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Il Paradiso degli Orchi
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Cinema e Musica

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Alfredo Ronci

Fascino e abbiocco: 'Tassili' dei Tinariwen.

Il discorso sulla world music è sempre uno: quanto di quello che apprezziamo è dipeso dalle contaminazioni a cui abbiamo assistito e abbiamo ascoltato in questi anni, e quanto da una nostra personale propensione a cercare musiche 'altre'?
Mi chiedo: se non ci fossero stati Eno e Byrne che con My life in the bush of ghosts hanno aperto un sentiero fino ad allora inesplorato e Peter Gabriel con la sua etichetta terzomondista

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Stefano Torossi

La Musica Contemporanea

18 novembre, concerto di apertura del Festival di Nuova Consonanza. E' il quarantottesimo. Una bella grinta da parte loro, e gratitudine da parte nostra perché è quasi mezzo secolo che ci portano cose nuove da ascoltare.
In programma tre composizioni per quartetto d'archi: Cage, Fedele, Reich. Quartetto Prometeo, eccellente. Interessanti le musiche, ma qui, come spesso con la Musica Contemporanea viene fuori il problema. Oltre a interessare, può un brano di MC piacere?

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Adriano Angelini Sut

Si parte con un EP, e le premesse ci sono tutte per i britannici Atticus Anthem.

Non c'è niente di meglio, per partire come band, di un EP. Quattro brani. Poche aspettative. Ma soprattutto un grandissimo singolo. "Southside". Uno degli intro di chitarra più struggenti degli ultimi tempi. Il singolo, a mio avviso, più bello di questi anni. (http://www.youtube.com/watch?v=g4qwxRktZos). Una ballata rock malinconica, un brano in crescendo che ricorda da vicinissimo i primissimi U2, misti ai Nickelback ma meno ragazzinari. Atmosfere pop rock anni'80, evocative, paesaggistiche.

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Alfredo Ronci

Si spazia, chissà se è la cosa migliore: 'Impossible spaces' di Sandro Perri.

Ho sempre avuto grande rispetto per Sandro Perri, il musicista italo-canadese (di Toronto per la precisione), non tanto per l'opera che lo fece conoscere Plays Polmo Polmo, quanto per il successivo Tiny mirrors, un'operina di gusto dove oltre ad una non scontata uniformità musicale risaltava in pieno l'impronta vocale dell'autore, una sorta di John Martyn improvvisamente risuscitato.

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Alfredo Ronci

Gallina vecchia e operosa fa buon brodo: 'Beyond the Sun' di Chris Isaak.

Certo dare del vecchio a quello che per almeno due decenni è stato un sex symbol testimonia quanto ormai siamo 'anziani' pure noi. Ma Chris Isaak crediamo non s'offenderà di questo, perché in realtà l'appunto serve a qualificarlo vieppiù, dato che sull'operosità nulla si ha da eccepire: pensiamo che dopo un lungo intervallo di sette anni, in poco meno di due ha partorito un disco di inediti (bello) Mr Lucky, un album dal vivo (rigorosamente da noi presentato) Live at the Fillmore ed ora questo doppio cd di canzoni anni cinquanta Beyond the Sun.

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Alfredo Ronci

Verboso, ma affascinante come pochi: 'Gentle spirit' di Jonathan Wilson.

Verboso perché ha realizzato un album di quasi ottanta minuti con tredici canzoni (una volta con materiali del genere si faceva un doppio se non addirittura un triplo) e poi perché quando gli piglia la mano difficilmente la lascia andare, ma affascinante come pochi e probabilmente, per il sottoscritto, il musicista americano ha realizzato il disco più bello dell'anno.
Ma Jonathan Wilson avrebbe bisogno di uno psicanalista: perché fare i conti così spudoratamente con la musica degli anni settanta nasconde qualche problematico transfer.

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Adriano Angelini Sut

Non ci sono quasi più i vecchi Jane's Addiction, ma il nuovo lavoro non è da buttare.

I critici musicali sono noiosi come un disco vecchio, uno di quei bei vinili che s'inceppava e rimaneva per minuti, ore se non lo toglievi da sotto una puntina graffiante, sulla stessa nota. Uscito il nuovo, finalmente, quarto album in studio della band di Perry Farrel, The Great Escape Artist, tutti si aspettavano Nothing's Shocking o Ritual de lo habitual (bestemmia!). Ma non era possibile. Lo sapevamo tutti. Quelli sono capolavori immortali che rimarranno negli annali del rock al pari dei grandi dischi della storia.

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Stefano Torossi

Volemose bbene. Festival della canzone romana.

Siamo entrati preparati a due ore di supplizio parrocchiale, e ne siamo usciti soddisfatti perché invece abbiamo visto uno spettacolo forse anche bello, professionale di sicuro.
Siamo snob? Magari no, però se c'è una cosa che detestiamo è quella pappa di volemose bbene, di Roma mia, di cuppolone, Tevere, e ciumachelle, di Belli e di Trilussa che sempre accompagna qualsiasi manifestazione dialettale romanesca, poesia, musica, teatro (intendiamoci, la Madunina, la gondoleta, 'o Vesuvio ci fanno lo stesso effetto ammorbante).

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Alfredo Ronci

'The dark side of the moon': il giocattolone dei bambini psichedelici.

Probabilmente mi attirerò le ire dei nostalgici e dei bamboccioni, ma il superdisco degli amati Pink Floyd mi è sempre stato un po' sulle palle. Ora che l'hanno nuovamente ristampato utilizzando le sempre più sofisticate tecniche di riproduzione (il nuovo vinile ha ormai una grammatura che resisterebbe anche ad un pestaggio) necessita di un chiarimento.
La storia musicale ce lo ha raccontato in tutte le salse: l'abbandono di Barrett, le sperimentazioni dei 'rimasti' durante le esibizioni live,

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Alfredo Ronci

Altro centro: 'Decadancing' di Ivano Fossati.

L'unico appunto al disco è il titolo. Avrebbe dovuto risparmiarcelo (chissà se Ivano è a conoscenza del singolo 'La decadanse' di Serge Gainsbourg cantato dalla 'musa' Jane Birkin: crediamo di sì, perché ce ne da una mezza conferma per come pronuncia la parola nel pezzo d'apertura. Ma lì si parlava di scambi di coppie, qui di speranze vane e di tempi duri, come avrebbe detto Dylan).
Il resto è pura beatitudine.
Ma il disco si nutre di un paradosso di fondo: stando a quanto dice lo stesso musicista, l'opera, contrariamente al solito, è nata e si è sviluppata in poco tempo,

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