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Il Paradiso degli Orchi
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RACCONTI

Francesco Scardone

L'anomalia (o dell'opportunità di Jacopo)

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Che si trattasse di un'anomalia, lo aveva già sospettato dalla semplice visita ambulatoriale, ma, prima di un esame più accurato, non se l'era sentita di cedere a forse affrettati allarmismi.
Ma ora non c'erano più dubbi; aveva sentenziato indicando un punto appena un po' più scuro sulla lastra in alto a destra.
Certo, si poteva trattare di un foruncolo un filino più ringalluzzito del normale. O, perché no, di un'escrescenza sul tessuto perineale dovuta a normale dermatite da sfregamento. Non si poteva escludere nemmeno però, a quel livello così superficiale di indagine, una malformazione congenita degli arti inferiori (poteva egualmente trattarsi di quelli superiori), o, capitava di rado ma lo si doveva comunque mettere in conto, un terzo occhio in zona occipitale chissà come collegato al normale nervo ottico.
Insomma, qualcosa c'era: la macchina non mentiva!
Per scrupolo, mi aveva inoltre spiegato, non si era accontentato della sola scansione lineare, ma l'aveva confermata con un'analisi vettoriale, accompagnata poi da un'ulteriore verifica su trasduttori convex – le lastre parlavano, e, a differenza degli esseri umani, non c'era nemmeno bisogno di interrogarle!
Aveva subito dopo principiato una incalzante sequela di quesiti binari su sostanze più o meno ingerite/sniffate/iniettate nell'ultimo anno; solare, ci aveva tenuto a precisare.
Barbiturici, alcol, oppiacei, cannabinoidi, anfetaminici, allucinogeni, stimolanti, catarifrangenti, narcotici.
Avevo fatto mente locale e, non senza prima arrossire un po', avevo confessato un bicchiere di rosso per i vent'anni di matrimonio dei miei.
Era stato poi necessario passare in rassegna anche principi attivi più legalmente tollerati: orosolubilizzati/intramuscolarizzati/rettalizzati; in questo caso, però, l'anamnesi fortunatamente non si era spinta indietro se non di un paio di mesi.
Emetici, anticoagulanti, cortisonici, diuretici, antiaggreganti, ansiolitici, betabloccanti, antimicotici, mucoregolatori, pupuritraenti; persino rimedi omeopatici.
Le solite tachipirine, insomma, e qualche integratore di vitamina C quando arrivava l'inverno: ma sempre con regolare prescrizione medica!, mi ero difesa.
Spero almeno abbia seguito la corretta posologia, si era intromesso senza smettere di digitare sul suo portatile; come aveva d'altronde fatto durante tutto quel minuzioso check-up.
Può essere, può essere, lo avevo sentito poi sussurrare, più che altro a se stesso, mentre scorreva la rotellina del mouse.
Mi ero allora inopinatamente allungata, col busto, nella sicuramente inconscia speranza di buttare una certo non deontologicamente corretta occhiata.
Ma l'algoritmo non sbaglia!, si era comunque infine inalberato guadagnando una più dignitosa posizione eretta e, contemporaneamente, girando lo schermo del computer in un'unica, armoniosa piroetta.
Sul desktop provvidenzialmente retroilluminato, avevo di conseguenza potuto finalmente rendermi conto dell'inoppugnabile diagnosi: diagrammi ad uovo, quadratini sapientemente flaggati, persino una ricostruzione interamente in 3D del famoso Triangolo di Tartaglia!
I numeri non sono certo interpretabili, mi aveva pazientemente messo al corrente una volta riguadagnate calma e poltrona; l'elaborazione dei dati incrociata con l'analisi statistica non lascia adito a dubbi.
Mi aveva opportunamente inoculato poi, in rapida successione, le probabilità di incidenza su un soggetto X, in date contingenze ambientali circostanziate, chiaramente, a precisi riferimenti di peso/altezza/corporatura (Y), il tutto, evidentemente, senza mai dimenticare eventuali refrattarietà di carattere criptogenetico, nonché la rilevanza psicosomatica di non certo trascurabili disturbi preesistenti: fratto Z, aveva infatti tracciato con impeto su un foglio chissà da dove sbucatogli davanti.
Se lo immagini, appunto, come un rigorosissimo piano cartesiano, dove le ascisse di un provvidenziale metodo empirico non trovano la loro quadratura se non nelle ordinate di un necessario progresso tecnologico; aveva riassunto con encomiabile fermezza.
1+1, insomma: 2!
Ricorrendo alla stilografica senza dubbio all'uopo conservata nel taschino, si era allora messo a compilare fogli su fogli fitti fitti di esami e accertamenti che mi consigliava di effettuare (va da sé in strutture altamente specializzate) nel più breve tempo possibile.
Analisi del sangue, tilt-test, controllo delle feci, radicali liberi e liberali radicalizzati.
Addirittura una innovativa, letteralmente impronunciabile tecnica diagnostica importata or ora dalle Americhe.
Non avevo fatto in tempo a raccogliere la ricetta dalla scrivania che, balzando nuovamente in piedi, mi aveva trascinata per un braccio in una parte più interna dello studio, una specie di piccolo laboratorio dove macchinari scintillanti e nuovi di zecca ronzavano asceticamente, come sono dopotutto soliti fare, il loro devoto, indefesso, rigore professionale.
Per una certezza assoluta abbisogna però, a questo punto così delicato della prognosi, una mappatura completa con liquido di contrasto, continuava a dettagliare mentre, tutto concentrato, si dava da fare intorno a nastri conduttivi (probabilmente bi(o)adesivi) e consolle metallizzate dall'aspetto fiduciosamente futurista; una ricognizione spettrometrica con bombardamento alternato di raggi Gamma e Uva: ci vorrà un attimo!
Fatta efficacemente sdraiare, il risultato infatti non tardava ad arrivare: in una dettagliata, meticolosa simulazione transdimensionale (o tridimensionale: potrei effettivamente sbagliarmi a riguardo), proiettata direttamente su schermo.
È qui!, aveva infatti concordato subito dopo additando ancora una volta il referto.
Ora non se ne poteva addurre nemmeno il più piccolo, tra i pur tanti ragionevoli dubbi.
Che poi, con quella precisione millimetrica, con quella risoluzione fantascientifica, non c'era nemmeno bisogno di interpretare: bastava leggerla, l'inconfutabile verità computata dalla macchina.
Insomma, senza nessun pericolo di incorrere in errore si poteva più che ragionevolmente concludere che, seppur piccolo, di tumore si trattava e che, evidentemente metastatizzato tra la scapola omerale e l'alluce sinistro, minacciava, se non si fosse intervenuti in tempo, di invadere fegato, pancreas e finanche polmoni.
Ma forse no, poiché, ora che zoomava meglio, a guardarlo da questa chiarificatrice angolatura, si poteva addirittura pensare ad un inedito morbo che, per sua propria conformazione e indubitabile originalità, avrebbe realisticamente preso il suo nome a battesimo proprio da chi per primo indubbiamente lo portava.
O, in effetti, c'era da considerare anche una molto più prosastica bruciatura di sigaretta.
Insomma, la cosa era evidente, inutile stare troppo a cincischiarci sopra; si era premurato di aggiungere una volta che mi ero rivestita del tutto, scortandomi, sempre molto professionalmente, nello studio adiacente.
La visita, in ogni caso, era stata posticipata alla settimana seguente quando, nuovi ritrovati della tecnica, gli inimmaginabili esiti ormai raggiunti dall'avanzamento industriale e scientifico, gli avrebbero finalmente fatto recapitare, direttamente dall'altra parte del mondo, due tra le più innovative apparecchiature diagnostiche, così infallibili che, propiziamente, avrebbero reso il quadro, se possibile, ancora più preciso.
Ci si era salutati sulla porta, rinnovando l'avvertenza, ribadita con un'energica stretta di mano, che qualcosa c'era, perché, insomma!, il progresso mica mentiva.

