DE FALSU CREDITU
Alessandro Barocco
Setòla
Rizzuto editore, Pag. 130 Euro 15,00
Seta e setòla
Alessandro va alla scuola
Si porta il canestrello
Pieno pieno di pizzutello
La maestra gli fa la festa
E lo butta dalla finestra.
La filastrocca principia ogni capitoletto (nove per la precisione e l'autore ci tiene a precisarlo dal momento che, essendo cultore delle scienze esoteriche, sa benissimo che il numero nove indica individui dotati di grande magnetismo, con ottime capacità mentali) e sviluppa una trama dal vago sentore post-neorealista (e con uno stile magmatico, tanto che un giornalista di settore, in preda a facezie, ha già sentenziato che il Barocco ha uno stile monumentale, mentre il Baricco ha uno stile minimintile).
'Affetto' da una coerenza letteraria invidiabile (in una recente intervista l'autore ha definito materia scatologica – ća va sans dire – la narrativa contemporanea, nella sua deriva minimalista e pasticciona, nella misura colma di un imprinting merceologico e arruffone), Barocco prosegue il suo personale percorso riappropriandosi di quegli stessi strumenti che avevano fatto di Castelli di scabbia, il suo precedente libro, un must del nuovo romanzo italiano.
Qualsiasi passo può essere indicativo della ricchezza linguistica dell'operazione, summa lontana dalle sperimentazioni gaddiane, anche se paradossalmente adiacente, ma traboccante di materia lavica viva.
E Pippo ignora, e nella sua esemplificatica e verginale ignoranza, crassa quanto si pare ma pure impalpabile nella sua leggerezza a volo di cinciallegra, che quando passa sogghigna tutta la città che non dorme, perché all'erta e mai deserta; si crede bello, come un ganimede, per le vie bipede inseguito da predatori bramosi. – Mo' sì che t'acchiappo – urla faceto.
E' la scena principale, dove il protagonista, Pippo appunto, convinto della necessità di sfuggire alle smaniose mire di Chikako Sakura ( sakura in cinese vuol dire fiore di ciliegio), s'improvvisa investigatore e corridore (stupenda la successiva scena in cui il ragazzo straccia l'avversario costringendolo ad una resa nel giro di poche centinaia di metri, resi letterariamente fulgidi e velocizzati come una rappresentazione di Depero o di Osvaldo Peruzzi, l'ultimo rappresentante della vigorosa stagione futurista) per costringere Ottone Ginna, il suo amico, a ritrattare le accuse contro la stessa Sakura.
Barocco maestro anche del dialogo, compie un'ulteriore operazione: quella di bypassare il senso frustrante dell'incomunicabilità con un uso spregiudicato delle conversazioni, come a voler presagire, per il futuro, una soluzione all'impoverimento del linguaggio e quindi della sua capacità estroversiva.
Setòla è fiaba, dramma, azione, avventura, giallo, cronaca, realismo, postrealismo, futurismo, futuro. Per nulla 'esimo' nella sua sostanza incandescente. Tutt'altro.
Alessandro va alla scuola
Si porta il canestrello
Pieno pieno di pizzutello
La maestra gli fa la festa
E lo butta dalla finestra.
La filastrocca principia ogni capitoletto (nove per la precisione e l'autore ci tiene a precisarlo dal momento che, essendo cultore delle scienze esoteriche, sa benissimo che il numero nove indica individui dotati di grande magnetismo, con ottime capacità mentali) e sviluppa una trama dal vago sentore post-neorealista (e con uno stile magmatico, tanto che un giornalista di settore, in preda a facezie, ha già sentenziato che il Barocco ha uno stile monumentale, mentre il Baricco ha uno stile minimintile).
'Affetto' da una coerenza letteraria invidiabile (in una recente intervista l'autore ha definito materia scatologica – ća va sans dire – la narrativa contemporanea, nella sua deriva minimalista e pasticciona, nella misura colma di un imprinting merceologico e arruffone), Barocco prosegue il suo personale percorso riappropriandosi di quegli stessi strumenti che avevano fatto di Castelli di scabbia, il suo precedente libro, un must del nuovo romanzo italiano.
Qualsiasi passo può essere indicativo della ricchezza linguistica dell'operazione, summa lontana dalle sperimentazioni gaddiane, anche se paradossalmente adiacente, ma traboccante di materia lavica viva.
E Pippo ignora, e nella sua esemplificatica e verginale ignoranza, crassa quanto si pare ma pure impalpabile nella sua leggerezza a volo di cinciallegra, che quando passa sogghigna tutta la città che non dorme, perché all'erta e mai deserta; si crede bello, come un ganimede, per le vie bipede inseguito da predatori bramosi. – Mo' sì che t'acchiappo – urla faceto.
E' la scena principale, dove il protagonista, Pippo appunto, convinto della necessità di sfuggire alle smaniose mire di Chikako Sakura ( sakura in cinese vuol dire fiore di ciliegio), s'improvvisa investigatore e corridore (stupenda la successiva scena in cui il ragazzo straccia l'avversario costringendolo ad una resa nel giro di poche centinaia di metri, resi letterariamente fulgidi e velocizzati come una rappresentazione di Depero o di Osvaldo Peruzzi, l'ultimo rappresentante della vigorosa stagione futurista) per costringere Ottone Ginna, il suo amico, a ritrattare le accuse contro la stessa Sakura.
Barocco maestro anche del dialogo, compie un'ulteriore operazione: quella di bypassare il senso frustrante dell'incomunicabilità con un uso spregiudicato delle conversazioni, come a voler presagire, per il futuro, una soluzione all'impoverimento del linguaggio e quindi della sua capacità estroversiva.
Setòla è fiaba, dramma, azione, avventura, giallo, cronaca, realismo, postrealismo, futurismo, futuro. Per nulla 'esimo' nella sua sostanza incandescente. Tutt'altro.
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