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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Fredrik Sjöberg

Perché ci ostiniamo

Iperborea, Traduzione di Andrea Berardini e Fulvio Ferrari, Pag. 192 Euro 16,50
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Quarta incursione iperborea nel mondo colto, ossessivo e ludico di Sjöberg, Perché ci ostiniamo segna un cambio di passo rispetto ai precedenti L’arte di collezionare mosche, Il re dell’uvetta e L’arte della fuga. L’appuntamento ormai annuale col divulgatore svedese si presenta infatti nei termini di una traduzione parziale di una raccolta di saggi – Varför haller man pa? – uscita nel 2012 per i tipi di Albert Bonniers invece che per lo storico editore di Sjöberg, Nya Doxa. Dei quattordici testi ne restano nove, ordinati diversamente rispetto all’originale. Le date delle prime pubblicazioni non sono indicate (non lo fa neanche Albert Bonniers) ma si lasciano dedurre, o presumere, dai riferimenti agli altri volumi e alle cose che stanno passando per la testa di Sjöberg. Come al solito numerose e intersecate, motivo principe per cui la lettura dei suoi libri si accompagna sempre e comunque a una ricca ricompensa intellettuale. Traduce, al solito, l’ottimo e premiato Fulvio Ferrari, anche se stavolta si affianca ad Andrea Berardini. Che una raccolta di saggi rappresenti un’opera minore è tutto da dimostrare – basti pensare alle pubblicazioni «laterali» di Coetzee – soprattutto quando, come in questo caso, la voce dell’autore resta vivace, il suo modus operandi limpido e scattante. Certo, rispetto ai titoli sopraccitati il salto «di palo in frasca» qui è molto più evidente, e la voglia di lasciarsi portare via dal talento affabulatorio di Sjöberg è un po’ frustrata dal passaggio di saggetto in saggetto. L’impressione, per quanto paradossale, è che il noto andamento rizomatico dell’autore diventi incandescente proprio nelle monografie. Come se le divagazioni avessero una qualche forma centripeta. Qui, in Perché ci ostiniamo, un filino ci si perde. E credo che le modifiche rispetto all’edizione originale cerchino di ovviare a questa tenuta meno stagna. Ciò non toglie che il volume regali le consuete perle sjöberghiane, dalle riflessioni sull’istinto di raccogliere e catalogare (Lo ripeto: il collezionismo rinforza gli argini quando la follia minaccia di far saltare le dighe dell’anima, p. 14) a quelle sulla politica ambientale (Si deve passare dall’ecologia all’estetica. La bellezza della natura non ha bisogno di essere riscoperta, solo di essere ripulita e resa di nuovo accettabile, p. 156). Non mancano i ritratti e le ricerche multidisciplinari, ad esempio il collegamento tra il collezionista di opere concretiste Hjalmar Gabrielson e la famigerata mostra Entartete Kunst, né l’attenzione all’arte figurativa naturalistica, ben rappresentata da Lars Jonsson e dalla sua affermazione dipingo quel che vedo, non quel che so. Perché ci ostiniamo è un buon patchwork dell’universo sjöberghiano, e se i vari ingredienti – ironia, elegia, erudizione – sono calibrati a dovere il merito è anche di Iperborea, che ha immaginato con intelligenza questa edizione italiana tra scelte vistose (i tagli) e più discrete (l’eliminazione del punto interrogativo nel titolo del libro ma non in quello del saggio eponimo della raccolta). Ora resta una certa curiosità per quella che potrebbe essere l’uscita Sjöberg 2019, vale a dire Ge upp i dag – i morgon kan det vara för sent (2013), testo che affronta la vita dei due artisti Olof Ågren e Lotte Laserstein. Anch’esso edito da Albert Bonniers, allo stato attuale delle cose parrebbe l’ultima opera di Sjöberg in ordine di tempo. Prospettiva ferale! Difficile accettare l’idea di separarsi da un autore capace di frasi così: Quanto a me, ho sempre avuto la sensazione che la falce e il martello, come simboli, portino il pensiero nella direzione sbagliata. Un retino per farfalle e un cavatappi sarebbero stati meglio (p. 105)

di Simone Buttazzi


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Gustoso


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Iperborea, Pag. 226 Euro 16,00

E' proprio questo a far rizzare le antenne di Sjöberg: il crinale tra genio e follia, la sottile linea che separa il colpaccio dalla cantonata. . Stiamo parlando di Gustaf Eisen (1847-1940), personaggio eclettico fino al parossismo.

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L’arte della fuga

Iperborea, Pag. 192 Euro 16,00

«Perché dovrei fare due volte quel che ho già fatto una volta in modo perfetto?» pare abbia detto Thoreau riferendosi all’arte di fare le matite, imparata dal padre in giovane età ma ben presto abbandonata. Questo aforisma, che Sjöberg pesca dall’introduzione di Frans G. Bengtsson al Walden, si lascia applicare alla strana carriera letteraria del naturalista svedese e al suo modo stratificato e sfuggente di affrontare l’incommensurabile e il minuscolo, i grandi temi e i dettagli dimenticati.

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