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Stefano Torossi

Un miliardo di creduloni

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Creduloni, per essere buoni e non chiamarli criminali. Avranno anche una delle più antiche civiltà del mondo, ma su certi argomenti sono proprio indietro.
Parliamo dei cinesi e delle loro fissazioni mediche e alimentari. Che mettono a rischio un numero esagerato di povere bestie le quali, proprio per colpa loro, hanno ormai una zampa nella fossa.
E sono i poveri rinoceronti, quasi sterminati, il cui corno tritato i creduloni criminali credono che faccia passare la febbre e le convulsioni. E che sia afrodisiaco. In realtà è solo normale cheratina: come dire che mangiarsi le unghie farebbe bene alla salute (pardon, alla virilità).
E sono i poveri orsi, tenuti per anni in gabbie dove non possono neanche alzarsi in piedi, con infilata nella pancia una cannula aperta in permanenza per raccogliere la bile, che i criminali creduloni credono faccia passare la congiuntivite e l’epatite. E in più, alla fine, gli tagliano i piedi e se li mangiano in guazzetto contro l’artrite e l’impotenza.
E sono i poveri pescicani, a cui i pescatori tagliano le pinne e poi li ributtano in acqua dove affogano perché non possono più nuotare dritti, perché ai superstiziosi gastronomi creduloni piace la zuppa con cui credono di curare il cancro e recuperare la virilità.
E sono le povere tigri, le cui ossa tritate servono contro le infiammazioni e l’osteoporosi, e il cui pene seccato, fritto e sgranocchiato i creduloni cretini credono che aumenti la virilità.
E giù con scorpacciate di testicoli di capra, peni di alce, scroti di non si sa chi altro. Insomma la tradizionale superstizione per cui se mangi qualcosa o qualcuno, incorpori le sue qualità.
Una teoria davvero moderna, non c’è che dire.
Insomma, la infiacchita virilità dei cinesi maschi è da sempre un pericolo letteralmente mortale per un sacco di animaletti e animaloni che, senza le smanie di questi incivili, se ne starebbero tranquilli per conto loro e non darebbero fastidio a nessuno.

Ultime notizie: La Repubblica, lunedì 16. Un articolo allarmatissimo denuncia che al mondo rimangono solo 30 focene della California. E per colpa di chi? Dei creduloni di cui sopra.
Non perché gli piacciano i filetti di focena. No, la faccenda è un po’ più complicata. Ai cinesi piace la vescica natatoria essiccata dei totoaba, pesci che vivono nello stesso mare delle focene, per loro sfortuna (delle focene).
Li pescano con reti di profondità in cui, oltre a loro, anche le focene rimangono impigliate e affogano: mammiferi della famiglia dei delfini, ogni tanto devono risalire per respirare.
Questa famosa vescica natatoria dei totoaba, indovinate perche sul mercato clandestino vale più dell’avorio e del corno di rinoceronte?
Ma naturalmente perché è afrodisiaca.
Per fortuna (sempre delle focene) qui siamo in America dove spesso c’è qualcuno che apre il portafoglio e le imprese umanitarie vanno a buon fine. Stavolta perfino Leonardo Di Caprio ci si è messo e ha tirato fuori un bel po’ di dollari.
Hanno organizzato una grande battuta (con la collaborazione di quattro delfini addestrati), per radunare le poverette in via di estinzione e portarle in una zona sicura. Con tutti i dubbi sulla riuscita del raduno e sulla capacità di questi poveri animali di sopravvivere a una prigione, anche se dorata, in cui li rinchiuderanno per salvarli.  
Però almeno ci provano. E agli altri che ancora sguazzano nel loro medioevo di cucina e medicina mescolate con magia e superstizione, che possiamo dire?
Niente, sono un miliardo: è meglio stare attenti a come si parla.



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