Sono appena uscita dal secondo controllo; molto breve, ci siamo limitati a chiacchierare.
Prima che potessi ragguagliarlo sulle nuove e irrevocabili risoluzioni che avevo preso, il Dottore ci ha tenuto a scusarsi profondamente per le eccessive preoccupazioni probabilmente cagionate durante il nostro primo incontro; eppure, i giorni passati, la sua intera strumentazione è stata temporaneamente compromessa da un imprevedibile problema tecnico, che, teoricamente, avrebbe potuto sfasare quelle indagini preliminari.
A questo punto ha cominciato una lunga filippica su campi elettromagnetici, taratura multimetrale, onde di rifrazione, ma dopo qualche frase mi sono persa e non sono più riuscita a stargli dietro.
Si è trattato, ha sintetizzato, di una specie di... insomma un... un tipo di... anomalia, ecco!; ha concluso.
Prima che me ne andassi ci ha tenuto comunque a precisare che, semplicemente, a volte gli esseri umani sono così inetti che non sono nemmeno all'altezza di utilizzarle, simili opportunità; mi ha infatti mostrato quelle nuove apparecchiature di cui mi aveva appunto precedentemente parlato.
Era così sincero, così fiducioso, che non me la sono sentita di rivelargli la verità; l'ho frettolosamente salutato adducendo un impegno improvviso.
Eppure forse gliel'avrei dovuto dire... che nel frattempo avevo abortito.



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