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Il Paradiso degli Orchi
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CLASSICI

Alfredo Ronci

Le avventure sportive di un giornalista comico : 'Battista al Giro d'Italia' di Achille Campanile.

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L'arte di Campanile deve nascondere un mistero: non si spiegherebbe se no un successo editoriale che dura praticamente da ottant'anni. C'è di più, in un paese come il nostro, quasi sempre spezzato in due ideologicamente, ci si stupisce che abbia avuto così spazio uno scrittore mai schierato o politicizzato che sia riuscito ad accontentare palati assai differenti ed eterogenei.

In fondo il suo è sempre stato un realismo equidistante, ma impazzito, che ha fatto sempre la parodia del nostro mondo. E con quali armi?

Non si può disconoscere in alcun modo la sua derivazione futurista, ma di questa Campanile ha saputo costruire una sua personale sponda allontanandosi quasi subito dal successivo dadaismo, ma non sottraendosi al libero gioco verbale e alla fantasia più sfrenata.

Rifiutando, in pieno fascismo, la 'trimurti' di valori della guerra, della patria e della famiglia, pur essendo devota la persona stessa all'arte mussoliniana, Campanile ha sempre pensato che questo e quello pari fossero, perché i manichini di regime (in qualsiasi tempo) si sono sempre assomigliati in modo sconfortante. Dunque come autore parte all'assalto di un mondo fatto e affollato di imbecilli ritraendolo però non con l'arma della satira (si sa, la satira in qualche modo è sempre schierata), ma con una quasi innocente critica sociale, morale e politica.

Battista al Giro d'Italia ha una storia un po' particolare, essendo, tra l'altro, uno dei titolo meno ristampati dello scrittore. Si sospetta (il sospetto è d'obbligo, proprio perché stiamo parlando di un autore che ha fatto della improbabilità un'arma a doppio taglio) che nel 1932 l'allora direttore de 'La Gazzetta del Popolo' Ermanno Amicucci abbia proposto a Campanile di seguire il Giro d'Italia, ben cosciente che un consenso da parte dello scrittore avrebbe determinato una cronaca della famosa gara sportiva assai lontana dagli standard giornalistici del tempo (forse di tutti i tempi, aggiungiamo noi).

Non ci è dato sapere con esattezza se il tutto corrisponda a verità: cerchiamo di crederci e cerchiamo di considerare il libro come un' ulteriore testimonianza, surreale e straniante, dell'arte giornalistica e insieme narrativa. Lo stesso Campanile ci suggerisce, citando gli articoli di fondo di Ugo Ojetti che... poiché ho nominato le 'Cose viste', tutti sanno che esse sono letteratura e, insieme, perfetto giornalismo. E nulla è più giornalistico – nel più vasto senso della parola – e più attuale degli scritti giornalistici di Mussolini. Letterariamente perfetti, resisteranno nel tempo.

Dunque Battista al Giro d'Italia va preso come un tentativo dello scrittore di mischiare il giornalismo all'arte in genere, in special modo alla letteratura, ed essendo la letteratura nelle mani del Campanile una materiale morbida come pongo, il risulto non può essere che quello che abbiamo sotto le mani.

L'impressione personale è che Campanile abbia davvero seguìto il Giro d'Italia (il susseguirsi delle località come punti di riferimento delle varie tappe è troppo dettagliato e 'geografico' per poter essere solo finzione narrativa), ma che la parodia fulminante e spesso non-sense dell'artista lo abbia trasformato in una sorta di Circo Barnum (così lo definì lo stesso scrittore prima ancora di parteciparvi).

Provate ad immaginare, e lo dico ai lettori più giovani, una gara ciclistica alla Fantozzi, un po' più 'intellettuale': manca il mega direttore galattico squalo e appassionato di sport e manca anche l'iperbole 'traumatologica', ma quasi simile la propensione alla facezie a e alla battuta sagace.

Si legge a pag. : Stamane Guerra è andato all'Ospedale a farsi fare i raggi. Oppure a pag. 150: Salita da Molinetti a Sori. Dio, quante salite ci sono in Italia. Le discese sono molto meno numerose.

O l'esilarante scenetta di pag. 111: "Commendatore" (I miei 'tigrotti' mi chiamano talvolta commendatore invece di capitano, ma io non sono commendatore. Il fatto è che, anni or sono, feci un commento alla Divina Commedia e un commento all'Orlando Furioso. Da allora molti mi chiamano "commentatore di Dante e dell'Ariosto" e spesso, per brevità, semplicemente "commentatore". I miei tigrotti, sentendo dire dai camerieri degli alberghi: "S'accomodi, signor commentatore", "Illustre commentatore, la bicicletta è pronta", hanno frainteso e mi credono commendatore. Io non oso svelar loro l'atroce verità: sarebbe, per essi, un colpo troppo forte.

Dunque Battista al Giro d'Italia è un viaggio nell'Italia ridanciana e ridicola del tempo, in un mondo (qualunque esso sia!) parodistico e cortocircuìto (attenzione però: Campanile non è mai latore di alcunché di sconveniente e proibito) e dove anche la figura del 'servitore' Battista può avere il duplice ruolo di personaggio esiziale e obbligatorio e nello stesso tempo una sorta di alter-ego improbabile e poco astuto.

In fondo Campanile ha preso lezione da Freud: quest'ultimo affermava che per capire i nevrotici bisogna essere nevrotico. Lo scrittore romano, crediamo noi, avrà sempre pensato che per parlar male dei propri concittadini bisogna essere comunque un po' grotteschi.





L'edizione da noi considerata è:



Achille Campanile

Battista al Giro d'Italia

Otto/Novecento – Milano - 2010







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