DE FALSU CREDITU
Edoardo Galli sul Loggione
Scientismo Comunista
Sacro Cuore del Gesù Edizioni, Pag. 127 Euro 12,90
Questo svelto libriccino non è altri che il resoconto che il famoso storico, sociologo, economista e telepredicatore Galli sul Loggione ha esposto durante le 3 Giornate della Virtù, seminario di fede, speranza e carità e fenomenologia politica che Comunione e Liberazione ha organizzato in preparazione delle manifestazioni che si terranno nel giugno di quest'anno per celebrare i trent'anni delle dimissioni dell'allora presidente della Repubblica Leone accusato ingiustamente da una masnada di comunisti cospiratori.
Il punto cruciale dell'intervento dello studioso ha riguardato i rapporti fra scienza e religione e la possibilità, quasi una certezza, che da questo scontro possano verificarsi "sconvolgimenti" politici tali da ridisegnare addirittura assetti costituzionali.
Dice sul Loggione: Dopo il 1989 abbiamo assistito al crollo delle ideologie liberale e comunista. Si trattava di due "eresie cristiane", cioè di sistemi di pensiero che, pur contrastando anche violentemente il cristianesimo, contenevano una tensione umanistica, un legame con la tradizione e il rispetto di alcune istituzioni fondamentali, come la famiglia.
Ma nel mondo globalizzato di oggi, la scienza, e la tecnologia che ne deriva, è la nuova ideologia universale, l'ideologia della modernità che mena vanto per il fatto di non predicare valori, ma solo esprimere giudizi sulle relazioni funzionali fra i fenomeni: con l' assurda pretesa di affermare che un esperimento tecnicamente possibile è per ciò stesso anche eticamente accettabile! Il guaio è che la scienza attuale non si limita più a cercare le leggi dei fenomeni naturali, ma ha la pretesa di modificarli, fino a stravolgerli.
Quanto appare inopportuno e privo di senso storico il riferimento a Galileo Galilei, quale loro padre nobile, sulla bocca degli scienziati contemporanei! Galileo non si sarebbe mai neppure sognato di scombinare a capriccio le leggi della natura, di creare chimere uomo-bestia, di manipolare geni o di comporre molecole per armi chimiche. Già a partire dalla fine dell'800, comparvero scritti di scienziati che manifestavano questa ambizione creatrice, nella certezza che ben presto si sarebbero svelati gli ultimi segreti della natura e che l'uomo avrebbe intrapreso "magnifiche sorti e progressive" di pace e benessere universale. Ma oggi quei sogni rischiano di diventare incubi, perché la tecnologia realmente mette in mano ad una scienza senza morale ogni possibilità di manipolazione delle leggi naturali.
Come si nota, lo scontro è sulla natura stessa del nostro esistere, sulle basi che hanno modificato la nostra vita (l'aggancio a Galileo è di per sé ineccepibile) e di conseguenza del nostro stare "politicamente" in un ambito ben preciso.
La paura di sul Loggione è che da questa sponda estremista ed inumana possa nascere una dittatura scientista (con connotazioni evidentemente di sinistra, come l'episodio dell'allontanamento del papa dall'università La Sapienza ha dimostrata: quindi comunista) e alla cui realizzazione non può che contrapporsi un patto tra Chiesa e cultura liberale, contro il tentativo statalista e stalinista di stabilire i principi morali sulla base di maggioranze democratiche.
I principi morali, dice in conclusione lo studioso, appartengono solo e soltanto a Dio: tutto il resto, come avrebbe saggiamente detto uno dei più grandi filosofi del secolo scorso, è noia.
Il punto cruciale dell'intervento dello studioso ha riguardato i rapporti fra scienza e religione e la possibilità, quasi una certezza, che da questo scontro possano verificarsi "sconvolgimenti" politici tali da ridisegnare addirittura assetti costituzionali.
Dice sul Loggione: Dopo il 1989 abbiamo assistito al crollo delle ideologie liberale e comunista. Si trattava di due "eresie cristiane", cioè di sistemi di pensiero che, pur contrastando anche violentemente il cristianesimo, contenevano una tensione umanistica, un legame con la tradizione e il rispetto di alcune istituzioni fondamentali, come la famiglia.
Ma nel mondo globalizzato di oggi, la scienza, e la tecnologia che ne deriva, è la nuova ideologia universale, l'ideologia della modernità che mena vanto per il fatto di non predicare valori, ma solo esprimere giudizi sulle relazioni funzionali fra i fenomeni: con l' assurda pretesa di affermare che un esperimento tecnicamente possibile è per ciò stesso anche eticamente accettabile! Il guaio è che la scienza attuale non si limita più a cercare le leggi dei fenomeni naturali, ma ha la pretesa di modificarli, fino a stravolgerli.
Quanto appare inopportuno e privo di senso storico il riferimento a Galileo Galilei, quale loro padre nobile, sulla bocca degli scienziati contemporanei! Galileo non si sarebbe mai neppure sognato di scombinare a capriccio le leggi della natura, di creare chimere uomo-bestia, di manipolare geni o di comporre molecole per armi chimiche. Già a partire dalla fine dell'800, comparvero scritti di scienziati che manifestavano questa ambizione creatrice, nella certezza che ben presto si sarebbero svelati gli ultimi segreti della natura e che l'uomo avrebbe intrapreso "magnifiche sorti e progressive" di pace e benessere universale. Ma oggi quei sogni rischiano di diventare incubi, perché la tecnologia realmente mette in mano ad una scienza senza morale ogni possibilità di manipolazione delle leggi naturali.
Come si nota, lo scontro è sulla natura stessa del nostro esistere, sulle basi che hanno modificato la nostra vita (l'aggancio a Galileo è di per sé ineccepibile) e di conseguenza del nostro stare "politicamente" in un ambito ben preciso.
La paura di sul Loggione è che da questa sponda estremista ed inumana possa nascere una dittatura scientista (con connotazioni evidentemente di sinistra, come l'episodio dell'allontanamento del papa dall'università La Sapienza ha dimostrata: quindi comunista) e alla cui realizzazione non può che contrapporsi un patto tra Chiesa e cultura liberale, contro il tentativo statalista e stalinista di stabilire i principi morali sulla base di maggioranze democratiche.
I principi morali, dice in conclusione lo studioso, appartengono solo e soltanto a Dio: tutto il resto, come avrebbe saggiamente detto uno dei più grandi filosofi del secolo scorso, è noia.
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