RECENSIONI
Vidar Sundstol
La terra dei sogni
Einaudi/stile libero, Traduzione di Maria Teresa Cattaneo., Pag. 837 Euro 26,00
Capite a me, col noir non si scherza, anche se, negli ultimi tempi, il genere ha subìto, e alla grande, la concorrenza delle serie televisive.
Perché dico che col noir non si scherza? Perché può succedere quello che è successo a me leggendo La terra dei sogni.
Iniziamo con lo spazio. Ma ottocentotrentasette pagine vi sembrano poche? Ok, si dice che in realtà il romanzo è una trilogia (ma sulla divisione in volume, almeno per quanto riguarda l’Italia, ho dei seri dubbi), e che l’autore ha distribuito le sue considerazioni in modo che alla fine tutto risultasse consono e realizzato. Bene, ma ripeto: ottocentotrentasette pagine vi sembrano poche?
Voi cari lettori siete capaci di mantenere la calma e aspettare tempo e pazienza per poi arrivare ad una conclusione che, seppur adeguata, vi ha fatto penare le pene dell’inferne?
E poi trilogia. Ma quale trilogia può essere quella che ti mostra un delitto nella fase iniziale, che ti risolve il caso in quella finale, ma ti straccia le palle in quella centrale dove non succede nulla e tutta, dico tutta, la rappresentazione avviene in un lago d’inverno dove due fratelli, in piena crisi esistenziale, si rincorrono fino alle conseguenze (quasi) tragiche?
Dunque è vero che la seconda parte de La terra dei sogni è fatta in questo modo ed è stata data alle stampe senza rispettare la pena del lettore?
Ripeto: col noir non si scherza.
Tuttavia il libro di Sundstol è un grande romanzo (in alcuni punti gli ho affibbiato delle note dostoevskiane), con alcune parti che seppur tralasciando, e di molto, gli argomenti del noir, è riuscito a mantenere una logica assolutamente invidiabile.
Non so se questo sia dovuto al fatto che l’autore è un mezzo mezzo, cioè un norvegese che ha abitato nel Minnesota per diversi anni ed ora se n’è ritornato tra le patrie terre. Non so se questo è dovuto al fatto che il noir nordico può competere con quello americano e in genere col miglior noir in circolazione (perché poi?). Di sicuro è un noir innovativo (anche se nulla di quello che c’è scritto è nuovo) e soprattutto un noir che mette il lettore nella possibilità non solo di scoprire il colpevole, ma scoprire il senso stesso dell’esistenza.
Oserei dire che ne La terra dei sogni s’indaga per consunzione, nel senso che la verità viene poi a galla insieme a tante altre questioni di sopravvivenza con la pena e la disfatta dell’esistenza stessa. Con un dramma interno e privato.
Ho riflettuto più volte su che tipo di giudizio dare ad un’opera simile, e dopo tanto penare (comprese le quasi trecento pagine di una caccia al responsabile di incredibile fattura) ho deciso che Vidar Sundstol merita il massimo.
Succulento per pazzi lettori.
di Alfredo Ronci
Perché dico che col noir non si scherza? Perché può succedere quello che è successo a me leggendo La terra dei sogni.
Iniziamo con lo spazio. Ma ottocentotrentasette pagine vi sembrano poche? Ok, si dice che in realtà il romanzo è una trilogia (ma sulla divisione in volume, almeno per quanto riguarda l’Italia, ho dei seri dubbi), e che l’autore ha distribuito le sue considerazioni in modo che alla fine tutto risultasse consono e realizzato. Bene, ma ripeto: ottocentotrentasette pagine vi sembrano poche?
Voi cari lettori siete capaci di mantenere la calma e aspettare tempo e pazienza per poi arrivare ad una conclusione che, seppur adeguata, vi ha fatto penare le pene dell’inferne?
E poi trilogia. Ma quale trilogia può essere quella che ti mostra un delitto nella fase iniziale, che ti risolve il caso in quella finale, ma ti straccia le palle in quella centrale dove non succede nulla e tutta, dico tutta, la rappresentazione avviene in un lago d’inverno dove due fratelli, in piena crisi esistenziale, si rincorrono fino alle conseguenze (quasi) tragiche?
Dunque è vero che la seconda parte de La terra dei sogni è fatta in questo modo ed è stata data alle stampe senza rispettare la pena del lettore?
Ripeto: col noir non si scherza.
Tuttavia il libro di Sundstol è un grande romanzo (in alcuni punti gli ho affibbiato delle note dostoevskiane), con alcune parti che seppur tralasciando, e di molto, gli argomenti del noir, è riuscito a mantenere una logica assolutamente invidiabile.
Non so se questo sia dovuto al fatto che l’autore è un mezzo mezzo, cioè un norvegese che ha abitato nel Minnesota per diversi anni ed ora se n’è ritornato tra le patrie terre. Non so se questo è dovuto al fatto che il noir nordico può competere con quello americano e in genere col miglior noir in circolazione (perché poi?). Di sicuro è un noir innovativo (anche se nulla di quello che c’è scritto è nuovo) e soprattutto un noir che mette il lettore nella possibilità non solo di scoprire il colpevole, ma scoprire il senso stesso dell’esistenza.
Oserei dire che ne La terra dei sogni s’indaga per consunzione, nel senso che la verità viene poi a galla insieme a tante altre questioni di sopravvivenza con la pena e la disfatta dell’esistenza stessa. Con un dramma interno e privato.
Ho riflettuto più volte su che tipo di giudizio dare ad un’opera simile, e dopo tanto penare (comprese le quasi trecento pagine di una caccia al responsabile di incredibile fattura) ho deciso che Vidar Sundstol merita il massimo.
Succulento per pazzi lettori.
di Alfredo Ronci
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