman all’ingresso (i migliori assaggiati negli ultimi tempo) e offertici prima di sedere a tavola.
Grande spolvero di attori, ovvio, e atmosfera guardingamente rilassata, forse anche grazie ai succitati Negroni.
Ben gelati e copiosi il Moёt Imperial, il Moёt & Chandon Grand Vintage 2009, il Moёt & Chandon Grand Vintage Rosè 2009 e il Moёt Nectar Imperial, con cui abbiamo pasteggiato.
Eravamo in semplice giacca e cravatta, anche se di Gucci, ma un po’ a disagio perché per questi fluidi blasonati ci saremmo sentiti più a posto in frac.
E allora, dove sono le perfidie? Nel menu, presentatoci dallo chef responsabile a inizio pasto. Non siamo gastronomi stellati, ma ci è sembrato, come spesso in queste occasioni, che tutto sapesse vagamente di panna: il tiramisù di patate e baccalà con lardo di cinta senese; le mezzelune di burrata, acciughe e datterini; le capesante scottate con millefoglie di patate e speck…
Irresistibile, andandocene, ci è tornato in mente uno degli eroi delle nostre letture infantili: Bertoldo, il contadino dal cervello fino, il quale, proprio per merito della sua astuzia, fu invitato a corte dal re. Qui, fra un frizzo e un lazzo cominciò a frequentare la tavola dei nobili, dove si mangiavano cose raffinatissime, alle quali lui non era naturalmente abituato, e tante ne mangiò che alla fine si ammalò e se ne andò al creature.
Il re, che apprezzava lo spirito del villano, fece incidere sulla sua tomba un epitaffio i cui tre ultimi versi dicevano:
“Mentr’egli visse fu Bertoldo detto,
fu grato al re, morì con aspri duoli
per non poter mangiar rape e fagioli”.
Prosit.



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