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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Juan Aparicio-Belmonte

Mala suerte

Gran via, Pag. 221 Euro 14,50
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Di solito non lo faccio, ma stavolta "rubo" un brano dall'intervista all'autore, che potete leggere integralmente nella nostra apposita rubrica, per "celebrare" l'aspetto inusuale della sua narrativa: I miei riferimenti in ambito noir sono piuttosto statunitensi, come Jim Thompson o Dashiell Hammett; soprattutto per il loro 'coté' sarcastico. Però non leggo solo noir, anzi, prediligo la narrativa-narrativa, senza aggettivi. I miei romanzi si possono qualificare come noir, ma anche come umoristici, hanno persino una componente fantastica. L'etichetta di noir deriva dal fatto che mi succede sempre di ammazzare qualcuno dei personaggi, non riesco a farne a meno.

Magnifico no? (Permettetemi una digressione in tempi di campagna elettorale. Come se Veltroni venisse etichettato come politico solo perché non riesce a fare a meno di dire fregnacce... eh sì, ce l'avevo sulla punta della lingua).

Torniamo a noi. Vero: nella scrittura di Aparicio-Belmonte, gli elementi che lui stesso indica, il noir appunto, l'umorismo e la componente fantastica, shakerati al punto giusto, compongono un quadro sottilmente deviante, concedendo al lettore una posizione di privilegio. Sottintendendo con ciò una compiacenza, una soddisfazione, spesso abortita a causa di letture e libri scontati e pervicacemente ordinari.

Un attore famoso viene ucciso insieme alla sua compagna. Chi può essere stato? Le indagini vengono svolte da un commissario donna che ha un cattivo rapporto col proprio fidanzato e ha la "fissa" per il suo "affare" troppo piccolo. Sotto i riflettori invece un avvocato logorroico e persino maldestro come cocainomane che si crede perseguitato dalla mala sorte (ecco il titolo) e che nel giorno stesso dell'omicidio riceve la visita di un uomo che porta in testa un paio di mutande ed un reggiseno. Un tecnico delle luci, appena licenziato, che monta un rancore profondo verso il mondo e che ha un rapporto "hitchcockiano" con la madre ed uno psicanalista, apparentemente defilato, ma che in realtà avrà la "disgrazia" di analizzare sia l'avvocato, sia la commissaria che il tecnico delle luci.

Lo confessiamo: nel leggere Mala suerte, come nostra abitudine, abbiamo cercato dei riferimenti letterari, un tentativo di "appioppare" una paternità artistica che in qualche modo ci consentisse una maggiore libertà di discernimento. Tempo sprecato: al di là di pallide attinenze con Vazquez Montalban, il romanzo di Aparicio-Belmonte ci è apparso un onesto e originale "esperimento" di meta-letteratura, intendendo con un'espressione simile non chissà quale mutamento, ma un'"ibrida" sostanza da sottoporre a palati esigenti.

Forse dobbiamo davvero pensare che, come le vie del Signore, anche quelle del noir e delle sue figliolanze nemmeno tante riconosciute, siano infinite. Tutto sta a vedere però se quel che succede avviene per coerenza e anche per tentativi, come nel caso dello scrittore castigliano, onesti o se non invece avvenga per necessità di mercato e quindi di soldi.

Nel brano dell'intervista riportato Belmonte cita come riferimenti per il noir Thompson e Hammett. Io aggiungerei Stuart Kaminski (e credetemi, fare questo paragone non è una contraddizione in termini rispetto a quanto detto in precedenza, ma un sentito omaggio all'arte della singolarità), forse non lo ha nemmeno letto, ma mi piace pensarli vicini.



di Alfredo Ronci


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Gustoso


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Mi confessava l'autore in un'intervista rilasciata agli orchi l'anno scorso a proposito di questo romanzo: Alcuni personaggi sono gli stessi di 'Mala suerte' e in parte affronta gli stessi temi che mi interessano: la contraddizione tra la nostra visione personale della realtà e di noi stessi e quella di chi ci sta intorno. I miei romanzi sono costruiti come un contrappunto di voci che cozzando tra loro generano l'artefatto narrativo. Mi piace scrivere senza vincoli, e se questo mi porta a varcare il confine di ciò che è politicamente corretto, tanto meglio

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