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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Alberto Cola

Lazarus

Delos Digital, Pag. 160 Euro 14,00
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Ho dovuto scrivere all’autore per togliermi la curiosità, non trovando nella sua biografia alcun riferimento a esperienze o viaggi relativi al Giappone. Mi ero perfino fatta l’idea che avesse ascendenze giapponesi come il protagonista del romanzo: Gabriel, figlio di una giapponese e di un americano, che rimasto orfano a tredici anni viene affidato a una zia di Tokyo. Ecco che mi sto già addentrando nella storia, mentre il mio quesito resta in sospeso. Lo riprenderò più avanti. Il romanzo è complesso, come un arazzo tessuto con fili di diverso colore, dove i disegni si infittiscono in alcuni punti per poi allargarsi in volute più ampie prima di infittirsi di nuovo. Il colore sembra mutare, in alcuni punti, e spiegherò anche dove, ma nessun filo va perso, e tutti tornano a intrecciarsi fino alla fine.
   Lo sfondo è una Tokyo del futuro cupa e distopica, in cui bande di criminali di ogni livello e magnati senza scrupoli si contendono gli affari più lucrosi. L’ultima trovata è la possibilità di creare dei Rigenerati da sfruttare per diversi scopi commerciali o politici. La scienza ha trovato il modo di far rivivere personaggi del passato, con un salto di qualità rispetto alle tecniche di clonazione già note. La nuova frontiera è una ricostruzione fedelissima che non si limita al corpo, ma ricrea tutto il bagaglio di conoscenze e memorie che fa parte della personalità di un individuo.
   Un’idea interessante, ma la vera sorpresa è la scelta del personaggio intorno a cui ruota l’azione. Si tratta di Mishima, il grande scrittore giapponese noto anche per il clamoroso suicidio pubblico eseguito con la tecnica dell’harakiri.
   La missione di Gabriel è quella di ritrovare il Rigenerato, cioè Mishima, che dopo essere stato riportato in vita ha fatto perdere le sue tracce. La ricerca dura poco, perché Gabriel appartiene a un ristretto numero di individui dotati di particolari facoltà telepatiche. La vera storia comincia dopo il ritrovamento, in una specie di tempo dilatato che Gabriel si prende prima di consegnare Mishima ai suoi mandanti. Sa che non è giusto costringere un uomo a rivivere una vita indesiderata, tanto più in mano ad affaristi decisi a sfruttarlo, ma sa anche che la mancata consegna lo esporrebbe a vendette atroci. Qui il lettore comincia a farsi parecchie domande, perché la situazione sembra senza via d’uscita.
   Tre sono gli elementi che si affiancano e si intrecciano. La ricostruzione della storia passata di Gabriel, cioè la sua formazione fra buoni e cattivi maestri, necessario preludio per comprendere la sua rete di amicizie e inimicizie. Il tempo presente, in cui affronta avventure rocambolesche per schivare ogni sorta di trappole e usare al meglio le sue particolari facoltà. Infine la presenza di Mishima, che porta nella storia un largo respiro e un tocco di poesia.
   Mishima alza gli occhi verso la scenografia distante di nubi irrequiete. La vista gli dà coraggio: una fede momentanea nella rettitudine dell’universo. Se la mente non riesce a trovare un significato, lo regalano i sensi. Si vive per questo.
   Il viaggio verso il tempio è la parte a cui mi riferivo all’inizio, dove i colori sembrano diventare più tenui, la trama del disegno meno fitta – non certo meno intensa, anzi! – e addolcirsi volute in armoniose. Salvo poi riprendere ritmo e addentrarsi in clamorosi colpi di scena. In fondo l’idea che abbiamo del Giappone è fatta proprio di queste contraddizioni: la durezza di una ferrea disciplina accanto a una rara sensibilità artistica. Questo è il mito che l’autore ha fatto proprio attraverso lo studio e la passione. Ora è il momento di svelarlo. Non ha una madre giapponese come il suo protagonista, ma ha avuto dei maestri che lo hanno istruito nelle arti marziali. In ogni caso, l’ambientazione è del tutto convincente.

di Giovanna Repetto


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