CINEMA E MUSICA
Adriano Angelini
Se il folk catalano rifà (benissimo) il verso a Faber.

Prendete un cantautore catalano. Fatelo cantare in catalano. Fategli strimpellare delle ballate folk acustiche venate di rock elettronico. A un tratto, vi accorgete che vi ricorda qualcuno. Vi basta un secondo per capire. Vi basta l'attacco del pezzo iniziale di questo splendido album El Nus e rimanete sbalorditi. La voce è come quella di Fabrizio De Andrè. La cosa stupefacente è che la lingua catalana è terribilmente simile, almeno nella fonia, al genovese di Creuza De Ma. A quel punto ti viene il dubbio che tu non stia ascoltando un album inedito del Faber che magari questo qui ha rubato da qualche parte. Invece no.
Didac Rocher è all'esordio. E si è avvalso di testi di poeti catalani come Marius Sempere, Joan Margarit, Charles Duarte e Sebastia Altamora. Nomi ovviamente sconosciuti al pubblico italiano (e al sottoscritto) ma, da quanto è dato comprendere, estremamente validi.
L'album è un trionfo di temi come la solitudine e il male di vivere ma non c'è mai alcun accenno di vittimismo fine a se stesso, anzi. Gli assoli e i crescendo di ogni brano sono un trionfo della vita (come nella straordinaria e tristissima Confeti negre); la voce di Didac impressiona in brani come Cos d'Ivori perché davvero sembra di ascoltare Fabrizio De Andrè. Altrettanto meravigliose sono le illustrazioni che accompagnano ogni brano (ricordano le figure di Gianluigi Toccafondo rese note dalle copertine dei primi libri Fandango). Quando parte Estat salvatge, col suo simil giro di do e la voce di Didac irrompe monotona ma vibrante viene da piangere perché davvero aleggia il fantasma di Faber. Triste, malinconico, ma sublime.
Bello!Un album incredibile che se non fossi stato in quel di Barcellona, in giro per la Fnac a cercare qualche novità discografica, non avrei mai potuto ascoltare, conoscere, apprezzare. Anche perché da noi alle Fnac si trovano le immondizie di Sanremo e dello sponsor Maria de Filippi, che in qualsiasi altro paese civile starebbero a colmare la carenza di manovalanza delle regioni del Sud.
Didac Rocher è un nuovo genio del folk, forse del folk-rock.
Vi consiglio d andarvene sul suo sito o sul suo my space anche perché da noi difficilmente riuscirete a trovarlo nei negozi. Se vi piace ordinatelo. Ascoltate pezzi bellissimi come Negra-nit (notte nera), una ballata dolcissima e suadente. Come la strumentale El paisatge de l'anima. Come 37. Se vi piace compratelo on line. Saltate la distribuzione farabutta del mercato discografico nostrano. Gettate via tutti gli spartiti del mondo. Sentirete che meraviglia che è la lingua catalana, la sua fierezza, la sua assonanza con alcuni dialetti italiani; Cau aigua del cel (cade acqua dal cielo), scende come fiocchi ghiacciati di meraviglia la voce di Didac, Leggere percussioni, tastiere, suoni di fisarmoniche. Riflessioni elevate e fantastiche sull'orrore di vivere. Di vivere in assoluto. Della vita come male e sofferenza. Col sorriso e con la gioia di non sembrare orrendi come quelli che dicono di difendere la vita e sotto sotto diffondono subdoli la loro morte.
Didac Rocher
El Nus
Temp Record
www.didacrocher.com
www.myspace.com/didacrocher
Didac Rocher è all'esordio. E si è avvalso di testi di poeti catalani come Marius Sempere, Joan Margarit, Charles Duarte e Sebastia Altamora. Nomi ovviamente sconosciuti al pubblico italiano (e al sottoscritto) ma, da quanto è dato comprendere, estremamente validi.
L'album è un trionfo di temi come la solitudine e il male di vivere ma non c'è mai alcun accenno di vittimismo fine a se stesso, anzi. Gli assoli e i crescendo di ogni brano sono un trionfo della vita (come nella straordinaria e tristissima Confeti negre); la voce di Didac impressiona in brani come Cos d'Ivori perché davvero sembra di ascoltare Fabrizio De Andrè. Altrettanto meravigliose sono le illustrazioni che accompagnano ogni brano (ricordano le figure di Gianluigi Toccafondo rese note dalle copertine dei primi libri Fandango). Quando parte Estat salvatge, col suo simil giro di do e la voce di Didac irrompe monotona ma vibrante viene da piangere perché davvero aleggia il fantasma di Faber. Triste, malinconico, ma sublime.
Bello!Un album incredibile che se non fossi stato in quel di Barcellona, in giro per la Fnac a cercare qualche novità discografica, non avrei mai potuto ascoltare, conoscere, apprezzare. Anche perché da noi alle Fnac si trovano le immondizie di Sanremo e dello sponsor Maria de Filippi, che in qualsiasi altro paese civile starebbero a colmare la carenza di manovalanza delle regioni del Sud.
Didac Rocher è un nuovo genio del folk, forse del folk-rock.
Vi consiglio d andarvene sul suo sito o sul suo my space anche perché da noi difficilmente riuscirete a trovarlo nei negozi. Se vi piace ordinatelo. Ascoltate pezzi bellissimi come Negra-nit (notte nera), una ballata dolcissima e suadente. Come la strumentale El paisatge de l'anima. Come 37. Se vi piace compratelo on line. Saltate la distribuzione farabutta del mercato discografico nostrano. Gettate via tutti gli spartiti del mondo. Sentirete che meraviglia che è la lingua catalana, la sua fierezza, la sua assonanza con alcuni dialetti italiani; Cau aigua del cel (cade acqua dal cielo), scende come fiocchi ghiacciati di meraviglia la voce di Didac, Leggere percussioni, tastiere, suoni di fisarmoniche. Riflessioni elevate e fantastiche sull'orrore di vivere. Di vivere in assoluto. Della vita come male e sofferenza. Col sorriso e con la gioia di non sembrare orrendi come quelli che dicono di difendere la vita e sotto sotto diffondono subdoli la loro morte.
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www.didacrocher.com
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