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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Stefano Morleschi

Treni pendolari

Mobydick, Pag. 104 Euro 11,00
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Così come esistono gli esercizi di stile, esistono esercizi di pensiero, e Morleschi li pratica felicemente, anche se in modo sommesso. Ne scaturisce una serie di brevi racconti ambientati a Parigi e spesso coloriti da un tocco bohèmien.

Passando per la rue du Palais ero salito da Mami Wang, una simpatica sciattona che si dava arie da pittrice, tanto per dare un'occhiata, ma c'era solo la sua amica, con una gran massa nera di capelli e magra come un chiodo, che si stava cuocendo un uovo. C'erano fogli di giornale sparsi dappertutto e un forte odore di trementina.('La fantasia')

Come in un curioso esperimento, i dati percepiti si mescolano con quelli interiori, così che pensieri e sensazioni intime si trovano in stretto contatto con oggetti materiali, producendo l'impressione che siano fatti della stessa sostanza. Elementi diversi si congiungono in effimeri legami dovuti alla semplice contiguità. E' quello che in fin dei conti succede in ogni momento della nostra vita, solo che noi tendiamo a rimettere ordine distribuendo gli eventi in schemi razionali e trascurando i piccoli elementi "superflui", senza renderci conto che essi lasciano una traccia, come una persistente immagine eidetica, che modifica irreversibilmente la scena. Al contrario Morleschi recupera minuziosamente questi dettagli ed evidenza l'aspetto inquietante, o anche solo curioso, del loro intrecciarsi con la realtà.

Quella mattina, al mio ritorno in albergo, la colonna di formiche si allungava in un'interminabile

"I"

un segno in bilico – proprio come mi sentivo io, in quel momento – e talmente desolante che quando terminai di scorrerla con lo sguardo, disteso sul letto, mi ero già rifugiato nel sonno (...) Il tempo cambiava e la lunghissima "I" sulle piastrelle del lavabo si andava stemperando in una

"L"

di vaga apertura alla speranza. Scivolando idealmente lungo la gamba più corta di quella lettera ambigua lasciai l'albergo, senza una meta precisa
.('Il ladro di astici')

A volte attraverso un gioco di sfumature si opera un passaggio fra dimensioni diverse: può trattarsi di un rispecchiamento fra sogno e realtà ('Tutti i gusti'), o di un impressionante contatto fra il personaggio di un filmato e lo spettatore che lo guarda (Gelati), o la vista di una semplice foto che cambia la vita ('Il gatto arlecchino').

La luce, l'aria, le condizioni atmosferiche sono ovunque presenti e, anzi, per qualche strana alchimia, compartecipi delle storie, a volte quasi protagonisti. Come nel racconto '15/8', dove l'afa di una giornata d'agosto è resa in modo palpabile.

La luce silenziosa che pioveva da fuori poteva essere infatti quella di un oceano sconfinato o il bagliore riflesso di un'esplosione nucleare.

Si indovinava in quel chiarore l'eco di un gigantesco boato; era l'intasamento del traffico sul litorale, poi il clamore rarefatto dei bagnanti sulle spiagge, i richiami dei bambini.

Più spesso è di scena la pioggia, che stabilisce il ritmo delle emozioni e degli incontri.

Quel giorno pioveva a dirotto e tutto gocciolava. Ero andato a ritirare dei pantaloni alla lavanderia del Centro Commerciale e perfino là dovevo stare attento a difendermi dagli spruzzi.

Ombrelli, impermeabili, maniche gocciolanti.

Mentre attendevo il mio turno al bancone una vera raffica di pioggia mi investì improvvisamente.

-Mi scusi!
('Inopinatamente').

I racconti hanno in generale un tono autobiografico, e spesso personaggi ed ambienti si ripetono creando un senso di continuità che fa pensare a un album di ricordi. Potrebbe essere un diario, ma lo si può anche considerare un manuale per un approccio non convenzionale alla quotidianità.



di Giovanna Repetto


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