RECENSIONI
Alessio De Stefano
John Fante tapes
Radici edizioni, Pag. 324 Euro 19.00
Testi così difficilmente si trovano, anche se spesso vengono editate opere che non meriterebbero nemmeno di stare in una libreria. Questo libro, invece, è il resoconto molto particolareggiato di un episodio che in qualche modo ci racconta la vera storia di uno sceneggiatore, che diventò anche un ottimo scrittore, John Fante, e del perché i suoi romanzi non ebbero grande successo in patria, gli Stati Uniti, ma che invece ebbero grande diffusione in altri paesi, compresa, guarda un po’, anche l’Italia.
Il testo in questione è diviso in due parti, ben delineate: la prima De Stefano c’introduce nella vera e propria idolatria di un altro scrittore, che noi conosciamo benissimo, Charles Bukowski, riguardo un romanzo di cui è venuto a conoscenza, Chiedi alla polvere, e per il quale spenderebbe anche la sua stessa esistenza per farlo conoscere negli Usa; nella seconda viene riportata, fedelmente, la lunga intervista che il giornalista Ben Pleasants fece a John Fante e che in qualche modo restituì allo scrittore di origini italiane, il giusto e sacrosanto riconoscimento.
In tutto questo subentro io, il recensore di questo libro, per cercare di venire a capo a una questione che in qualche modo mi ha stuzzicato dopo la lettura: come può un lettore come me, che guarda casa non è tanto diverso da altri lettori, a essere innamorato dei romanzi di John Fante, non solo Chiedi alla polvere ma anche Aspetta primavera, Bandini, Sogni di Bunker Hill, La confraternita del Chianti, La strada per Los Angeles, (ce ne sono altri, ma non mi metto a elencarli tutti) amorevolmente inseriti nella sua preziosa libreria e nello stesso tempo rigettare totalmente tutta la produzione di Charles Bukowski, perché ritiene lo scrittore statunitense un po’ fuori dalle sue regole narrative? (Ho cercato, durante la lettura di questo testo, se mi era rimasto qualche cosa di Bukowski, ma nulla, mi sono rivenduto tutto).
Al di là del fatto che non ho assolutamente ri-cercato qualche romanzo del suddetto scrittore, mi chiedo come mai in questo John Fante tapes qualcuno dica che tra i due ci siano addirittura delle affinità elettive.
Penso che mi attirerò l’antipatia di vari lettori. Intanto però godiamoci questo testo che ci restituisce un autore, cieco, che accetta di farsi intervistare sotto il portico di una villa a Malibu, vicino ad una piscina.
Non potevamo chiedere altro.
di Alfredo Ronci
Il testo in questione è diviso in due parti, ben delineate: la prima De Stefano c’introduce nella vera e propria idolatria di un altro scrittore, che noi conosciamo benissimo, Charles Bukowski, riguardo un romanzo di cui è venuto a conoscenza, Chiedi alla polvere, e per il quale spenderebbe anche la sua stessa esistenza per farlo conoscere negli Usa; nella seconda viene riportata, fedelmente, la lunga intervista che il giornalista Ben Pleasants fece a John Fante e che in qualche modo restituì allo scrittore di origini italiane, il giusto e sacrosanto riconoscimento.
In tutto questo subentro io, il recensore di questo libro, per cercare di venire a capo a una questione che in qualche modo mi ha stuzzicato dopo la lettura: come può un lettore come me, che guarda casa non è tanto diverso da altri lettori, a essere innamorato dei romanzi di John Fante, non solo Chiedi alla polvere ma anche Aspetta primavera, Bandini, Sogni di Bunker Hill, La confraternita del Chianti, La strada per Los Angeles, (ce ne sono altri, ma non mi metto a elencarli tutti) amorevolmente inseriti nella sua preziosa libreria e nello stesso tempo rigettare totalmente tutta la produzione di Charles Bukowski, perché ritiene lo scrittore statunitense un po’ fuori dalle sue regole narrative? (Ho cercato, durante la lettura di questo testo, se mi era rimasto qualche cosa di Bukowski, ma nulla, mi sono rivenduto tutto).
Al di là del fatto che non ho assolutamente ri-cercato qualche romanzo del suddetto scrittore, mi chiedo come mai in questo John Fante tapes qualcuno dica che tra i due ci siano addirittura delle affinità elettive.
Penso che mi attirerò l’antipatia di vari lettori. Intanto però godiamoci questo testo che ci restituisce un autore, cieco, che accetta di farsi intervistare sotto il portico di una villa a Malibu, vicino ad una piscina.
Non potevamo chiedere altro.
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