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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Margherita Nani

L'ospite

Francesco Brioschi Editore, Pag. 375 Euro 18,00
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Arrivo con colpevole ritardo, ma non posso non parlare di questo romanzo, che di per sé è un evento. Non tanto perché vincitore del premio internazionale di letteratura (città di Como 2018) che gli ha valso la pubblicazione, quanto per l’insolito connubio fra la giovane età dell’autrice (diciassettenne al momento della stesura) e la delicatezza (o pesantezza) del tema. Qui si parla di Josef Mengele: sì, proprio il famigerato medico criminale famoso per i suoi esperimenti su cavie umane ad Auschwitz (Sottotitolo: Le anatomie di Josef Mengele).
   Il racconto si articola su due piani temporali: quello del 1955, in cui vediamo il criminale di guerra rifugiato in un paesino del Brasile sotto mentite spoglie e quello che ripercorre gli anni trascorsi nel lager a far da padrone incontrastato di un agghiacciante “laboratorio”.
   Deve essersi documentata bene, l’autrice, fino a poter maneggiare un materiale che farebbe tremare i polsi a chiunque. Sorprende la sua scioltezza, la fluidità di scrittura e la capacità di usare un ricco bagaglio di strumenti narrativi. Al netto di imperfezioni e ridondanze da limare col tempo, vi si rivela la stoffa di una scrittrice di talento. Ma ancora di più sorprende l’audacia con cui si muove sicura affrontando due questioni spinose. La prima è la penetrazione in una mente così crudele e contorta. Margherita Nani non si è risparmiata niente, non è rimasta in superficie, ha voluto andare a vedere come era fatta dentro. Capirne le ragioni, per quanto perverse, ricostruire il suo punto di vista. Il risultato è di un’efficacia stupefacente.
   In un battito di ciglia si era trasformato nell’efficiente macchina di morte di cui c’era necessità. Non aveva avuto bisogno di sforzarsi; quel limbo privo di empatia nel quale era sprofondato era una parte di lui che aveva aspettato troppo tempo non solo per mostrarsi, ma per prendere il sopravvento.
   La seconda questione presentava una difficoltà ancora maggiore. Si è trattato di reinventare il personaggio là dove non c’era più il sostegno di una documentazione. La storia di Mengele esule in Brasile e ospite di una modesta famiglia dove instaura un profondo legame con una ragazza giovane e ingenua, quasi una bambina, è stata appositamente creata per il romanzo (a parte il dato geografico, che corrisponde davvero a quanto si sa della fuga di Mengele). Anche qui l’autrice non si è risparmiata e ha osato l’impensabile. Seguire il personaggio nello sviluppo di sentimenti nuovi, come l’attaccamento a un altro essere umano (lui che non era riuscito ad affezionarsi neanche alla moglie), cercando però di non contraddire la sua natura, quella che si era rivelata nella prima parte della vita. Ha risolto il problema con un brillante equilibrismo: descrivere quello che potrebbe sembrare amore dimostrando che si tratta invece di un inebriante senso di possesso. Anche qui la psicologia del personaggio viene sviscerata senza risparmio. Quello che viene fuori forse non è sempre credibile ma è convincente, ed è questo che importa nella narrativa. Non il vero ma il verosimile, una coerenza interna del personaggio creato più che la corrispondenza al modello reale.
   Anche le due presenze femminili che si affiancano al protagonista sono ritratte con efficacia e dotate di umano spessore. La brasiliana Pia, dalla bellezza innocente e un po’ selvaggia. L’ebrea Teresa, internata nel lager e costretta a diventare l’assistente del mostro nel laboratorio in cui sezionava bambini. La prima partorita dalla fantasia, la seconda realmente esistita, testimone al processo di Norimberga. L’autrice entra nelle pieghe della loro intimità scovando luci e ombre, slanci ed esitazioni, fino a farne personaggi a tutto tondo. Altrettanta cura impiega nel tratteggiare le figure minori. Il risultato finale è che, per chi fosse del tutto a digiuno di storia, sarebbe impossibile distinguere i personaggi immaginati da quelli presi dalla realtà. Creare e ri-creare sono operazioni amalgamate da un medesimo talento.
   Una raffinatissima veste grafica completa l’opera.    

di Giovanna Repetto


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