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Stefano Torossi

Metti un bel giorno al bar

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C’è questo signore, arrivato a un punto della vita in cui più o meno tutto il bello prevedibile è già successo e cominciano i problemi che poco a poco costringono a strisciare invece di volare come uno vorrebbe: bastone, occhiali, sciatiche. Tutto tende al grigio, e allora…allora lui si è selezionato una serie di pacate abitudini, come scendere ogni mattina, mai troppo presto intendiamoci, giù al livello degli sconquassati sampietrini del centro storico di Roma. Due passi fino al giornalaio, dietro front ed eccolo seduto, quotidiano e cappuccino, al Bar del Fico, piazza omonima, sotto le finestre di casa.
Proprio un bel giorno al bar, succede che dal cielo ti cade qualcosa addosso, qualcosa di inaspettato e divertente, un salvagente esistenziale; e in più per ottenerlo non hai fatto niente se non andare in giro con la tua solita faccia disegnata dagli anni. Beh, allora è magia. Un regalo.
Eccola, la favola.

Parecchi sono gli amici o i conoscenti, con cui ci si saluta da un tavolino all’altro. Fra questi, spesso in compagnia di una ex dirimpettaia di pianerottolo, c’è un giovin signore abbondantemente capelluto e barbuto con cui varie volte ci si è scambiata qualche piacevolmente generica parola.
Un bel giorno arriva una telefonata. Michela (la dirimpettaia): “Sai, Alessandro (il barbuto e capelluto) ti vorrebbe nella nostra prossima campagna”.
“Mah…bene – lui, perplesso, fingendo un distacco da british gentleman – digli che lo faccio volentieri. Se si tratta di giocare, ci sto”.
Più tardi lo chiama qualcuno della ditta e gli dà un appuntamento per andare a provare i capi per le foto.
Sempre più atteggiato, baffetti alla David Niven, roteando  il suo sciccosissimo bastone, il nostro deambula, già con passo più sostenuto, fino alla non lontana Via del Banco di S. Spirito, e prontamente si trova in una saletta attorniato da giovani paggi con spilli, gesso e metro che gli infilano e sfilano capi variamente ed elegantemente bizzarri finché la scelta cade su un completo verde con maniche bordate di pelliccia, camicia con fiocco, spillona al bavero e anelli alle dita, calze molto variopinte e sneaker bianche (vedi foto). E in più: “Che fortuna, lei ha anche un bastone!”
La sensazione è che stia finalmente ricominciando il gioco che gli mancava; non si sa come andrà a finire, ma sembra interessante. Infatti segue una telefonata dell’amministrazione che propone un rimborso più che adeguato per il disturbo (se sapessero che era pronto a farlo gratis…)
Arriva il giorno del servizio fotografico. Dove dare appuntamento alla Mercedes che lo viene a prendere per portarlo sul set? Ma davanti al Bar del Fico, naturalmente. Dai cui tavolini i compagni di cappuccino lo vedono increduli allontanarsi ingoiato dal macchinone nero e lucido, lo stesso che lo riporterà all’ identico punto alcune ore più tardi, per lo stupore dei compagni di happy hour.
Sul set fotografi e registi della grande scuola inglese, in mezzo a trionfi di frutta fresca e tazzone di caffè bollente. Una realtà di lavoro così esageratamente ricca da sembrare la ricostruzione invidiosa di un B-movie. Il gioco si fa sorprendente. Anche perché il gomitolo del racconto in cui si trova avvolto il nostro, a questo punto si è srotolato in una matassa formata da una ventina di fili: i protagonisti della rapsodia romana, adulti “comuni”, presi qua e là per la città, più un delizioso bambino, anche lui con il suo completino firmato. Quasi per tutti è la prima volta, e così nessuno si sente più star dell’altro.
Il grottesco si intrufola nel progetto con la richiesta a ognuno dei personaggi di esporsi al ludibrio filmato: cantare al karaoke (vedi Instagram) canzoni famosissime degli anni ’70. Tutti appaiono irrimediabilmente ridicoli, ma in qualche modo (e qui si intravede l’intelligenza del progetto) va bene lo stesso; anzi, la beffa aggiunge umana, umile naturalezza al glamour.
Intanto arriva una e-mail: “Ci farebbe piacere averla, insieme agli altri, alla nostra sfilata a Milano.” Ma certo che ci va.
Al telefono: “Può passare da noi a provare l’abito che indosserà per l’occasione?” Ma certo che passa. Stavolta l’insieme è più sobrio: completo blu ma con le piccole api di Alessandro tessute in rosa, e naturalmente sneaker bianche ma con i serpentelli di Alessandro che ci strisciano sopra.
E poi a Milano per l’evento top della campagna. Una specie di mitica gita scolastica ma organizzata con dovizia di supertreni, superalberghi e, anche qui, limousine nere superlucide.
Milano è una pugnalata al cuore non appena, ed è inevitabile, si fa il confronto con Roma: funziona tutto, neanche una cicca per terra, tram anni ’40 marcianti, nuovi bellissimi grattacieli di cristallo, e ai loro piedi giardinetti pronti per una esposizione botanica. In più giornate scintillante di sole limpido e aria pulita. Proprio (a parte il meteo) come qui, vero?
Milano, dicevamo, una città di fabbriche, diventata ormai centro di servizi, con un sacco di spazi industriali abbandonati, finalmente recuperati. Uno di questi, enorme, tutto nero con grandi riproduzioni di sculture romane e rinascimentali, l’atmosfera tagliata da lampi di luce e fragori di musica spaziale è il palcoscenico della sfilata. Un trionfo. Per la descrizione, fuori della nostra portata, dei modelli ci sono le riviste di moda. Ma l’atmosfera di bel delirio l’abbiamo riconosciuta. Per chiudere, grande festa al Porta d’Oro di Piazza Diaz, con inaspettata presenza di Björk al microfono e risacche di champagne. Come si diceva all’inizio: una favola.

P.S. Per coloro che non avessero ancora capito, la maison è Gucci, Alessandro Michele è il suo geniale stilista capo, Michela Tafuri è la nostra amica, sua stretta collaboratrice e fatina della fiaba, il bambino della foto è il piccolo Mosè, la campagna moda con la sua ventina di protagonisti scelti in città è ovviamente intitolata Roman Rhapsody e il giocherellone in verde e bordura di pelliccia altri non è che il Cavalier Serpente, il quale, addolcito e incoraggiato da questa straordinaria occasione, promette di riprendere, da oggi e come sempre il lunedì, la pubblicazione delle sue perfidie.



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