RECENSIONI
W.G. Sebald
Tessiture di sogno
Adelphi, Traduzione di Ada Vigliani, Pag. 243 Euro 19.00
Innanzi tutto il titolo. Bellissimo, ma non è dell’autore. Nel senso che il testo in questione esce dopo l’incidente automobilistico che ha sorpreso Sebald il 14 dicembre del 2001.
Perdita dolorosissima che ha privato il mondo letterario, e non solo, di una delle figure più concrete e formidabili di tutto il panorama narrativo.
Cos’è allora, dunque, questo Tessiture di sogno? Ce lo dice Sven Meyer, l’editorialista, nelle poche righe che seguono il libro. La prima parte presenta una serie di accadimenti e di profili che hanno come protagonista la Corsica. Negli anni precedenti Sebald aveva confessato di voler dedicare una sua opera alla Corsica (e molto probabilmente sarebbe stato il volume che avrebbe mandato in stampa se fosse vissuto), ma evidentemente il destino non era dalla sua parte. I 4 pezzi, ed esatttamente Breve escursione ad Ajaccio, Campo santo, Le Alpi nel mare (un pomeriggio in cui era seduto accanto alla finestra della sua camera d’albergo) e La cour de l’ancienne école, sono una rapida rappresentazione di come Sebald illuminasse, con i suoi discorsi ma anche con i suoi oggetti, i suoi trascorsi e i suoi viaggi. Autonomamente precisi, se ci si può passare i termini.
La seconda parte, invece rappresenta invece il passato e quello che avrebbe potuto essere il futuro, come per esempio Un tentativo di restituzione che è un discorso sull’inaugurazione della Casa della letteratura di Stoccarda.
Sebald, scrittore, ma soprattutto critico, spesso è stato definito ‘un viaggiatore del tempo’. Definizione esatta se però quel ‘tempo’ lo si riconducesse anche al presente, pur se distante nel ‘tempo’. Come ad esempio quando parla della necessità del popolo tedesco di riconsiderare il passato, il passato della distruzione, e di come uno scrittore come Jean Amery, autore de L’intellettuale ad Auschwitz, lui che fu un deportato, abbia affrontato il suo presente ed il suo modo di essere sopravvissuto rispetto a milioni di altri.
Sebald parla anche d’altro. Di Kafka e del suo modo cinematografico di vedere le cose. Della straordinaria narrativa di Bruce Chatwin e del suo essere viandante inarrestabile e di molte altre cose ancora.
Ma basta il suo appartenere alla terra, dovunque essa sia stata, a farcelo amare e a maledire il giorno in cui qualcuno o qualcosa ce lo hanno portato via.
di Alfredo Ronci
Perdita dolorosissima che ha privato il mondo letterario, e non solo, di una delle figure più concrete e formidabili di tutto il panorama narrativo.
Cos’è allora, dunque, questo Tessiture di sogno? Ce lo dice Sven Meyer, l’editorialista, nelle poche righe che seguono il libro. La prima parte presenta una serie di accadimenti e di profili che hanno come protagonista la Corsica. Negli anni precedenti Sebald aveva confessato di voler dedicare una sua opera alla Corsica (e molto probabilmente sarebbe stato il volume che avrebbe mandato in stampa se fosse vissuto), ma evidentemente il destino non era dalla sua parte. I 4 pezzi, ed esatttamente Breve escursione ad Ajaccio, Campo santo, Le Alpi nel mare (un pomeriggio in cui era seduto accanto alla finestra della sua camera d’albergo) e La cour de l’ancienne école, sono una rapida rappresentazione di come Sebald illuminasse, con i suoi discorsi ma anche con i suoi oggetti, i suoi trascorsi e i suoi viaggi. Autonomamente precisi, se ci si può passare i termini.
La seconda parte, invece rappresenta invece il passato e quello che avrebbe potuto essere il futuro, come per esempio Un tentativo di restituzione che è un discorso sull’inaugurazione della Casa della letteratura di Stoccarda.
Sebald, scrittore, ma soprattutto critico, spesso è stato definito ‘un viaggiatore del tempo’. Definizione esatta se però quel ‘tempo’ lo si riconducesse anche al presente, pur se distante nel ‘tempo’. Come ad esempio quando parla della necessità del popolo tedesco di riconsiderare il passato, il passato della distruzione, e di come uno scrittore come Jean Amery, autore de L’intellettuale ad Auschwitz, lui che fu un deportato, abbia affrontato il suo presente ed il suo modo di essere sopravvissuto rispetto a milioni di altri.
Sebald parla anche d’altro. Di Kafka e del suo modo cinematografico di vedere le cose. Della straordinaria narrativa di Bruce Chatwin e del suo essere viandante inarrestabile e di molte altre cose ancora.
Ma basta il suo appartenere alla terra, dovunque essa sia stata, a farcelo amare e a maledire il giorno in cui qualcuno o qualcosa ce lo hanno portato via.
di Alfredo Ronci
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